Il Caravaggio di Odessa sotto le bombe

Teresa Scarale
Teresa Scarale
11.3.2022
Tempo di lettura: 2'
Scomparsa dai radar durante la seconda guerra mondiale, una versione de la Cattura di Cristo di Michelangelo Merisi da Caravaggio rischia di perire in Ucraina. Le ultime notizie lo danno in un laboratorio di restauro a Kiev
La seconda vittima della guerra è la bellezza. Ne è parte una versione de La cattura di Cristo del Merisi – noto anche come Caravaggio di Odessa. Dipinto nel 1602, il quadro ebbe (e ha) una vita avventurosa come quella del suo autore. La sua ultima collocazione nota era un laboratorio di restauro a Kiev, luogo in cui di certo era nel 2019.
Il quadro viene associato alla città di Odessa perché in quella città era fino al 2008, anno in cui venne rubato, per poi essere ritrovato due anni dopo, asportato con un taglio dal suo telaio originale. Ma come arrivò in Ucraina questo quadro, per un breve periodo del XIX secolo attribuito a Gherardo delle Notti e poi a Giovanni D'Attili? La studiosa Nataliia Chechykova rivela in alcune sue ricerche che la tela fu acquistata in un'asta a Parigi nel 1868 dal collezionista Alexander Petrovich Basilewsky, e in seguito donata al fratello dello zar, Vladimir Alexandrovich Romanov. Erano anni turbolenti.

La cattura di Cristo Il Caravaggio di Odessa

Passata attraverso rivoluzioni e guerre mondiali, l'opera passò attraveso parecchie mani, per poi approdare al museo di Odessa. Quando la città, nel secondo conflitto mondiale, fu bombardata e invasa, La cattura di Cristo scomparve misteriosamente, senza che ne fosse apposta traccia nei registri, probabilmente per essere messa in salvo. Riapparve infatti solo nel giugno del 1945. In quell'occasione, la Chiesa Cattolica Romana lo consegnò alle autorità sovietiche.

Le condizioni del quadro erano pessime. Nel 1951 fu trasferito a Mosca, all'Istituto Grabar, per un profondo restauro durato quattro anni. Nel 2006 fu realizzato un secondo intervento conservativo da parte dell'Istituto di restauro di Kiev, il quale consentì agli studiosi di effettuare una serie di analisi tecniche approfondite sull'effettiva paternità dell'opera, oggi attribuita a Caravaggio. Il furto – forse su commissione – in un certo senso la suggella. Dopo il ritrovamento, nel 2010, l'opera fu sottoposta a sequestro per nove anni, per poi approdare al restauro definitivo nel 2018. Oggi i bombardamenti la minacciano nuovamente. Ci si augura che possano cessare presto, per tutto il Paese.
Caporedattore della sezione Pleasure Asset di We Wealth. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline economiche e sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia e mercati dell’arte. È in We Wealth dalla sua fondazione

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