Sgarbi, si chiude il processo per il quadro di Manetti

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Si chiude con assoluzione per insufficienza di prove il processo a carico del critico d’arte Vittorio Sgarbi, accusato di riciclaggio di opere d’arte nel caso relativo il quadro La cattura di San Pietro (1637-1639) del maestro seicentesco senese

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Si chiude con assoluzione per insufficienza di prove il processo a carico del critico d’arte Vittorio Sgarbi, accusato di riciclaggio di opere d’arte nel caso relativo il quadro La cattura di San Pietro (1637-1639) del maestro seicentesco senese Rutilio Manetti

Il furto del quadro di Margherita Buzio

L’inchiesta era inizialmente partita davanti alla procura di Macerata (essendo Sgarbi domiciliato a San Severino Marche), ma nasceva in realtà al Castello di Buriasco, in provincia di Torino. Nel 2013 infatti, Margherita Buzio, proprietaria del castello e di La cattura di San Pietro di Manetti, denunciò il furto del quadro ai carabinieri della zona. I ladri ritagliarono la tela dalla cornice, lasciando un lembo di tela attaccato al riquadro originale. La Buzio riferì inoltre che, poche settimane prima che il quadro venisse rubato, l’ex autista ed amico di Sgarbi Paolo Boccedi aveva cercato di acquistare il dipinto senza successo. 

Il quadro di Sgarbi esposto a Lucca

Andando avanti di qualche anno, sappiamo che nel 2021 la città di Lucca ospitò la mostra I pittori della luce da Caravaggio a Paolini, dove venne esposta La cattura di San Pietro di Manetti, qui di proprietà di Vittorio Sgarbi (che fu al tempo anche curatore della mostra). Il politicò spiegò di aver trovato il dipinto a Villa Maidalchina, acquistata nel 2000 dalla Fondazione Cavallini Sgarbi a Viterbo. Il quadro sarebbe quindi diverso rispetto a quello rubato nel Castello di Buriasco. 

La tesi dell’accusa nel processo a Sgarbi: l’aggiunta della fiammella

La tesi dell’accusa – basata sull’inchiesta giornalistica condotta a quattro mani da Il Fatto Quotidiano e da Report – aveva fatto spostare la controversia a Reggio Emilia grazie alle dichiarazioni di Lino Frongia. Il pittore reggiano aveva infatti dichiarato, sia agli investigatori che ai giornalisti, di aver aggiunto una fiammella nella parte in alto a sinistra del dipinto posseduto da Sgarbi.

L’aggiunta della fiammella è stata per l’accusa un elemento importante, non essendo infatti presente sul dipinto di proprietà di Margherita Buzio. La fiammella era presente anche sulla riproduzione del quadro appartenente a Sgarbi, effettivamente esposta alla mostra organizzata nel 2021 a Lucca (dove quindi il quadro originale non fu mai ospitato). La procura reggiana, guidata da Gaetano Calogero Paci, aveva dunque richiesto la condanna di Sgarbi a quaranta mesi di reclusione.

La ricostruzione della difesa e la decisione del giudice

Il giudice non ha però accolto la ricostruzione dell’accusa, assolvendo il critico d’arte per assenza di prove. Sulla decisione finale potrebbe aver influito anche la rinuncia a costituirsi parte offesa di Margherita Buzio. Il suo avvocato, Giovanni Fontana, ha infatti dichiarato che la cliente è anziana e malata, non sentendosi dunque in grado di continuare a seguire il caso giudiziario. La difesa di Sgarbi aveva inoltre aperto una breccia sul tema della titolarità del quadro, sostenendo che la Buzio poteva non essere l’unica proprietaria del quadro di Manetti.

Il marito della donna aveva infatti lasciato l’intera eredità (tra cui La cattura di San Pietro) al figlio, dichiarato però successivamente inabilitato. La gestione dell’eredità era quindi passata nelle mani dello zio, per poi finire amministrata da un tutore nominato dal tribunale. La procura aveva ribadito però che alla moglie del signor Chiosso, ovvero Margherita Buzio, sarebbe spettata comunque la legittima, rendendo la tesi della difesa irrilevante. Altro fattore importante è stato il passaggio del fascicolo dalla procura di Macerata a quello di Reggio Emilia, a causa del quale è “scaduto” il tempo delle indagini. La procura reggiana non ha dunque potuto approfondire il caso o svolgere ulteriori accertamenti.

Un risarcimento per Vittorio Sgarbi?

Gli avvocati di Sgarbi, Alfonso Furgiuele e Giampaolo Cicconi, hanno parlato di una “macchina del fango attivata con strumenti mediatici” che avrebbe causato dei danni morali e materiali a Vittorio Sgarbi. Hanno inoltre sottolineato come il critico d’arte sia stato assolto perché il fatto non costituisce reato anche dell’imputazione residua, oltre ad esserci stata l’archiviazione per i due reati originariamente contestati già all’esito delle indagini preliminari. 

Domande frequenti su Sgarbi, si chiude il processo per il quadro di Manetti

Per quale reato era accusato Vittorio Sgarbi nel processo relativo al quadro di Rutilio Manetti?

Vittorio Sgarbi era accusato di riciclaggio di opere d'arte. L'accusa riguardava il quadro 'La cattura di San Pietro' del maestro seicentesco Rutilio Manetti.

Qual è stato l'esito del processo a carico di Vittorio Sgarbi?

Il processo si è concluso con l'assoluzione di Vittorio Sgarbi. La decisione è stata presa per insufficienza di prove a suo carico.

Da dove è partita l'inchiesta che ha coinvolto Vittorio Sgarbi?

L'inchiesta è inizialmente partita davanti alla procura di Macerata, dato il domicilio di Sgarbi a San Severino Marche. Tuttavia, le sue origini risalgono al Castello di Buriasco, in provincia di Torino.

Qual era la tesi dell'accusa nel processo a Sgarbi riguardo al quadro?

La tesi dell'accusa si concentrava sull'aggiunta di una 'fiammella' al quadro. Questo elemento era centrale per sostenere l'ipotesi di riciclaggio di opere d'arte.

Il quadro di Rutilio Manetti è stato esposto in qualche luogo specifico menzionato nell'articolo?

Sì, l'articolo menziona che il quadro di Sgarbi è stato esposto a Lucca. Questo dettaglio è presente tra le intestazioni dell'articolo.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alice Trioschi

Esperta d’arte e del suo mercato, Alice ha lavorato nell’ufficio stampa di Christie’s a Londra, occupandosi della relazioni interne ed esterne con i giornalisti. Dopo aver collaborato con Camera Arbitrale per la risoluzione di conflitti d’arte e beni culturali, oggi lavora per Fondazione Human Technopole occupandosi degli aspetti legali riguardanti il mondo della ricerca scientifica.

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