Tfr si rivaluta dell’1,95% nel 2023: fondi pensione tornano a vincere

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I fondi pensione di categoria hanno approfittato del recupero dei mercati, mentre il calo dell’inflazione ha penalizzato la rivalutazione del Tfr

Indice

Per ricavare il rendimento del Tfr è sufficiente ridurre il tasso Foi del 75% e aggiungere una quota fissa di rendimento dell’1,5%

Nel 2022 il rendimento del Tfr era stato decisamente più sostanzioso, appena al di sotto del 10%

Il confronto fra la rivalutazione del Tfr e i rendimenti dei fondi pensione si ribalta rispetto al 2022. Il forte calo dell’inflazione osservato in Italia e il recupero dei mercati azionari e obbligazionari dello scorso anno pongono le basi per una “vittoria” dei fondi pensione sul Tfr. 

Quanto ha reso il Tfr nel 2023

Il rendimento del Tfr viene calcolato sulla base dell’inflazione Foi, l’indice Istat che misura il costo della vita per le famiglie di operai e impiegati. Secondo i dati definitivi Istat relativi al mese di dicembre, quelli di riferimento per la rivalutazione, il tasso di crescita dell’indice Foi è stato dello 0,6%

Per ricavare il rendimento del Tfr è sufficiente ridurre il tasso Foi del 75% e aggiungere una quota fissa di rendimento dell’1,5%. Sulla base dell’indice Istat di dicembre, il Tfr ha reso l’1,95% nel 2023.

L’obiettivo di questo trattamento è garantire la protezione del capitale e mettere al riparo da buona parte dall’aumento del costo della vita. 

Nel 2022 il rendimento del Tfr era stato decisamente più sostanzioso, appena al di sotto del 10%,  per via di un’inflazione in forte crescita: considerando la debacle dei mercati dello scorso anno, era apparso come uno dei pochi “investimenti” che hanno retto l’urto. 

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Fondi pensione contro Tfr nel 2023, un primo confronto

In attesa di dati aggregati completi sui rendimenti dei fondi pensione, è possibile fare alcuni confronti sulla base di alcune gestioni dei fondi di previdenza complementare di categoria che hanno già pubblicato le informazioni aggiornate al dicembre 2023.

La linea a capitale garantito del Fondo Perseo Sirio della Pubblica amministrazione, “strutturata con l’obiettivo di fornire un rendimento almeno in linea con la rivalutazione del Tfr”, ha reso il 3,06% nel 2023, nettamente di più rispetto all’1,95% messo a segno dal Tfr. Il comparto “bilanciato” dello stesso fondo Perseo Sirio, i cui dati si fermano, però, al novembre 2023 aveva reso il 2,35% nei primi undici mesi dell’anno scorso (in questo caso la gestione è a capitale non garantito, con una suddivisione 70/30 fra bond e azioni).   

Fonchim, altro fondo pensione di categoria fra i più rilevanti per patrimoni gestiti, ha reso il 3,2% nel 2023 per la sua gestione garantita, comparabile al Tfr per profilo di rischio. La gestione bilanciata (“stabilità”), invece, ha portato a casa il 7,23%, mentre la gestione “crescita” (40/60 fra bond e azioni) ha reso il 10,6%. In tutti e tre i casi, dunque, il Tfr risulta “battuto”. 

Come detto, il confronto con i dati più ampi dei fondi pensione saranno pubblicati più avanti nel consueto riepilogo della Covip, l’ente di vigilanza sul settore. Ma appare già evidente che, nel 2023, i fondi pensione si sono presi una controrivincita sul Tfr – dopo un 2022 straordinariamente negativo. 

Un confronto che va fatto sulla lunga distanza

La scelta fra fondo pensione e Tfr, comunque, andrebbe valutata al di là dei rendimenti anno su anno – dal momento che l’orizzonte di risparmio pensionistico è tipicamente ampio. Sulla lunga distanza, i fondi pensione hanno realizzato rendimenti mediamente superiori al Tfr, che però presenta caratteristiche differenti (fra cui il rientro in possesso del capitale al termine del rapporto di lavoro). 

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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