Il gelo sul mercato dell’arte? Termometro in caduta a doppia cifra

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I primi sei mesi del 2024 si sono chiusi, e il verdetto per il primo semestre dell’anno è arrivato. Si vendono meno opere d’arte, a minor prezzo. E i collezionisti fanno scelte conservative. Lo certifica Deloitte Private nella sua conferenza periodica sul tema art & finance, ospitata a Roma

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Il mercato dell’arte 2024 nel monitor di Deloitte: cala il gelo sulle vendite?

Non è esattamente il tipo di frescura che gli addetti ai lavori avrebbero voluto in questa torrida estate, ma tant’è. Una sorta di gelo pare essere calata sul mercato dell’arte. Se nel 2023 il rallentamento era stato “fisiologico” a fronte di un 2022 da record, nel 2024 il rallentamento c’è e basta. Lo ha certificato Deloitte Private presso l’auditorium Deloitte di Roma il 16 luglio 2024, nella conferenza Il mercato dell’arte e dei beni da collezione. I numeri parlano chiaro: le maggiori case d’asta internazionali registrano una contrazione a doppia cifra nelle vendite (è di queste ore la notizia che le vendite di Christie’s sono calate del 22% nel 2024, anche se il ceo Guillaume Cerutti sottolinea che certi indicatori, come l’aumento degli acquirenti più giovani, sono migliorati).

«La domanda globale di collectibles ha rallentato soprattutto nella fascia alta del mercato», ha specificato Ernesto Lanzillo, partner e leader di Deloitte Private Italia. «In generale, negli ultimi mesi ha prevalso un atteggiamento di maggior prudenza, mentre l’onda di entusiasmo di fine pandemia, iniziata nel 2021 e concretizzatasi nel 2022, ha subito una inevitabile battuta d’arresto, con effetti anche sui prezzi medi dei lotti». È la fine dei pleasure asset? No di certo: «I collezionisti continuano a dimostrare interesse per i beni di qualità nei comparti relativi ad arti visive, beni di lusso, gioielli, borse e design da collezione, il che ha consentito il mantenimento di livelli di fatturato comparabili nei due anni 2022 e 2023 depurandoli da impatti non ricorrenti connessi a importanti vendite di collezioni private».

Due anime: tradizione e innovazione

Le principali case d’asta hanno visto ridimensionarsi i loro volumi d’affari mediamente del 28%. Le offerte sono diminuite e le scelte dei collezionisti risultano più conservative. Può sembrare un controsenso, ma ciò non vuol dire che il mercato stia diventando tradizionalista. Anzi. I collezionisti continuano a cercare opere di giovani artisti con potenziale di crescita. Ciò li sospinge verso gallerie più giovani. Convivono due anime: quella di chi non si distacca da Picasso, Basquiat e Fontana e quella di chi vuole scoprire i blue chip di domani. È anche vero, come sottolinea Barbara Tagliaferripartner e art&finance coordinator di Deloitte Italia, che «uno dei trend più interessanti è quello della crescita dei nuovi acquirenti tra le generazioni più giovani, soprattutto under 40, che continuano a trainare la domanda come diretta conseguenza della digitalizzazione e delle strategie di espansione delle major».

Questi nuovi acquirenti «hanno determinato, negli ultimi anni, una crescente attenzione per alcuni artisti millennial ultra-contemporanei, nonché per i beni della categoria del lusso, tra cui design, borse e gioielli». Infatti Christie’s ha registrato un +35% di nuovi clienti, di cui oltre un terzo è costituito da millennial. Anche Sotheby’s e Phillips dichiarano che del 40% di nuovi offerenti un terzo è costituito dalla generazione dei millennial.

Nel 2023 gli artisti under 40, soprattutto donne e africani, hanno ottenuto ottimi risultati in termini di volumi, rivalutazioni e quotazioni. Inoltre, i giovani talenti di arte ultra-contemporanea riscuotono successo per la loro pittura figurativa e colorata, ideale per l’uso e consumo dei post sui social media.

Le fiere e il mercato dell’arte nel 2024: eventi mondani o luoghi d’affari?

Per quanto riguarda le vendite in fiera, «dopo un 2023 di vivace ritorno al tradizionale calendario fieristico annuale (…), nei primi mesi del 2024 le fiere d’arte hanno confermato la loro centralità per il sistema internazionale, registrando ottimi livelli di affluenza e grande partecipazione. La grande affluenza di visitatori non si è necessariamente tradotta in una crescita negli acquisti, confermando la prudenza dei collezionisti ben dimostrata dai risultati d’asta», ha spiegato Roberta Ghilardi, art&finance manager di Deloitte Private Italia. Art Basel a Basilea, ad esempio, ha visto la partecipazione di 22 nuove gallerie e sono stati registrati oltre 91 mila visitatori, un aumento dell’11% rispetto al 2023, nonostante gli acquisti siano stati molto riflessivi, soprattutto nei giorni successivi a quelli inaugurali».

C’è da annoverare comunque che «il 2024 segna tuttavia il ritorno della vitalità del settore fieristico in Asia, come dimostra l’edizione 2024 di Art Basel Hong Kong, con un aumento del 37% rispetto al 2023 delle gallerie presenti; i visitatori sono stati più di 75.000».

Il lusso salverà il mercato dei pleasure asset

Nei primi sei mesi del 2024 è emerso invece il grande progresso dei comparti lusso, design da collezione e orologi in particolare (ma le premesse c’erano già negli scorsi anni). Per molti, il segmento rappresenta una porta d’ingresso per nuovi potenziali clienti. Il fenomeno è ben visibile nei risultati d’asta di Phillips, che ha registrato il tutto esaurito nelle aste online dedicate agli orologi (nelle aste fisiche comunque il tasso del venduto sfiora il 100%) e una crescita del 45% per le aste di design. Si conferma invece lo stallo in asta per nft e cryptoarte.

Dal punto di vista geografico, New York resta la piazza numero uno, Parigi continua a crescere, scende Londra. In Asia è sempre Hong Kong a essere al centro degli investimenti delle maggiori case d’asta. 

In conclusione, la voce del wealth management si esprime attraverso Pietro Ripa, private banker di Fideuram: «Il mercato deve ritrovare la sua brillantezza, per ora prevale la reticenza a vendere da parte dei collezionisti in possesso di opere eccellenti, che attendono contesti geopolitici più normalizzati. Potrebbe volerci ancora del tempo, ma la vivacità del comparto fieristico è già un incoraggiante segnale di ripresa».

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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