Deloitte, l'arte prima del Covid, un'asset class indipendente

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Seppur relativa al 2019, la presentazione del report Deloitte (in collaborazione con ArtTactic) sul mercato dell'arte ha alzato il velo su alcuni trend profondi del sistema. E che presumibilmente non si interromperanno nel 2020
L'arte come asset class è sempre più legata alla gestione patrimoniale. Emerge questo dall'ultimo report che Deloitte ha condotto con ArtTactic. L'86% dei gestori patrimoniali interpellati dichiara infatti di includere nei servizi offerti la gestione di beni artistici e da collezione. Dato questo che risponde anche alla volontà espressa dagli stessi collezionisti (81%) sia di essere guidati in questa direzione che di avere report consolidati.
Dalla prospettiva del wealth manager, family officer o private banker l'intenzione è quella di avere sempre più un approccio olistico nei confronti dell'arte intesa come asset class offrendo una molteplicità di servizi in grado di differenziare l'offerta e generare e rafforzare relazioni con i propri clienti in un contesto di mercato estremamente competitivo.

Quello dell'arte e dei beni da collezione resta comunque un settore circoscritto che vede con sospetto l'ampliamento dell'offerta.

Solo il 34% dei gestori nel corso dell'ultimo anno ha avuto più richieste di consulenza in materia di tassazione, pianificazioni finanziaria, ecc. Invece, è tornato in auge (54%) il concetto di diversificazione del portfolio. L'arte filantropica resta un campo di attenzione anche per i prossimi 12 mesi (51%).

Se parliamo di servizi, il 77% dei gestori patrimoniali ha introdotto formule di intrattenimento nella forma di visite private, ingressi a fiere d'arte, musei e mostre. Il 71% si è occupato anche di educazione e formazione in materia d'arte per la clientela. Più della metà degli interpellati offre la possibilità di diversificare fra investimenti in opere o art fund ma la gestione di collezioni d'arte resta la priorità.

Fra le principali preoccupazioni a minacciare la reputazione e il funzionamento del mercato dell'arte emergono la poca trasparenza (58%), la regolamentazione del settore ancora frammentaria (58%), la carenza di expertise (42%) e la difficoltà di misurare i benefici derivanti dall'offerta di servizi di gestione di beni artistici e da collezione (43%).

I principali trend del mercato dell'arte 2019 secondo Deloitte


Nel corso del 2019 il mercato ha confermato l'elevato l'interesse per i lotti di elevata qualità. La loro disponibilità però si è ridotta rispetto al biennio 2017-2018, con un conseguente calo dei fatturati complessivi.

Con l'obiettivo di contribuire, per la parte di competenza, nel processo di informazione sul mercato dei collectibles, fornendo agli interessati strumenti decisionali utili ad orientarsi nelle scelte d'acquisto, sono state analizzate le aste di opere d'arte e di beni da collezione proposte nel 2019 e negli anni precedenti dalle principali case d'asta internazionali (Christie's, Sotheby's e Phillips), con un valore minimo di 1 milione di dollari.

Da tale analisi è emerso che la scarsità, caratteristica tipica delle opere di grande qualità, è stata uno dei fattori che ha maggiormente contribuito alla riduzione dei volumi d'affari, pari al -18,6% a/a per il settore della pittura e al -6,1% a/a per il comparto degli altri beni da collezione, i così detti Passion Assets. Non si sono tuttavia rilevate tendenze negative in relazione al numero delle transazioni, che si mantiene sui livelli degli scorsi anni, anche grazie al crescente numero di nuovi acquirenti attivi sulle piattaforme online.

A tale scarsità ha contribuito il clima di cautela generato dalle guerre sui dazi e dalle turbolenze relative ai regimi fiscali di alcune aree di grande importanza per il settore, che ha reso il mercato dei beni da collezione maggiormente riflessivo, sia nell'acquisto, sia nella vendita. Nonostante i trend al ribasso, qualità, provenienza e voglia di novità hanno continuato ad orientare gli acquisti, sia per i collezionisti più esperti, sia per i nuovi acquirenti, a dimostrazione della crescente maturità del settore.

Si è registrata, infatti, costante attenzione per le opere d'arte di qualità museale, per le collezioni private e per i beni più esclusivi. Questo vale sia per i collezionisti delle piazze occidentali, sia per i collezionisti asiatici. I primi ricercano il lotto esclusivo e di qualità. I secondi sono sempre più interessati alla pittura e ai beni antichi tipici della tradizione europea. Si è confermato inoltre il forte interesse per le opere di artisti poco riconosciuti dalla critica ma di grande valore nel rispettivo contesto storico-culturale, tra cui anche molte artiste donne.

Indipendentemente dal Covid, le conseguenze degli avvenimenti politici ed economici con cui si è chiuso il 2019, fanno ritenere plausibile attendersi una crescita dell'importanza di Parigi per il mercato delle aste su scala internazionale. Il motivo è la Brexit. Non sono poi da dimenticare gli aspetti connessi al più ampio mondo della cultura, sempre più percepita come elemento centrale per lo sviluppo sostenibile, sia dal punto di vista economico, sia dal punto di vista sociale, e la crescente attenzione nei confronti del social impact investingpotenziali driver dai risvolti positivi anche per il mercato dei beni da collezione.

“Anche il mercato dell'arte ha subito gli effetti dell'incertezza che ha caratterizzato il panorama politico e in parte economico a livello internazionale a fronte dell'emergenza Covid-19, dimostrando tuttavia la propria resilienza. Sarà perciò importante monitorarne l'evoluzione per capire quali mutamenti e quali opportunità possono nascere” conclude Pietro Ripa, Private Banker Fideuram”.

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