Post-covid: i 5 strumenti finanziari alternativi a supporto delle pmi

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Simone Strocchi, managing partner e fondatore di Electa Ventures, rivela a We Wealth quali sono oggi gli strumenti finanziari alternativi a disposizione delle pmi

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Strocchi: “Le pmi oggi possono accedere ai capitali attraverso apertura del proprio equity. I fondi di private equity sono sempre più numerosi e l’accesso ai mercati borsistici è sempre più agevolato e organizzato con soluzioni confortanti, come le spac evolute e i prebooking”

Quanto ai pir, la Manovra 2022 prevede l’innalzamento della soglia d’investimento soggetta a tassazione agevolata dagli attuali 30mila euro a 40mila euro investiti annualmente e dai 150mila euro del quinquennio a 200mila euro

Le imprese italiane, dopo aver retto in parte l’urto della pandemia, oggi si trovano a fronteggiare nuove criticità legate all’incremento delle materie prime. Ma, secondo Simone Strocchi, managing partner e fondatore di Electa Ventures intervistato da We Wealth, restano “aziende sane” sulle quali “continuare a investire”. Ecco perché. E quali sono gli strumenti finanziari alternativi a loro disposizione.

Con quali criticità si stanno confrontando oggi gli imprenditori italiani?

Come sappiamo, diversi settori sono stati fiaccati fortemente dalla crisi, a partire dal retail. Ma altri sono stati in grado di crescere nonostante la crisi, come i servizi IT e i beni di consumo a canale gdo o e-commerce. Oggi osserviamo però una tensione positiva generalizzata. Gli imprenditori italiani hanno voglia di fare e gli italiani sono tornati per le strade, ricominciando a vivere una vita pressoché normale. Abbiamo assistito a una ripresa dell’Horeca (hotel, ristorazione e catering), ma anche del mondo della moda, del tempo libero e dell’arredamento. Diciamo che la flessione del covid sembra ormai destinata a essere ampiamente recuperata. Le criticità che i nostri imprenditori stanno incontrando sono legate piuttosto all’incremento delle materie prime, dall’energia all’acciaio alle componenti in silicio. Eppure, sono stati in grado ancora una volta di gestire un’attività di ammortizzazione. Trattenendo nei propri bilanci un po’ di questo aumento per consentire ai consumatori di continuare a comperare beni di consumo più o meno agli stessi prezzi. Come investitori e come italiani dobbiamo apprezzare queste nostre imprese. E continuare a investire. Credo sia un momento particolarmente favorevole.

Quali sono gli strumenti finanziari alternativi a disposizione delle pmi?

Le pmi oggi possono accedere ai capitali attraverso apertura del proprio equity. Ci sono fondi di private equity sempre più numerosi e l’accesso ai mercati borsistici è sempre più agevolato e organizzato con soluzioni confortanti, come le spac evolute e i prebooking. Ci sono poi gli eltif, equity investor orientati a sostenere rendimenti nell’equity e nel capitale delle nostre imprese con approccio di lungo periodo. Abbiamo assistito a un ritorno delle emissioni di obbligazioni quotate, minibond o basket bond. E infine i club deal. Oggi assistiamo a tante aggregazioni di investitori, anche temporanee, promosse da private banker e reti di wealth management volte ad accorciare ancora di più la distanza tra risparmio e investimento. Vedo vivacità. E le nostre imprese possono e devono aprirsi a capitali terzi.

Parliamo dei pir. La Manovra 2022 prevede l’innalzamento della soglia d’investimento soggetta a tassazione agevolata dagli attuali 30mila euro a 40mila euro investiti annualmente e dai 150mila euro del quinquennio a 200mila euro. Cosa ne pensa?

Bene, ogni innalzamento di cap d’investimento aiuta. Noi abbiamo fatto parte del coro di soggetti con cui il Mef si è confrontato sia per l’intenzione della normativa pir alternativi e siamo orgogliosi soprattutto per la rivisitazione dei cap di investimento che, in quel caso, sono stati portati a 300mila euro anno per un cumulato di 1,5 milioni nel quinquennio. Per primi – ed è stato un mio personale cavallo di battaglia – abbiamo detto che quel limite di 30mila euro era irrisorio. L’adeguamento dei cap cui lei si riferisce è relativo ai pir liquidi. Bene sia stato promosso un minimo di incremento di soglia anche a quel riguardo. Dobbiamo smettere di condizionare le regole con un colore politico. Agevolare l’investimento individuale di capitali consistenti può sembrare a qualcuno un favore ai ricchi. In realtà, nello smobilizzare dai conti correnti una più significativa quantità di denari da riorientare verso le pmi, stiamo facendo un favore a tutti gli italiani, sostenendo programmi di sviluppo delle nostre imprese che danno poi da lavorare alla maggior parte dei cittadini. Personalmente, avrei portato il limite direttamente al milione e mezzo sui pir illiquidi, senza spalmarli in cinque anni, e avrei ulteriormente innalzato i cap anche sui pir liquidi, specie dopo il covid, poiché ogni soluzione idonea a convogliare liquidità per sostenere il recupero e l’espansione delle nostre aziende e a vivacizzarne i mercati è ben venuta.

A quali altre novità prestare attenzione il prossimo anno?

Dobbiamo guardare con attenzione all’evoluzione degli eltif, uno strumento che è andato in raccolta a singhiozzo nel periodo pre-covid. Ma, essendo fondi chiusi, dovrebbero rispondere a quella richiesta di pazienza dell’investitore che la normativa sui pir ha stimolato nell’identificare in cinque anni di detenzione o d’impegno a investire l’agevolazione fiscale. Perché la quota d’investimento pir investita in un fondo ucits aperto non inibisce il fondo ucits dal fare attività di trading sottostante. Attività che viene anche giustificata dai gestori perché sono in una condizione in cui possono subire dei riscatti, quindi non possono assumere posizioni troppo illiquide, ma devono continuare a smobilizzare e mantenerle sotto soglie di concentrazione molto basse. Invece l’eltif è lo strumento, secondo me, più idoneo a trasferire l’intenzione del legislatore, perché va a riorientare i capitali con un grado di pazienza molto più elevato che è quello che serve a sviluppare il tessuto imprenditoriale italiano con investimenti che siano di medio-lungo periodo e non di trading. Un altro elemento cui guardare con attenzione saranno le forme evolute di spac e i fondi di private equity quotati. Mi auguro se ne sviluppino numerosi, perché sono un intermediario formidabile tra società non quotate e investitori di mercato; le regole a difesa della valorizzazione prossima al Nav promosse da Borsa Italiana sul Miv aiuteranno a rompere gli indugi anche su questi strumenti.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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