Il private equity si fa sempre più democratico

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Un moderno ponte pedonale bianco con un design unico a forma di Y sovrasta un fiume, circondato da alberi verdi. Le persone camminano, vanno in bicicletta e si rilassano, proprio come gli investitori di private equity che cercano nuove prospettive da punti di osservazione elevati.

L’accesso al private equity diventa più semplice per gli investitori privati grazie al nuovo ELTIF di BlackRock disponibile su Scalable Capital

Indice

I numeri di AIFI per il 2025 dipingono un settore, quello del private equity, che mostra segnali di tenuta. E, in un contesto economico piuttosto complesso, continua a muoversi. Solo nel primo semestre dell’anno ha registrato un ammontare investito pari a 5.215 milioni di euro, con un +17% sullo stesso periodo dell’anno precedente. Mentre il numero delle operazioni totali si è attestato a 370 distribuito su 244 società (+24% sul 2024).

Segnali che confermano quanto questa asset class stia diventando sempre più rilevante per l’investitore europeo e, progressivamente, anche per quello italiano che fa ancora un po’ fatica ad aprirsi a questo segmento. Ma soprattutto quanto questa componente possa svolgere un ruolo cruciale in ottica di diversificazione di portafoglio.

Oggi, per la prima volta, l’investimento in private equity si fa più accessibile e più digitale.

ELTIF: la nuova frontiera dell’investimento in private equity

Perseguendo l’obiettivo di rendere gli investimenti più accessibili a tutti, Scalable Capital ha scelto di ampliare la propria offerta permettendo agli investitori privati – dai giovani che iniziano a investire piccole somme, fino a investitori più senior con capitali più maturi – di investire nelle aziende non quotate attraverso la propria piattaforma. Una possibilità che, fino ad oggi, era riservata quasi esclusivamente a investitori professionali e Family Office.

La soglia minima per accedere al BlackRock Private Equity Fund è pari a 10.000 euro, con la possibilità di impostare anche un piano di risparmio ricorrente. E, in più, di beneficiare dei vantaggi della struttura ELTIF (European Long Term Investments Fund) che offre, in primis, una maggior flessibilità. Ma anche un accesso a co-investimenti mirati e una selezione attenta delle società private a livello globale più interessanti in ottica di diversificazione in portafoglio, per settori, aree geografiche e orizzonte temporale.
Ma non è tutto, perché questo tipo di struttura permette di accedere in maniera più veloce agli investimenti, con la possibilità di richiedere il riscatto del capitale già dal secondo anno. E garantisce all’investitore un reinvestimento automatico di rendimenti e dividendi per massimizzare la crescita dei guadagni.

In più, il fondo non prevede nessun costo di ingresso o rimborso, solo un 2,50% annuo per una gestione attiva e una performance fee, quando il rendimento minore previsto viene superato.

Va comunque sottolineato che l’investimento in ELTIF per il Private Equity comporta rischi significativamente elevati e un impegno di lungo termine, non offrendo garanzie di liquidità rapida. Nonostante la soglia d’ingresso ridotta, l’asset class è complessa; si rende indispensabile consultare il prospetto informativo per valutare le caratteristiche strutturali, i rischi specifici di perdita del capitale e l’impatto dei costi totali, assicurando l’adeguatezza dell’investimento al proprio profilo.

Opportunità, rendimenti e diversificazione

Oggi l’allocazione della clientela wealth italiana nei mercati privati è ancora piuttosto bassa, rispetto alla media degli investitori europei. Una tendenza che, spesso, si lega alla difficoltà di liquidare l’investimento, ma anche alla complessità del monitoraggio di questo tipo di strategie.

Non a caso, gli ELTIF, di prima e di seconda generazione, rappresentano dei veri game changer in questo senso, perché permettono agli investitori privati di accedere più facilmente agli investimenti in private equity.

L’altra faccia della medaglia è, però, positiva, poiché si prospetta una crescita esponenziale dell’interesse nei confronti di questa asset class. Secondo Preqin, gli investimenti globali in private equity sono quasi quadruplicati tra il 2013 e il 2023, concifre che si attesteranno a 29.000 miliardi di dollari entro il 2030.

I driver di questa crescita sono diversi. Innanzitutto, il PE sta diventando sempre più un motore per la crescita dell’economia reale e uno strumento fondamentale per supportare le imprese. Oggi molte di queste chiedono capitali più stabili e di lungo periodo, soprattutto nelle fasi critiche della loro crescita. E stanno diventando sempre più consapevoli dell’importanza di poter contare su un fondo privato nei momenti più delicati della vita della loro impresa.

Un’altra ragione è legata alla possibilità di offrire all’investitore un ampio margine di diversificazione in portafoglio e rendimenti più alti. Secondo Capital IQ, l’88% delle aziende globali con un fatturato superiore a 100 milioni di dollari non è quotato (a marzo 2023). Un dato che conferma la facilità con cui i mercati privati oggi permettono di accedere a un universo investibile molto più ampio.

Mercati privati: dove cercare potenziale?

Ma quali saranno i trend che domineranno i prossimi anni, anche sui mercati privati?

Gli esperti identificano la transizione energetica, il cambiamento demografico, la crescente instabilità geopolitica con il ritorno di un vero e proprio “disordine” globale e, ovviamente, la rivoluzione digitale – con l’AI a fare da capofila – come i grandi protagonisti dei prossimi anni.

Scalable permette di investire in aziende private che operano in vari settori: dai beni alimentari e di consumo, alla sanità, fino ad arrivare alla tecnologia. Ad oggi è l’unica piattaforma digitale in Italia che consente di accedere, attraverso il fondo BlackRock, anche a società come OpenAI, il gigante tech di San Francisco, e cogliere tutte le opportunità offerte dall’intelligenza artificiale.

Così il private equity smette di essere un territorio per pochi e gli investimenti diventano più inclusivi. Pur restando un’asset class complessa, si conferma sempre più centrale per chi punta alla crescita di lungo periodo. E la digitalizzazione non fa che accelerarne l’evoluzione.  

di Paola Ragno

Giornalista pubblicista e Senior Content Editor di We Wealth, è laureata in Mediazione linguistica e interculturale presso l’Università degli Studi di Bari. In We Wealth cura lo sviluppo di prodotti multimediali e redazionali, per l’online e il cartaceo. Nel passato ha lavorato e collaborato anche con Class CNBC.

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