Eurovita, cos’è successo: crisi, riscatti bloccati e tutele

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Eurovita, cos’è successo: crisi, riscatti bloccati e tutele

Dal blocco dei riscatti alla soluzione di sistema: il caso Eurovita racconta come vigilanza, reti e mercato hanno gestito una crisi senza precedenti nel comparto vita

Indice

Eurovita: le tappe della crisi e la soluzione di sistema

Le principali tappe che condussero al crack della compagnia assicurativa Eurovita, coinvolgendo distributori, clienti ed Autorità di vigilanza, si sono concentrate tra la fine del 2022 e quella del 2025, con un percorso accidentato, ma specificamente assicurativo: misure di intervento dell’Ivass, amministrazione straordinaria, quindi liquidazione coatta amministrativa (Lca) e, soprattutto, trasferimento del portafoglio, attraverso una soluzione “di sistema”, a cinque primarie compagnie assicurative (Allianz, Intesa Vita, Generali Italia, Poste Vita e UnipolSai).

Cos’è successo in Eurovita (e perché non è un “default” come gli altri)

Negli anni, circa 400mila investitori italiani avevano sottoscritto polizze a prevalente contenuto finanziario emesse da Eurovita ed appartenenti ai Rami I (i cui rendimenti sono collegati a quelli di una gestione separata), III (prodotti unit-linked ed index-linked, aventi come sottostanti fondi comuni di investimento o indici) o prodotti multi-ramo (una combinazione dei due Rami predetti).

La crisi di tali polizze è da rinvenirsi sia in cause contingenti, quali il pericoloso deterioramento del coefficiente di solvibilità della compagnia emittente ed una sua inadeguata gestione dei rischi, sia in cause di ordine più generale, quale il contesto di mercato avverso che determinò l’aumento dei tassi di interesse e la conseguente svalutazione delle obbligazioni detenute in portafoglio dalla compagnia.

Quale reazione, si innescò la corsa dei policy holders ai riscatti delle polizze, bloccata dall’Ivass il 6 febbraio 2023, finché il 27 ottobre dello stesso anno, su proposta dell’Ivass con decreto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMiT) fu disposta la sua liquidazione coatta amministrativa (Lca) e, il 1° novembre, il relativo portafoglio assicurativo fu trasferito alla newco Cronos Vita S.p.A.

Per la tutela dei sottoscrittori delle polizze Eurovita fu decisiva l’intesa raggiunta – su iniziativa del Mef e del citato MIMiT, nonché con la collaborazione del comitato di sorveglianza e del commissario straordinario di Eurovita – tra 25 banche distributrici delle polizze Eurovita, le cinque predette maggiori compagnie assicurative italiane ed alcuni dei principali istituti bancari italiani (Banco Bpm, Banca Monte dei Paschi di Siena, Bper, Crédit Agricole, Intesa Sanpaolo e Mediobanca).

Si rileva dunque che tale tutela è stata declinata attraverso il doppio passaggio della Lca della compagnia emittente e la continuità delle polizze tramite cessione del portafoglio.

Riscatti bloccati e impatto su rete e clientela

L’elemento più peculiare — e, per molti, più dirompente — non è stato soltanto l’epilogo concorsuale, quanto la fase intermedia: la sospensione (e proroga) della facoltà di riscatto. Ciò è stato ottenuto attraverso l’applicazione, per la prima volta, di una disposizione molto invasiva: l’art. 188, comma 3-bis, del Codice delle Assicurazioni Private (Cap), che consente all’Ivass di intervenire, in via temporanea e per esigenze di stabilità, sui diritti contrattuali (incluso, tipicamente, il riscatto).

Per chi si è trovato a gestire, lungo la filiera distributiva (leggasi: rete di bancassicurazione), questa emergenza, l’impatto è stato immediato: gestione della relazione con il cliente, messaggistica di rete, coerenza tra “natura del prodotto” e aspettative di liquidabilità, nonché presidio reputazionale.
La lezione appresa è la seguente: è stato scongiurato che il rischio di liquidità (trasformatosi in rischio di solvibilità) si trasferisse agli assicurati; per ottenere questo risultato, paradossalmente, è stato tuttavia necessario che tale rischio non rimanesse confinato nei bilanci della compagnia, ma risalisse lungo la rete distributiva e fosse sterilizzato attraverso un meccanismo mutualistico.
Vigilanza Ivass: il nodo della tempestività

Eurovita ha riaperto un tema che gli operatori conoscono bene: non tanto se Ivass abbia strumenti, quanto quando e con quale trasparenza di mercato questi strumenti riescano a intercettare e prevenire una crisi prima che diventi un “evento distributivo”.

