Pagamenti tra imprese: Lombardia al top per “puntualità”

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La crisi spinge verso l’alto i “ritardi gravi”, il saldo delle fatture oltre 30 giorni dopo la scadenza. Ma crescono anche le imprese “puntuali”, passando dal 34,7% del 2019 al 35,7% nel 2020. Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto al top

Indice

Nel 2020 il numero di aziende che paga i propri fornitori con oltre 30 giorni di ritardo ha sfiorato il 12,8%, in crescita di 21,9 punti percentuali sul 2019

Lombardia ed Emilia-Romagna sono le regioni con la maggiore percentuale di imprese che rispetta i termini di pagamento, con il 45,3 e il 44,8%

Marco Preti, Cribis: “Soffrono le microimprese che, pur essendo le più virtuose con il 37,3% di pagamenti alla scadenza, hanno anche la quota più elevata di ritardi gravi”

L’impatto negativo dell’emergenza sanitaria sul tessuto produttivo tricolore lascia la propria firma anche sul sistema dei pagamenti. Secondo un’indagine di Cribis, società del gruppo Crif specializzata nella business information, lo scorso anno il saldo delle fatture con oltre 30 giorni di ritardo ha sfiorato il 12,8%, un dato superiore di 21,9 punti percentuali rispetto al 2019 e più che raddoppiato rispetto a dieci anni fa (quando si parlava del 5,5%).
“I dati evidenziano come in cinque regioni del Nord Italia i ritardi gravi siano incrementati dal 30 al 40%”, spiega Marco Preti, amministratore delegato di Cribis, sottolineando come lo shock pandemico abbia travolto principalmente le imprese di piccole dimensioni. “In particolare, soffrono le microimprese che, pur essendo le più virtuose con il 37,3% di pagamenti alla scadenza, hanno anche la quota più elevata di ritardi gravi (13,8%), insieme alle piccole (8,7%). Lo sviluppo della pandemia fino alla seconda ondata ha ulteriormente colpito i settori già in sofferenza per il lockdown, quali bar e ristoranti, il trasporto aereo, i servizi ricreativi e il settore cinematografico, tutti agli ultimi posti nel ranking della puntualità nei pagamenti”, aggiunge Preti.

La mappa delle regioni “ritardatarie”

Eppure, parallelamente, crescono anche le imprese che pagano alla scadenza, passando dal 34,7% del 2019 al 35,7% del 2020. Il Nord Est si distingue come l’area geografica “più affidabile”, con il 43,6% di pagamenti regolari, mentre il Sud e le Isole arrancano con il 23%. Il Trentino-Alto Adige, in particolare, è la regione italiana con la minore percentuale di ritardi gravi in assoluto (6,6%), seguito da Emilia-Romagna (8%), Lombardia (8,6%) e Veneto (9,1%). Inoltre, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto guadagnano il podio per maggior numero di imprese che rispettano i termini di pagamento, rispettivamente con il 45,3%, 44,8% e 43,4%. Seguono le Marche (42,4%) e il Trentino-Alto Adige (42,1%). Sul versante opposto si posiziona la Sicilia con il primato negativo sui pagamenti oltre i 30 giorni (22,8%), seguita da Calabria (22,6%) e Campania (20,9%).

Per quanto riguarda invece le province più puntuali, la graduatoria vede ai primi posti Sondrio, Brescia, Bergamo, Lecco e Trento. Ultimo posto per Trapani, accompagnata da Reggio Calabria, Palermo, Crotone e Vibo Valentia. I settori merceologici al top, infine, sono quelli dei servizi finanziari (47,9%) e delle costruzioni (42%), contrariamente al commercio al dettaglio che riporta pagamenti alla scadenza pari al 25,1% e un’incidenza di ritardi gravi pari al 20%. La variazione anno su anno più consistente sul fronte del saldo delle fatture oltre i 30 giorni riguarda la manifattura (32,4%), il commercio al dettaglio (19,8%), i servizi (17,2%) e il commercio all’ingrosso (16,3%).

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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