Riscatto anni di laurea 2026, quanto si può anticipare la pensione

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Riscattare gli anni di laurea può anticipare l’uscita dal lavoro, ma non sempre. Secondo le simulazioni di Smileconomy per We Wealth, l’effetto dipende da quando si è iniziato a lavorare e dall’accesso alla pensione anticipata contributiva. In alcuni casi il riscatto può persino far slittare il pensionamento.

Vale la pena riscattare gli anni di laurea se l’obiettivo è andare in pensione prima? È una domanda molto comune, ma la risposta dipende da alcune variabili che rendono il risultato diverso caso per caso. La possibilità di guadagnare anni di pensione esiste, ma attenzione: in alcune situazioni riscattare gli anni di laurea può produrre un effetto paradossale e allungare i tempi per il pensionamento.

Andrea Carbone, economista, divulgatore e fondatore di Smileconomy, ha fatto i conti per We Wealth mettendo in fila i requisiti che rendono più o meno conveniente riscattare gli anni di studio universitario.

Lo ricordiamo: il riscatto della laurea è una facoltà che consente, a fronte di un pagamento, di trasformare gli anni di studio in anni di contribuzione pensionistica. Questo aumenta il montante contributivo e quindi l’importo dell’assegno futuro, ma soprattutto può avvicinare il raggiungimento dei requisiti per la pensione anticipata basata sull’anzianità contributiva.

Per sfruttare davvero questo meccanismo, però, è necessario aver iniziato a lavorare e versare contributi abbastanza presto, indicativamente entro i trent’anni. In caso contrario, la somma tra anni riscattati e contributi effettivamente versati durante la vita lavorativa potrebbe comunque non essere sufficiente a raggiungere i requisiti per la pensione anticipata, oggi fissati a 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini.

Gli ingredienti della convenienza del riscatto sono essenzialmente due, spiega Carbone. Il primo è l’età alla quale si è iniziato a contribuire. “Prima si inizia, maggiore è la probabilità che il riscatto di laurea possa servire; al contrario, se si entra tardi nel mercato del lavoro, difficilmente il riscatto potrà fare la differenza”.

Il secondo elemento è uno spartiacque introdotto dalla riforma Dini: l’anno di ingresso nel sistema contributivo, cioè se si è iniziato a lavorare prima o dopo il 1996. Questo fa una grande differenza perché chi ha iniziato a lavorare dopo quell’anno dispone di un’opzione aggiuntiva per anticipare la pensione: la pensione anticipata contributiva. Quest’ultima, osserva Carbone, “in alcuni casi consente di andare in pensione fino a tre anni prima; di conseguenza il riscatto diventa meno conveniente, perché esiste già un canale che permette di anticipare l’uscita”.

In parole semplici, un lavoratore che:

  1. ha iniziato a lavorare dopo il 1996
  2. e maturerà una pensione superiore al triplo dell’assegno sociale (pari a 1.747,97 euro mensili nel 2026)

può andare in pensione a 64 anni invece che a 67, purché abbia maturato almeno venti anni di contributi effettivi.

Qui emerge uno dei paradossi del sistema. Chi ha studiato a cavallo del 1996 potrebbe infatti scoprire che il riscatto della laurea produce l’effetto opposto a quello desiderato. Riscattando gli anni universitari, infatti, la data di inizio della contribuzione verrebbe retrodatata prima del 1996. In questo modo il lavoratore perderebbe il diritto ad accedere alla pensione anticipata contributiva.

Il risultato è controintuitivo: alcuni lavoratori finirebbero per pagare il riscatto della laurea e andare comunque in pensione più tardi.

“Il pieno beneficio del riscatto di laurea lo ottiene soltanto chi ha iniziato a lavorare entro il 1995”, spiega Carbone. “Per tutti gli altri il vantaggio tende a ridursi, fino ad arrivare ai potenziali beffati — evidenziati nelle caselle rosse delle nostre simulazioni — che rischiano di andare in pensione più tardi. Si tratta di lavoratori che hanno iniziato a contribuire dopo il 1996 ma hanno almeno una parte degli studi prima di quell’anno: riscattando la laurea diventerebbero lavoratori pre-1996, perdendo il diritto alla pensione anticipata contributiva”.

In sintesi, il riscatto della laurea tende a essere più conveniente per chi ha iniziato a lavorare in giovane età e, allo stesso tempo, non maturerà una pensione sufficientemente elevata da accedere alla pensione anticipata contributiva.

Nelle condizioni più favorevoli, secondo le simulazioni di Smileconomy aggiornate al 2026, il riscatto può consentire di anticipare l’età di pensionamento fino a cinque anni e sei mesi. Non è poco.

Domande frequenti su Riscatto anni di laurea 2026, quanto si può anticipare la pensione

Riscattare gli anni di laurea nel 2026 permette sempre di anticipare la pensione?

Non necessariamente. La possibilità di anticipare la pensione riscattando gli anni di laurea dipende da diverse variabili specifiche per ogni individuo. In alcuni casi, potrebbe persino allungare i tempi di pensionamento.

Qual è il principale fattore da considerare per valutare la convenienza del riscatto degli anni di laurea?

Il fattore chiave da considerare è se l'obiettivo primario è effettivamente quello di andare in pensione prima. La convenienza finanziaria e temporale del riscatto varia significativamente da persona a persona.

Esistono situazioni in cui il riscatto degli anni di laurea può avere un effetto inatteso sui tempi di pensionamento?

Sì, l'articolo menziona che in determinate circostanze, il riscatto degli anni di laurea può produrre un effetto paradossale, portando a un allungamento dei tempi necessari per raggiungere la pensione.

Chi ha fornito le analisi sui costi e i benefici del riscatto degli anni di laurea?

Le analisi sui calcoli relativi al riscatto degli anni di laurea sono state effettuate da Andrea Carbone, economista, divulgatore e fondatore di Smileconomy.

Qual è la natura della domanda più comune riguardo al riscatto degli anni di laurea?

La domanda più frequente riguarda la convenienza del riscatto degli anni di laurea in relazione all'obiettivo di anticipare l'età pensionabile. La risposta, tuttavia, non è univoca.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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