Le polizze vita vengono storicamente proposte come uno strumento efficace per ridurre il carico fiscale nel momento della successione. Nella loro forma tradizionale – con capitale garantito – questa funzione era evidente: al decesso l’importo arriva agli eredi rapidamente e senza intoppi, protetto da eventuali pretese.
La proliferazione delle polizze a contenuto finanziario (in particolare le unit linked) ha però introdotto nella “scatola assicurativa” la stessa volatilità dei mercati azionari. Di fatto, questi prodotti si comportano più come investimenti e non come assicurazioni, anche perché il rischio dei mercati non viene trasferito – come riconosciuto anche da una giurisprudenza recente, non sempre favorevole alla loro impignorabilità.
Oltre al rischio di mercato in sé, ci sono due aspetti combinati che possono rendere le unit linked molto penalizzanti nel passaggio generazionale:
- Costano di più dei prodotti finanziari puri, erodendo la crescita del capitale nel tempo
- Il rimborso avviene nel momento in cui il titolare muore: pertando se i mercati sono in calo, la perdita viene cristallizzata e gli eredi non possono rimandare la tassazione delle plusvalenze e lasciare investito il capitale.
Questo secondo punto è decisivo: chi eredita cifre importanti (e usa una polizza per non pagare l’imposta successoria, dovuta solo dal milione di euro in su a erede diretto) spesso non ha alcun bisogno immediato di liquidità. In questi casi, il capitale potrebbe continuare a lavorare sui mercati, ritardando la tassa del 26% sulle plusvalenze con enormi vantaggi.
Ecco perché abbiamo simulato il vero costo opportunità nel lungo periodo.
La simulazione
Capitale iniziale investito: 2 milioni di euro
Orizzonte considerato: 15 anni fino al decesso + 10 anni post-decesso
Costi annui medi (ricavati da Ivass ed Esma):
- Unit linked: 2,9% (RIY)
- Fondo comune azionario: 2,1%
- ETF azionario: 0,6%
Rendimento lordo dei mercati azionari ipotizzato: 6% annuo
Tassazione capital gain: 26%
Imposta di successione (oltre la franchigia): 4%
Quanto arriva agli eredi dopo 15 anni?
| Strumento | Valore netto ereditato | Cosa succede fiscalmente |
|---|---|---|
| Etf azionari | € 4.308.147,80 | viene già decurtata qui l’imposta successione al 4%, ma non il capital gain, che è differito |
| Fondi azionari | € 3.443.115,10 | come sopra |
| Unit linked | € 3.182.119,96 | tassazione immediata delle plusvalenze, nessuna imposta successoria |
La polizza vita è già qui la peggiore opzione prima di considerare il lungo termine: perché le somme reinvestite saranno ora necessariamente più basse rispetto alle alternative.
Se gli eredi mantengono investito il capitale per altri 10 anni
Immaginiamo che gli eredi abbiano un orizzonte di ulteriori dieci anni prima di rientrare in possesso dei fondi/somme ereditati: come cambia il risultato reinvestendo la polizza vita, rispetto a lasciare dove sono i fondi o Etf? Parecchio. Il peggior risultato in assoluto? Reinvestire la polizza unit linked liquidata in fondi azionari, che producono dopo 25 anni complessivi 3.887.477,49 al netto della tassazione: oltre 2 milioni di euro in meno rispetto alla migliore opzione. Praticamente un guadagno che supera la cifra investita originariamente 25 anni prima.
| Scenario | Valore netto con tutte le imposte (25 anni totali) |
|---|---|
| ETF diretto | € 6.211.726,58 |
| Fondi diretti | € 4.437.529,09 |
| UL → reivestimento in ETF | € 4.393.531,44 |
| UL → reinvestimento Fondi | € 3.887.477,49 |
In conclusione, la polizza vita a contenuto finanziario non può prevalere sulle alternative per performance o convenienza fiscale, irrisoria se si mettono nell’analisi gli effetti combinati dell’interesse composto e della tassazione differita sulle plusvalenze. Rimangono a favore della unit linked la rapidità della liquidazione, la personalizzazione dei beneficiari, e altre caratteristiche assicurative che attengono più a esigenze extrafinanziarie che di rendimento. Il costo finanziario per avere questi vantaggi, però, rischia di essere molto salato.

