Hong Kong ultra pop capitale del mercato dell’arte

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L’ex colonia asiatica ha archiviato il miglior semestre di sempre. Da sola, la città costiera ha generato il 15% di tutto il ricavato globale per gli scambi di fine art. Dietro alla sua ascesa, la corrente pop e ultra popolare dell’high-lite

Dammi un po’ di arte leggera, anzi leggerissima. È la cosiddetta high-lite art (o super flat, secondo altre definizioni), battezzata così da Christie’s, che ne indica in tal modo (da “high light”) lo spirito ultra pop, un po’ infantile e niente affatto intellettuale. Il movimento si è imposto in particolar modo nelle aste del 2019, senza che il gelo covid poi ne impedisse la ripresa nel 2021, con il boom degli Nft e delle card Pokemon.
Dal punto di vista economico però, questa forma d’arte non ha nulla di leggero ed è co-responsabile dell’ascesa di Hong Kong come titano del mercato internazionale dell’arte, non solo pop. L’ex colonia britannica ha infatti generato da sola il 15% di tutto il fatturato mondiale del primo semestre 2021, come rileva Artprice.

La crescita del fatturato si lega alle vendite di arte contemporanea e ultra contemporanea, che nella regione si traduce nel movimento ultra lite e nei suoi personaggi ispirati ai cartoni animati giapponesi. Fra i nomi, oltre ai “classici” Yoshitomo Nara (1959) e Liu Yie (1964), anche Nicolas Party (1980), Ayako Rokkaku (1982), Mr Doodle (1994).

Hong Kong arte pop Liu Ye (1964) – Little mermaid, 2004 – left, Takashi Murakami (1962) – Dazzling Circus, 2013 – center, Mr. (1969) – Don’t go anywhere, 2006 – right

La città del sud-est asiatico si conferma hub del mercato dell’arte almeno per una grossa fetta di mondo, e il suo peso è destinato ad aumentare. Nel primo semestre 2021 18 opere hanno superato i 10 milioni di dollari Usa di aggiudicazione. Accanto ad Hong Kong stanno facendo capolino le piazze di Seul e Tokyo, capaci come il “Porto profumato” di veicolare gli scambi tanto di pittura cinese classica che contemporanea americana e ultra contemporanea asiatica. Né bisogna sottovalutare – per riprendere l’analisi di Artprice – di considerare nello scenario anche Singapore e Manila:

hong kong arte pop

La star assoluta del primo semestre non è però stata né high-lite, né asiatica. È stato infatti Jean-Michel Basquiat ad aggiudicarsi l’intero podio dei lavori più costosi, per un totale di 120 milioni di dollari. Una quota pari al 36% di tutto il fatturato dell’artista nei primi sei mesi dell’anno. Si è inoltre confermato l’interesse da parte dei collezionisti per la corrente dell’astrazione lirica di Chu Ten-Chun, Zao Wou-Ki, Zhang Daqian. A Seul (K-Auction) una tela di Marc Chagall (Les Jardins de Saint Paul, 1973) ha venduto per 4,4 milioni di dollari, mentre a Tokyo il quadro post cubista di Picasso Bouteille et compotier, 1922 è stato aggiudicato per 1,5 milioni di dollari.

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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