L’aumento dell’aspettativa di vita, il tasso di natalità in calo e un mercato del lavoro sempre più precario rischiano di minare il delicato equilibrio su cui si fonda il sistema pensionistico italiano. Secondo le stime più recenti del ministero dell’Economia e delle finanze, se nel 2010 un lavoratore dipendente con un’anzianità contributiva di 38 anni poteva andare in pensione con un assegno netto pari all’82,7% dell’ultimo stipendio (93% nel caso degli autonomi), nel 2040 il tasso di sostituzione netto scivolerà al 69,1% (67,4% per gli autonomi). Uno scenario che punta il faro sulla necessità di costruirsi una pensione “di scorta”, ovvero una rendita che si affianchi al primo pilastro, quello pubblico, per garantirsi un tenore di vita adeguato al termine della carriera lavorativa.
“Necessaria una cultura previdenziale solida”
“La diffusione di una cultura previdenziale solida e consapevole è oggi più che mai necessaria”, osserva Mario Romano, amministratore delegato di Sella Sgr. “Va promossa su più livelli – personale, aziendale e familiare – soprattutto pensando alle generazioni più giovani che saranno chiamate a costruire in autonomia una parte significativa del proprio futuro pensionistico”. Le piccole e medie imprese italiane, in questo contesto, possono svolgere un ruolo fondamentale. Ma si evidenzia ancora una certa reticenza: una recente analisi condotta dall’Osservatorio Italian welfare su oltre 200 aziende evidenzia come solo il 21% abbia attuato azioni mirate a favorire la diffusione del risparmio previdenziale complementare dei propri lavoratori.
Tfr in azienda o fondo pensione?
“Uno dei principali ostacoli alla diffusione della previdenza complementare nelle pmi italiane è la scarsa consapevolezza, sia dei lavoratori che degli imprenditori, delle opportunità offerte da questo strumento, che rappresenta invece una soluzione vantaggiosa per entrambi”, sostiene Romano. Innanzitutto, favorire un’apertura su questi temi e veicolare informazioni corrette significa offrire ai dipendenti l’opportunità di costruire nel tempo un patrimonio previdenziale – uno “zainetto” – che garantisca una pensione più sostenibile e serena. I numeri lo dimostrano. Secondo le stime di Sella Sgr, un lavoratore che lascia il Tfr in azienda può ritrovarsi al momento del pensionamento con circa 70mila euro netti su un accantonamento di 100mila euro, a causa della tassazione ordinaria.
Al contrario, lo stesso importo investito in un fondo pensione con un contributo aziendale aggiuntivo del 2% per 40 anni può raggiungere i 120mila euro netti grazie alla crescita del capitale e alla fiscalità agevolata (considerando una tassazione al 9%). “Una differenza di circa 50mila euro, che testimonia il valore concreto di una scelta previdenziale consapevole, con benefici importanti non solo per i lavoratori, ma anche per le aziende che scelgono di accompagnare i propri dipendenti in questo percorso”, afferma Romano.
La previdenza come leva strategica
Spesso si pensa infatti che la previdenza complementare rappresenti soltanto un costo per l’azienda, ma in realtà può trasformarsi in una leva strategica di ottimizzazione finanziaria e gestionale. “Dal punto di vista finanziario, destinare il Tfr ai fondi pensione permette all’azienda di evitare il costo della rivalutazione, che tradizionalmente grava sul bilancio con una percentuale pari all’1,5% più il 75% dell’inflazione”, spiega Romano. “Questo trasferimento riduce il debito a bilancio, migliorando le ratio patrimoniali e, di conseguenza, il rating aziendale, fattore cruciale per l’accesso al credito e condizioni più favorevoli”, aggiunge.
“Sul piano fiscale, invece, il Tfr versato al fondo gode di un’extra-deducibilità del 6% dal reddito d’impresa (per le pmi), mentre contributivamente l’azienda è esonerata dal pagamento del contributo allo 0,20% sul Fondo di garanzia Tfr Inps e beneficia di uno sgravio contributivo pari allo 0,28% sugli oneri sociali”, spiega il ceo. Senza dimenticare poi la diluizione delle liquidazioni: il Tfr accantonato nel fondo viene erogato direttamente ai dipendenti, liberando l’azienda dal rischio di dover affrontare uscite improvvise in caso di licenziamento e migliorando così la pianificazione finanziaria. “Infine, c’è il tema della sostenibilità: l’attivazione di questi sistemi contribuisce positivamente al rating Esg (Enviromental, social, governance) dell’azienda, migliorandone la reputazione”, dice Romano.
Uno strumento per valorizzare la retribuzione
Assodati questi benefici, la previdenza complementare può assumere un ruolo strategico all’interno della contrattazione aziendale, trasformandosi in uno strumento per valorizzare la retribuzione complessiva. “Attraverso il fondo pensione, l’azienda può trasferire risorse in modo efficiente al lavoratore, integrando il salario con piani di welfare che spesso includono anche coperture assicurative, rimborsi spese e altri benefit”, suggerisce Romano. Una modalità di remunerazione favorevole per l’impresa stessa, in quanto i contributi destinati al fondo pensione non costituiscono reddito da lavoro e quindi non sono soggetti all’insieme dei costi aggiuntivi che gravano invece sugli aumenti salariali tradizionali. “Di conseguenza, le aziende riescono a offrire un valore aggiunto concreto ai dipendenti, migliorando il loro benessere futuro, con un impatto finanziario più contenuto rispetto all’erogazione di incrementi salariali diretti, che comportano costi aggiuntivi mediamente superiori al 30%”, evidenzia l’esperto.
“I giovani sono sempre più attenti a questi aspetti”, sottolinea tra l’altro Romano. “Pensare al benessere del dipendente, guardando non soltanto allo stipendio presente ma anche al domani e alla previdenza complementare è una strada per attrarre nuovi talenti e fidelizzare quelli esistenti”, sostiene l’esperto. “In questo contesto, Sella Sgr supporta le pmi formando e aggiornando la rete dei consulenti delle banche del gruppo, offrendo loro una preparazione specifica per proporre una consulenza mirata e competente. Questo approccio colma il vuoto tra le competenze del commercialista e del consulente del lavoro, spesso focalizzati su altre priorità, valorizzando l’importanza della previdenza complementare come leva strategica di welfare e di gestione efficiente dei costi aziendali”. La tecnologia corre tra l’altro a sua volta in soccorso. “Abbiamo elaborato dei simulatori che aiutano i consulenti a sviluppare delle proposte personalizzate per i loro clienti imprenditori. Partendo dalla partita Iva, il tool restituisce un report su come ottimizzare i costi con il fondo pensione, migliorare il rating Esg e gli aspetti patrimoniali”, conclude Romano.
(Articolo tratto dal n° 3 di Family office & Family business)

