Borse false pure nel metaverso, Hermès in guerra

Teresa Scarale
Teresa Scarale
9.2.2022
Tempo di lettura: 2'
La maison francese leader nella produzione di borse da collezione non ha gradito le “MetaBirkin”. Ovvero “l'omaggio” nft di un artista digitale, ora denunciato per violazione della normativa sui marchi
Cosa non si farebbe per una Birkin? La borsetta Hermès più amata è un oggetto del desiderio anche nei nuovi mondi virtuali. Non la si può toccare? Che importa, soprattutto se la si può acquistare a un prezzo “conveniente” rispetto a quello IRL (in real life). Così, spendere dai 5 ai 25 ethereum (13.000 – 65.000 dollari all'epoca dei fatti qui descritti) sul marketplace nft OpenSea per l'iconica borsa può rivelarsi un affare, considerando che il costo medio di una Birkin tangibile si aggira fra i 40.000 e i 500.000 dollari. Tutto bene dunque? Mica tanto: ne sa qualcosa l'artista digitale che risponde al nome di Mason Rothschild.
Lo scorso dicembre 2021 il creatore digitale aveva infatti messo in vendita su OpenSea un'intera collezione nft di cento “MetaBirkin” replicanti le sembianze delle note borse Hermès. La mossa non poteva passare inosservata e la società ha sporto denuncia contro il creator, accusandolo di aver violato la normativa sui marchi. «Uno speculatore digitale che cerca di arricchirsi velocemente», si può leggere nell'accusa scritta dai legali della maison. «La denominazione MetaBirkin altro non è che un furto del marchio Birkin: semplicemente gli antepone “Meta”». Oltre ai danni, la società chiede che tutti gli nft già mintati vengano distrutti e che il dominio web del progetto sia dirottato su quello Hermès.

Le dispute sui diritti di marchio e di autore connesse alla creazione (o mintaggio) degli nft non sono nuove. Ma è la prima volta che una società agisce legalmente in maniera così decisa contro l'utilizzo indebito del suo marchio nel metaverso. Né è servito a tutelare il crypto artista dalle ire della maison la nota con cui Rothschild avvisa i potenziali collezionisti delle sue MetaBirkin che non è «né affiliato, né associato, né autorizzato, supportato o in qualche modo collegato con Hermès» o alcuna delle sue società collegate. Anzi. La maison – nelle 47 pagine della sua denuncia presentata al tribunale di New York – lamenta anche l'uso «non necessario» del suo nome e del link al suo sito web.
Bisogna specificare che, prima di intraprendere ufficialmente le vie legali, Hermès aveva inviato al designer una lettera di diffida. Mason Rothschild aveva però risposto picche dal suo account Instagram, definendo le sue creazioni “arte” e appellandosi al primo emendamento della costituzione Usa, che a suo dire gli permette di rappresentare e vendere immagini (anche) delle borsette Birkin «nello stesso modo in cui consentiva ad Andy Warhol di produrre e vendere opere d'arte che raffiguravano i barattoli di zuppa Campbell». Secondo Rothschild, le accuse di Hermès sono quindi «infondate»

Intanto, le MetaBirkin sono state rimosse da OpenSea. E i tutti i colossi del lusso stanno affacciati alla finestra per vedere come andrà a finire: in ogni caso, questa sarà una sentenza che plasmerà il futuro della creatività e del diritto di marchio nel metaverso.
Caporedattore della sezione Pleasure Asset di We Wealth. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline economiche e sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia e mercati dell’arte. È in We Wealth dalla sua fondazione

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