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Roy Lichtenstein per i diritti riproduttivi delle donne | WeWealth

Roy Lichtenstein per i diritti riproduttivi delle donne

Teresa Scarale
Teresa Scarale
17.10.2022
Tempo di lettura: 1'
Una grande filantropa e collezionista dell’artista pop statunitense mette in asta una delle sue opere più amate per supportare il diritto alla libera scelta riproduttiva delle fasce più deboli della popolazione femminile Usa
«Mi sento costretta a separarmi da quest'opera amatissima, di un artista che significa molto per me, perché credo nel potere dell'arte come strumento di difesa e ispirazione»: le parole sono di Agnes Gund, filantropa e mecenate, l’opera adorata è Mirror #5 (1970) di Roy Lichtenstein (1923-1997). L’urgenza arriva dalle minacce – sempre più frequenti – ai diritti riproduttivi delle donne, «in particolare se povere, giovani e di colore».

Acquisito direttamente dalla Galerie Beyeler di Basilea dalla stessa Agnes Gund, il quadro andrà in asta da Christie’s durante la 20th Century Evening Sale di giovedì 17 novembre 2022, nel cuore della Marquee Week al Rockefeller Center. Potrebbe incassare, secondo le stime, fra i 3.500.000 e i 5.500.000 dollari. Lichtenstein iniziò la serie degli specchi nel 1969, quando iniziò a cimentarsi con l'idea del riflesso modellato sulle illustrazioni dei cataloghi che trovava sulla Bowery (la via che a Manhattan delimita i quartieri di Chinatown, Little Italy da un lato e il Lower East Side dall’altro) o sulle Pagine Gialle. Sara Friedlander, vice presidente di Christie's, ricorda che ARTnews nel 1971 definì gli specchi di Lichtenstein «allusioni enciclopediche alla storia dell'arte», essendo i Mirror «la sintesi di tutto ciò che è pop nella pittura americana del dopoguerra».

 

Il ricavato della vendita andrà a beneficio di movimenti per la giustizia riproduttiva (RJ, reproductive justice). Una parte andrà al Groundswell Fund, uno dei maggiori finanziatori del movimento per la giustizia riproduttiva e delle organizzazioni guidate da donne di colore Usa. Un’altra sarà devoluta all’ente contro il razzismo YWCA di Kalamazoo, nel Michigan.

Per la Gund non si tratta della prima rinuncia a un Lichtenstein per una buona causa. Nel 2017 la mecenate aveva già venduto un’opera del 1962 al fine investire 100.000.000 di dollari nella costituzione del fondo Art for Justice (A4J), attivo sostenitore dei «diritti riproduttivi» femminili.

Del resto «Roy ha sempre creduto nei diritti delle donne. Sarebbe enormemente orgoglioso che i proventi della vendita delle sue opere vadano a sostenere queste meritevoli organizzazioni», fa sapere tramite Christie’s Dorothy Lichtenstein, vedova dell’artista e presidente della Roy Lichtenstein Foundation.

Al contempo rappresentativo e astratto, Mirror #5 espande l'iniziale esplorazione di questioni formali da parte dell'artista, trasformando un oggetto quotidiano nel punto focale di un dialogo tra arte e cultura contemporanea. Altri esemplari della serie Specchi sono esposti in alcuni dei più importanti musei al mondo, tra cui il MoMA di New York, The Art Institution of Chicago e la Broad Art Foundation di Los Angeles.

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l'Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell'arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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