Private banking, masse record nel 2024. Dove virano i portafogli

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Andrea Ragaini

Registrata una crescita a doppia cifra, pari al 14,1% anno su anno, trainata dall’effetto mercato e dalla raccolta netta. I risultati nella nuova analisi dell’ufficio studi dell’Associazione italiana private banking

Indice

  • Il private banking italiano chiude il 2024 con masse in gestione record per 1.257 miliardi di euro (+14,1% anno su anno)
  • Continua la ricomposizione dei portafogli private verso l’amministrato, in crescita di 0,6 punti percentuali in termini di asset mix rispetto all’anno precedente

L’industria italiana del private banking archivia il 2024 con una crescita a doppia cifra. Le masse in gestione toccano la cifra record di 1.257 miliardi di euro, in aumento del 14,1% anno su anno e contro previsioni nell’ordine dei 1.242 miliardi. In valori assoluti, si tratta di 156 miliardi di euro in più, trainati dall’effetto mercato (+69 miliardi di euro, pari a +6,3%), dalla raccolta netta (+49 miliardi, +4,5%) e da cambiamenti organizzativi che hanno innescato un effetto positivo pari a +37 miliardi (+3,3%). Sono solo alcuni dei risultati dell’ultima analisi dell’ufficio studi dell’Associazione italiana private banking (Aipb), che fotografa il mercato servito dalle banche private tricolori, coprendo il 99% degli asset under management dei soci.

A contribuire all’incremento annuale delle masse sono stati tutti i trimestri: +6,3% nel primo, +2,2% nel secondo, +3,3% nel terzo e +1,7% nel quarto. “Un’industria che cresce sa intercettare i bisogni ed è in grado di fornire risposte adeguate: il private banking prosegue il suo trend di crescita grazie al connubio di questi elementi che poggiano su un modello di consulenza patrimoniale in grado di supportare i clienti nella pianificazione e nella protezione dei loro progetti di vita; consulenza professionale sempre più centrale, in un contesto di bassa natalità e di un’aspettativa di vita sempre più lunga e attiva”, osserva Andrea Ragaini, presidente di Aipb.

Secondo il numero uno dell’associazione, la fiducia degli investitori nel valore degli investimenti rappresenta “la leva per favorire la crescita della ricchezza private”, anche con un occhio a quello che definisce come il “dopo di noi”. L’industria del private banking, aggiunge, dovrà sostenere i clienti in questo cammino, indicando “la strada verso scelte filantropiche in grado di creare valore artistico e sociale per il Paese”.

Dove virano i portafogli private

Analizzando la composizione dei portafogli private, Aipb evidenzia una continua virata verso l’amministrato (+0,6 punti percentuali in termini di asset mix rispetto all’anno precedente). In crescita anche la componente gestita (+0,2 punti percentuali), mentre raccolta diretta e prodotti assicurativi evidenziano un calo anno su anno rispettivamente di 0,3 punti percentuali e 0,5 punti percentuali in termini di asset mix. Il trend positivo dei mercati finanziari sostiene soprattutto la raccolta gestita (+8,7%), mentre l’amministrato riporta la migliore performance di raccolta netta (+6,6%).

L’analisi trimestrale dell’asset mix restituisce una sostanziale stabilità. Focalizzandoci sul quarto trimestre, si evidenzia infatti una crescita guidata da raccolta diretta (+3,6%) e prodotti assicurativi (+3%). Il comparto gestito registra un incremento moderato dell’1,4%. L’amministrato, a sua volta in lieve aumento dello 0,3%, è l’unico invece a riportare un contributo negativo della raccolta netta (-0,7%).

Grafico a barre che rappresenta i dati finanziari dal 31/03/2023 al 31/12/2024, con segmenti codificati a colori per prodotti assicurativi di private banking, riscossione gestita, riscossione amministrata e riscossione diretta. Include etichette di percentuale e valore per chiarezza.

Fonte: Ufficio studi dell’Associazione italiana private banking

Private banking: i prodotti nel mirino

Guardando infine ai prodotti, l’asset mix sull’intero 2024 vede al top i fondi comuni di investimento con il 22,9%, in aumento di 0,9 punti percentuali anno su anno. Al secondo posto la liquidità con una fetta del 13,3%, in calo di 0,2 punti percentuali rispetto al 2023. Le gestioni patrimoniali chiudono il podio con il 12,3%, a loro volta in contrazione di 0,8 punti percentuali. Complessivamente, i prodotti obbligazionari rappresentano il 22,1% dei portafogli private, tra titoli di Stato e altre obbligazioni (contro il 21,7% dell’anno precedente). L’azionario resta infine stabile all’11,1% (0,2 punti percentuali in meno rispetto al 2023) così come i prodotti assicurativi al 19,1% (0,4 punti percentuali in meno anno su anno).

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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