Serie A, i fondi tornano alla carica. Due scenari per i diritti tv

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La Serie A si appresta a vendere ai migliori offerenti i suoi diritti tv. A Lazard il compito di valutare le manifestazioni di interesse da parte dei fondi di investimento. “Cartellino rosso” della Bundesliga al private equity

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A Lazard spetta il compito di valutare le manifestazioni di interesse da parte dei fondi di investimento, che potrebbero catturare una fetta compresa tra il 10 e il 20% dei diritti del campionato in cambio di un’iniezione multimiliardaria

I club italiani hanno dimostrato a più riprese la loro riluttanza a cedere la proprietà dei diritti mediatici della massima serie. Basti pensare al tentativo di Cvc, che ha visto eclissare un accordo con la Serie A da 1,6 miliardi di euro nel 2021

Private equity (di nuovo) in manovra sul calcio italiano. Dopo aver scelto Lazard come advisor nel corso dell’assemblea dei club di fine maggio, la Serie A si appresta a vendere ai migliori offerenti i suoi diritti tv. Alla banca d’affari americana spetta il compito di valutare le manifestazioni di interesse da parte dei fondi di investimento che, stando a quanto risulta al Financial Times, potrebbero catturare una fetta compresa tra il 10 e il 20% dei diritti del campionato in cambio di un’iniezione multimiliardaria. Ma i colloqui andranno avanti solo se i club non riusciranno a trovare un accordo con colossi del broadcasting come Sky e Dazn.

Due persone vicine alle trattative hanno dichiarato al quotidiano economico-finanziario britannico che la Serie A starebbe negoziando con le emittenti un contratto quinquennale per i diritti tv post-2024. Le risposte del mercato dovranno pervenire entro il 14 giugno; ci si attende offerte inferiori all’obiettivo richiesto dai club, che potrebbero trascinare le trattative fino a luglio. “È ancora presto, ma speriamo di trovare un accordo con le emittenti”, ha dichiarato il proprietario di uno dei club coinvolti al Financial Times. “In tal caso, non avremo bisogno di ulteriori fondi”. Le società calcistiche italiane hanno dimostrato a più riprese la loro riluttanza a cedere la proprietà dei diritti mediatici della massima serie. Basti pensare al tentativo di Cvc, fondo di investimento britannico che aveva visto eclissare un accordo con la Serie A da 1,6 miliardi di euro dopo il dietrofront di sette club (Juventus, Inter, Lazio, Napoli, Atalanta, Fiorentina e Verona) nel 2021. L’offerta iniziale, lanciata da Cvc a fine 2020, prevedeva anche la costruzione e manutenzione degli stadi italiani attraverso un nuovo fondo per le infrastrutture.

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Bundesliga: stop ai fondi di private equity

Intanto, alla fine dello scorso mese la Bundesliga ha respinto un’offerta per la vendita di una quota dei suoi diritti mediatici e commerciali a una cordata di operatori di private equity. Come dichiarato da Hans-Joachim Watzke, ceo del Borussia Dortmund e capo del consiglio di vigilanza della Deutsche Fußball Liga (o Dfl, l’organo che gestisce i più importanti campionati per club tedeschi), la proposta non ha ottenuto la maggioranza dei due terzi richiesta, facendo deragliare il secondo tentativo dei fondi di mettere le mani sulla massima serie; un’operazione simile si era infatti arenata alla fine dello scorso anno, quando otto società di private equity avevano iniziato a intavolare trattative con la lega. In lizza per l’acquisto di una quota del 12,5% dei diritti mediatici della Bundesliga, oltre a Blackstone e Advent International, c’era proprio Cvc. Diverso il caso della Ligue 1 francese e della Liga spagnola, che hanno già venduto una percentuale dei loro diritti mediatici a Cvc dopo che la crisi pandemica aveva eroso le loro entrate. Anche l’accordo con la Liga aveva incontrato le resistenze di alcuni club, tra cui Barcellona e Real Madrid.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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