Private credit, Coller: così gli LP diventano più selettivi

3 MIN
Due uomini d'affari si stringono la mano sopra un grafico.

I riscatti dai fondi semi-liquidi americani accendono i riflettori sul private credit, ma gli investitori istituzionali non sembrano pronti a lasciare l’asset class: aumentano però selettività, cautela verso i nuovi gestori e attenzione alla liquidità

Indice

Il ritmo delle richieste di rimborso dai fondi di private credit americani continua a crescere: dopo i 7,7 miliardi richiesti nel primo trimestre, si è già saliti a quota 12 miliardi, ancor prima della chiusura del quarter. Che si tratti o meno di una vendita da panico non pienamente giustificata, i limited partner globali hanno già iniziato a riconsiderare le proprie intenzioni di investimento nei nuovi fondi di private credit, secondo quanto emerge dal nuovo rapporto Global Private Capital Barometer realizzato da Coller Capital.

Per il 72% degli investitori professionali in private market negli Usa, esporsi a nuovi fondi sarà meno interessante nei prossimi due anni, opinione condivisa dal 70% degli LP in Asia e dal 58% degli omologhi europei. Questa diffidenza va in una direzione opposta rispetto all’orientamento generale verso i private market: un terzo degli intervistati prevede di accelerare il ritmo degli impegni nei prossimi due anni, mentre il 57% si aspetta che resti invariato.

Dopo diversi anni di rapida espansione, il private credit potrebbe trovarsi davanti a una fase di consolidamento”, si legge nel rapporto. “Il capitale stava già iniziando a concentrarsi tra gli operatori esistenti e i nostri risultati indicano che questa tendenza potrebbe accelerare nei prossimi anni”.

E questo al netto del fatto che l’87% degli LP preveda di mantenere o aumentare le proprie allocazioni target al private credit. La fuga osservata tra gli investitori retail dai fondi semi-liquidi è quindi condivisa da una minoranza degli LP, ma per chi deve fare raccolta su nuovi prodotti la vita sarà più difficile. Una parte di questa riluttanza deriva dalla concentrazione “sulle relazioni esistenti con GP consolidati”. Tuttavia, pesa almeno in parte “un più ampio disagio rispetto alle potenziali perdite e ai rischi nei portafogli di private credit, di cui i media hanno dato conto negli ultimi mesi”.

Il 18% dei 108 investitori sondati da Coller ritiene che nel private credit esista un problema sistemico: una percentuale minoritaria, ma comunque rilevante se si considera la durezza della diagnosi. Il 29%, invece, è convinto che il rischio dell’asset class sia in linea con le aspettative, mentre poco più della metà vede solo rischi isolati superiori alle attese iniziali.

Nonostante le turbolenze osservate in America sui fondi semi-liquidi, fra gli LP resta molto forte l’idea che questo genere di veicolo più flessibile continuerà a crescere. Il 73% si aspetta che entro il 2035 la quota delle masse complessive dei mercati privati detenuta in fondi evergreen aumenterà, di cui un 36% che prevede un incremento significativo. Nonostante l’attuale crisi di fiducia su molti fondi evergreen di private credit, solo il 9% si aspetta un calo.

I fondi zombie

Le difficoltà nel liquidare i portafogli e arrivare alle exit hanno reso gli investitori particolarmente guardinghi anche rispetto al fenomeno dei cosiddetti fondi zombie, la cui vita viene prolungata dai general partner per massimizzare le commissioni di gestione. Il 54% degli investitori si aspetta che il numero di zombie fund nei propri portafogli aumenti nei prossimi due anni. Già nella precedente edizione della ricerca era emerso come quasi la metà degli investitori ritenesse di avere già almeno un fondo zombie in portafoglio.

Da qui una serie di contromisure per controbilanciare gli incentivi di un investimento che rischia di rendere meno del previsto: riduzione delle commissioni di gestione, modifica dei termini economici del fondo per favorire uscite tempestive, sostituzione del gestore. Solo un LP su dieci lascia che gli zombie fund facciano il proprio corso naturale.

“Mentre i periodi di detenzione nel private equity continuano ad allungarsi, la liquidità resta una priorità per molti GP”, si legge nel rapporto. Circa quattro investitori su dieci ritengono che i GP non stiano fornendo liquidità abbastanza presto.

“Anche se le condizioni di uscita dovessero migliorare, il 40% si aspetta che l’attività dei continuation vehicle continui ad aumentare, il 29% prevede che resti ai livelli attuali e poco meno di un terzo, il 31%, ritiene che diminuirà”.

Domande frequenti su Private credit, Coller: così gli LP diventano più selettivi

Qual è l'andamento delle richieste di rimborso dai fondi di private credit americani?

Le richieste di rimborso dai fondi di private credit americani sono in crescita. Dopo i 7,7 miliardi richiesti nel primo trimestre, si è già raggiunto un totale di 12 miliardi prima della chiusura del quarter.

Come stanno reagendo i limited partner globali agli attuali sviluppi nel private credit?

I limited partner globali stanno riconsiderando le proprie intenzioni di investimento nei nuovi fondi di private credit. Questa riconsiderazione emerge da un nuovo rapporto Global Private Capital Bar.

Qual è il volume totale delle richieste di rimborso nel primo trimestre per i fondi di private credit americani?

Nel primo trimestre, le richieste di rimborso dai fondi di private credit americani hanno raggiunto i 7,7 miliardi di dollari.

Cosa indica l'aumento delle richieste di rimborso nel settore del private credit?

L'aumento delle richieste di rimborso potrebbe indicare una potenziale vendita da panico, anche se non pienamente giustificata. Questo fenomeno sta portando i limited partner a rivalutare i propri investimenti.

Quale rapporto evidenzia la tendenza dei limited partner a diventare più selettivi nel private credit?

Il rapporto Global Private Capital Bar evidenzia come i limited partner globali stiano diventando più selettivi riguardo ai propri investimenti nei fondi di private credit.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

Non sai come far rendere di più la tua liquidità e accrescere il tuo patrimonio? Scrivici ed entra in contatto con l’advisor giusto per te!

Compila il form ed entra in contatto gratuitamente e senza impegno con l’advisor giusto per te grazie a YourAdvisor.