Pmi a guida femminile? Calano le probabilità di default

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Le pmi a guida femminile vantano un rischio d’insolvenza minore del 18% rispetto a quelle che non danno spazio alle donne. I dati nel nuovo studio di Banca AideXa

Le piccole e medie imprese guidate da donne tra i 31 e i 45 anni registrano un rischio d’insolvenza del 18% inferiore

Federico Sforza: “In periodi di instabilità, i management aziendali con presenza femminile sono stati maggiormente capaci di tenere dritto il timone”

Donne al comando, migliori performance. Ma anche un minor rischio di default. Secondo una nuova analisi di Banca AideXa (l’istituto di credito italiano dedicato esclusivamente alle piccole e medie imprese e alle partite Iva nato dall’iniziativa di Roberto Nicastro e Federico Sforza), le piccole aziende a guida femminile vantano un rischio d’insolvenza nella restituzione dei finanziamenti del 18% in meno rispetto a quelle che non danno spazio alle donne. Una percentuale che sale al 29% se si considerano le realtà del centro e del nord est del Paese.
L’indagine è stata condotta internamente sulle pmi e i liberi professionisti italiani che hanno richiesto un finanziamento, con almeno due anni di vita e un fatturato oltre i 100mila euro. Quello che è emerso, come anticipato in apertura, è che per le pmi guidate da donne con un’età compresa tra i 31 e i 45 anni il rischio d’insolvenza nei confronti degli istituti creditizi risulta più contenuto. Un tema che, secondo la fintech promossa dai due ex banchieri di Unicredit (che oggi ricoprono rispettivamente la carica di presidente e amministratore delegato), necessita di essere monitorato non solo dagli istituti creditizi ma anche dalle stesse aziende.
“Oltre ai benefici in termini di solidità finanziaria e affidabilità, emerge sempre più come, in periodi di instabilità, i management aziendali con presenza femminile siano stati maggiormente capaci di tenere dritto il timone, facendo fiorire i parametri di redditività economica e benessere aziendale”, osserva Sforza. “La strada da fare è ancora molta, ma in un quadro nazionale in cui le donne alla guida delle pmi rimangono ancora su numeri esigui, si fanno sempre più significativi e tangibili i benefici dati dalla loro presenza”.

Ricordiamo che, stando alle ultime rilevazioni dell’Istituto nazionale di statistica, oggi la percentuale di donne tra le piccole e medie imprese tricolore raggiunge il 30% (contro il 70% della controparte maschile). Eppure, secondo uno studio di Mediacom dal titolo “Il valore unico delle donne in azienda”, la presenza femminile si traduce in un aumento della produttività e delle redditività ma anche in una cultura aziendale maggiormente positiva.

Inoltre, stando a una recente analisi di BG Saxo condotta su un paniere di 30 aziende che rappresentano 1,1 trilioni di valore di mercato e con un’elevata percentuale di donne nel top management, le società che fanno spazio alla parità di genere nei loro team registrano una crescita media dei ricavi del 12,8%, al di sopra della media di mercato, mentre il Roic/Roe medio risulta pari al 13,6%. Si parla di realtà come JPMorgan Chase, con un valore di mercato che supera i 429 milioni, Bhp Group Plc con 165 milioni, Investor Ab con 65 milioni e Block Inc con 48 milioni.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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