Per i gestori e i private banker, la lezione operativa è semplice: la due diligence sui prodotti vita non è solo un esercizio di performance e costi, ma anche una lettura (per quanto possibile) della robustezza patrimoniale e della corporate governance della compagnia emittente, perché il rischio di liquidità può materializzarsi proprio attraverso gli strumenti pensati per salvaguardare l’equilibrio del sistema.

Il Fondo di garanzia Vita: la risposta normativa

Le conseguenze giuridiche del caso Eurovita non si sono esaurite nella procedura di Lca della compagnia e nel trasferimento del portafoglio a Cronos Vita. Nella prospettiva della regolamentazione assicurativa, la vicenda ha accelerato l’istituzione di un presidio strutturale: il Fondo di garanzia assicurativo dei rami vita, introdotto nel Cap con il Capo VI-bis (artt. 274-bis e seguenti), inserito dalla Legge di bilancio 2024.

Il punto, per chi distribuisce e gestisce patrimoni, non è coltivare l’illusione di un “paracadute” indistinto, ma comprendere l’architettura: un meccanismo che mira a rafforzare la fiducia nei prodotti vita nei casi di crisi, senza trasformare le polizze in un surrogato del deposito bancario (e ciò, nonostante si possa certamente sostenere che, come numerose sono le analogie e gli effetti economici tra corsa agli sportelli e corsa ai riscatti, altrettanto sono quelle tra il Fondo di garanzia assicurativo nei rami vita ed il Fondo interbancario di tutela dei depositi).

Conclusioni: un caso sistemico per il settore vita

Il caso Eurovita ha reso evidente che la stabilità del comparto vita rappresenta un interesse di natura sistemica: e quando diventa sistemico, la risposta non può non essere istituzionale. Per la salvaguardia di tale interesse sistemico, è fondamentale (anche) la responsabilizzazione di chi gestisce le reti distributive, che non può limitarsi a decantare le caratteristiche di impignorabilità ed insequestrabilità delle polizze vita, offrendole in sottoscrizione quali strumenti di risparmio alternativi ai fondi, ma guardi con sempre maggior attenzione sia alla solvibilità della compagnia, sia al sottostante del prodotto (del resto, la normativa in materia di product governance è orientata esattamente a tale ultimo fine).

In conclusione, Eurovita resta un case study per il mercato italiano non perché “una compagnia è andata in crisi”, ma perché ha dimostrato (in tempo reale) come interagiscono vigilanza, tutela del contraente, continuità dei contratti e filiera distributiva. Ed è esattamente su questa interazione che, oggi, si gioca la credibilità del settore vita come strumento di protezione e di gestione patrimoniale.

Domande frequenti su Eurovita, cos’è successo: crisi, riscatti bloccati e tutele

Quali sono state le principali tappe che hanno portato alla crisi di Eurovita?

La crisi di Eurovita si è sviluppata tra la fine del 2022 e quella del 2025, passando attraverso misure di intervento dell'Ivass, amministrazione straordinaria e liquidazione coatta amministrativa. L'evento cruciale è stato il trasferimento del portafoglio della compagnia.

Cosa significa che i riscatti sono stati bloccati in Eurovita?

Il blocco dei riscatti indica che i clienti non hanno potuto ritirare i propri investimenti da Eurovita. Questo ha avuto un impatto significativo sia sulla rete distributiva che sulla clientela, creando incertezza finanziaria.

Qual è stata la risposta normativa alla crisi di Eurovita?

La risposta normativa ha visto l'intervento del Fondo di garanzia Vita. Questo fondo rappresenta una misura per tutelare gli assicurati in situazioni di crisi come quella di Eurovita, cercando di mitigare le perdite.

Perché la crisi di Eurovita viene definita un caso 'sistemico' per il settore vita?

Viene considerato un caso sistemico perché la crisi di Eurovita ha avuto ripercussioni che vanno oltre la singola compagnia, coinvolgendo l'intero settore assicurativo vita. La soluzione adottata è stata una 'soluzione di sistema'.

In che modo la crisi di Eurovita si differenzia da un 'default' tradizionale?

La crisi di Eurovita non è un 'default' come gli altri perché, nonostante le difficoltà, si è cercato di gestire la situazione attraverso specifici meccanismi assicurativi e normativi, come il trasferimento del portafoglio, piuttosto che un semplice fallimento.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale
Pietro Massimo Marangio, Partner in Eversheds Sutherland

di Pietro Massimo Marangio

Partner in Eversheds Sutherland, è avvocato cassazionista con 25 anni di esperienza nella consulenza legale e regolamentare offerta a intermediari bancari, finanziari e assicurativi. Fornisce assistenza in ambito sia di consulenza ordinaria e compliance sia per operazioni straordinarie, anche cross-border, curando con riservatezza la gestione dei rapporti con tutte le competenti Autorità di settore, nazionali e internazionali.

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