Mediobanca, retromarcia dell’industria: verso il -11,1%

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Secondo un’indagine dell’Area studi Mediobanca, le imprese manifatturiere familiari italiane si preparano a una chiusura dell’anno col segno meno. Atteso un calo delle vendite del -11,1%. Le misure restrittive frenano soprattutto tessile e abbigliamento

Indice

In termini di fatturato Enel guadagna la vetta della classifica dell’industria con 77,4 miliardi

Poste Italiane, nonostante un calo del 3,8%, registra il maggior numero di dipendenti (129mila)

Nel settore bancario volano Unicredit e Intesa Sanpaolo, che contano rispettivamente 852,8 e 806,9 miliardi di euro di totale attivo tangibile

Mentre la seconda fase dell’emergenza epidemiologica si prepara a rimescolare le carte in tavola, le attese sulla chiusura dell’anno per l’industria italiana restano fosche. Stando alla 55esima edizione dell’analisi dell’Area studi Mediobanca sui bilanci di 3.449 aziende (di cui 2.582 società industriali e di servizi, 250 holding, 29 sim, 29 società di leasing, 39 di factoring e credito al consumo, 406 banche e 114 assicurazioni), le imprese manifatturiere familiari del Belpaese potrebbero andare incontro a un crollo delle vendite dell’11,1%, dopo aver registrato una contrazione del -15,7% nel primo semestre dell’anno. E lo scenario, disegnato anche dalle misure restrittive dispiegate per contenere la diffusione della pandemia, è ancora più cupo per alcuni comparti.
Si tratterebbe in particolare del tessile, per il quale è atteso un calo del -26,7%, ma anche abbigliamento (-25,2%), pelli e cuoio (-23,2%), mezzi di trasporto (-21,7%), trattamento dei metalli (-17,7%), metallurgico (-16%), legno e mobili (-14,4%), altri beni per la persona e la casa (-14,2%), elettro-meccanico (-13,6%) e macchine e attrezzature (-11,7%). Più contenuto, invece, il crollo stimato per il settore chimico (-9,7%), per i prodotti per l’edilizia (-9,4%), industria molitoria e pastifici (-4,4%), bevande (-2,9%) e pharma e cosmesi (-2,6%), mentre potrebbero chiudere l’anno con il segno più conserviero (+1,3%), dolciario (+2,5%), caseario (+4,9%) e altre industrie alimentari (+5,3%).
Volgendo lo sguardo sul 2019, intanto, i grandi gruppi energetico-petroliferi pubblici guadagnano il podio della classifica dell’industria per fatturato, guidati da Enel con 77,4 miliardi di euro, Eni con 69,9 miliardi e Gse con 29,7 miliardi. Seguono cinque operatori del comparto manifatturiero capeggiati da Fca Italy e sei operatori dei servizi (guidati da Telecom). In termini di numero di dipendenti, invece, Poste Italiane mantiene il primato con 129mila unità, nonostante una contrazione registrata del -3,8%. Al secondo posto si posiziona Ferrovie dello Stato con più di 83mila dipendenti, accompagnata da Edizione con oltre 80mila, Enel con 68mila e Telecom Italia con 51mila. Prima in classifica anche per investimenti finanziari tra le holding italiane, Enel registra un anno da record per debiti finanziari (si parla di 62 miliardi alla fine del 2019) e per utili (sette miliardi tra il 2018 e il 2019).

Banche: Unicredit e Intesa Sanpaolo sul podio

Unicredit e Intesa Sanpaolo, invece, guidano il settore finanziario registrando rispettivamente 852,8 e 806,9 miliardi di totale attivo tangibile e staccandosi in modo decisivo da Cassa depositi e prestiti (385,8 miliardi) e Banco Bpm (165,8 miliardi). Nell’universo assicurativo, infine, la top10 è trainata da Generali, con premi lordi pari a 68,2 miliardi. Chiudono il podio Poste Vita con 18 miliardi e Unipol Gruppo con 13,9 miliardi.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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