Gaza, il Mediterraneo e il sogno infranto della pace

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Vista aerea di una città costiera con alti edifici e aree urbane sulla destra e una spiaggia sabbiosa con onde sulla sinistra. La costa curva dolcemente, con un mix di moderni grattacieli e piccoli edifici residenziali sotto un cielo parzialmente nuvoloso.

Dalla spirale di violenza in Medio Oriente alla lezione di Shimon Peres: serve coraggio percostruire un futuro in cui il Mare Nostrum unisca anziché dividere

Gli accordi su Gaza non esauriscono quella sanguinosa spina nella pace del mondo che è la questione palestinese. L’Antico Testamento predicava l“occhio per occhio, dente per dente” (Levitico, 24:19-20) – e il Nuovo? Proprio nella terra dove Gesù camminò nella brezza del mondo, portando il più alto messaggio di pace che l’umanità abbia mai conosciuto, il Nuovo Testamento è passato invano. Qualche anno fa, Papa Francesco sostenne che, se le spese militari degli Stati fossero dedicate alla cura della povertà, il mondo sarebbe pacifico e felice. Papa Francesco è un ingenuo pacifista? Certo, l’esito auspicato dal Pontefice è utopico. Ma il Papa – scrisse il compianto amico Gianni Toniolo – “ha ragione anche lui: la sua predicazione deve essere profetica (come appunto quella di Isaia), cioè utopica. In fondo il pensiero utopico, da Agostino a Campanella a Thomas More, ha avuto un’influenza non marginale, perché, come c’è un istinto naturale alla sopravvivenza e alla difesa, forse c’è anche un bisogno naturale di intravedere un mondo ideale. Aiuta forse anche i ‘realisti’, consci del peso della storia, a cogliere qualche direzione lungo la quale muoversi”. Gianni aveva ragione.

E ci saremmo dovuti ricordare di un altro ‘utopista’, Tolstoj, che, in un libro poco conosciuto (Il regno dei cieli è in voi), prende il Vangelo alla lettera e dice che il ‘porgere l’altra guancia’ vale per tutti, per gli individui come per i popoli. Il problema, naturalmente, è che i popoli sono “gente di metà classifica”, e l’istinto di sopravvivenza è troppo radicato nella psiche umana. Porgere l’altra guancia è una nobile scelta individuale, ma non può essere la scelta di un popolo.

Ma torniamo al sangue nel Medio Oriente. L’occhio per occhio è stato interpretato da Israele come “dieci occhi per un occhio, dieci denti per un dente”, con l’aggravante che occhi e denti sono sempre più quelli di civili innocenti. Anche nel governo israeliano, tuttavia, c’è chi guarda al futuro. Cosa succederà quando si andrà a depositare il polverone della guerra? Dopo le atrocità commesse da Hamas, il governo israeliano si è votato alla distruzione di quell’organizzazione; e si è votato poi alla distruzione di Hezbollah. Ma, mentre si possono distruggere le cose, e anche le persone, non si può distruggere un’idea, un anelito, una furia. Il carico di odio e disperazione che il governo israeliano ha generato in quella sfortunata parte del mondo ritornerà sotto altre spoglie: un Hamas 2.0 e un Hezbollah 2.0 risorgeranno dalle ceneri.

La soluzione è quella di sempre: i due Stati. “Non è questo il momento di fare un regalo ai palestinesi”, disse Netanyahu in risposta a una domanda su che cosa pensasse di quella soluzione. In verità, non è mai stato il momento. Ma realizzare i ‘due Stati’ non è un regalo, è elementare giustizia. Quella soluzione è sul tavolo da decenni, da quando Yasser Arafat ed Ehud Barak, al famoso Summit di Camp David nel luglio 2000, si incontrarono per discutere dei ‘Parametri di Clinton’ per la soluzione ‘due Stati’. A Camp David, Barak accettò i ‘Parametri di Clinton’ con venti pagine di ‘Reservations’, dalle quali si poteva evincere che uno Stato palestinese avrebbe potuto emettere dei bei francobolli e poco più. E le cose non sono cambiate da allora, se non in peggio.

Il Mediterraneo ‘mare di pace’? Sembra velleitario auspicarlo, tanto inestirpabili appaiono i conflitti in “questa aiuola che ci fa tanto feroci”. Nel ‘mondo capovolto’, dove per tante ragioni geopolitiche ed economiche le direttrici degli scambi e delle convenienze volgono sempre di più verso l’asse Nord-Sud, la storia e la geografia assegnano al Mare Nostrum – un mare che si affaccia su tre continenti e bagna 22 Paesi – un ruolo cruciale. Ma se questo ruolo deve essere compiuto, è indispensabile che quanto un ‘padre fondatore’ di Israele – Shimon Peres, oggi scomparso – auspicava, si realizzi: “La pace con i palestinesi aprirà porti di pace intorno a tutto il Mediterraneo. Il dovere dei leader sta nel perseguire la libertà senza sosta, anche di fronte alle ostilità, anche di fronte ai dubbi e alle delusioni. Immaginate quel che potrebbe essere”.

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