Il cantiere della Manovra 2026 è ufficialmente aperto e le dichiarazioni di diversi membri del governo hanno già anticipato alcune delle novità che — se saranno trovate le necessarie coperture — potrebbero modificare aspetti fiscali e patrimoniali rilevanti per le famiglie italiane.
Taglio Irpef: secondo scaglione al 33%
Il provvedimento principale su cui il governo lavora sin dall’insediamento riguarda la riduzione del prelievo fiscale. Dopo l’intervento sull’aliquota più bassa già approvato, ora l’attenzione si sposta sulla fascia media. L’obiettivo, confermato dal viceministro dell’Economia Maurizio Leo a Telefisco, è ridurre l’aliquota Irpef del secondo scaglione dal 35 al 33 per cento.
Attualmente questa aliquota si applica ai redditi compresi tra 28.000 e 50.000 euro. Il 18 settembre Leo ha dichiarato che, se ci saranno le risorse necessarie, nella manovra potrebbe esserci una riduzione dell’aliquota intermedia dal 35 al 33 per cento, con l’estensione del tetto dello scaglione da 50 a 60.000 euro.
L’impatto della misura dipende dal reddito: per chi guadagna 30.000 euro il risparmio sarebbe di circa 40 euro; per chi dichiara 50.000 euro salirebbe a 440 euro. Se lo scaglione fosse esteso fino a 60.000 euro, oggi tassati al 43 per cento, il vantaggio arriverebbe fino a 1.440 euro. Il costo complessivo della misura, limitata ai redditi fino a 50.000 euro, è stimato in circa 4 miliardi di euro.
Detrazioni fiscali sulle ristrutturazioni
Per chi intende acquistare e ristrutturare una casa, una possibile novità riguarda la detrazione fiscale per i lavori edilizi. Attualmente fissata al 50 per cento per le spese del 2025, dal 2026 dovrebbe ridursi al 36 per cento.
La viceministra dell’Ambiente Vannia Gava, con una nota ufficiale del 18 settembre, ha annunciato che il governo sta valutando di mantenere la detrazione al 50 per cento anche nel 2026, accorciando al tempo stesso il periodo di fruizione da 10 a 5 anni.
Stiamo provando a portare al 50 per cento le detrazioni fiscali per le ristrutturazioni delle abitazioni anche nel 2026, oggi al 36 per cento, ha dichiarato Gava. Insieme al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti stiamo valutando se sarà possibile usufruire dei benefici fiscali in 5 anni anziché 10, rendendo l’ecobonus più immediato e conveniente.
Tale modifica, però, potrebbe ridurre la possibilità di recuperare l’intera spesa in caso di capienza fiscale insufficiente: oltre una certa soglia di imposte pagate, parte del beneficio andrebbe infatti persa.
Isee, totalmente esclusa l’abitazione principale di proprietà
Un’altra ipotesi in discussione riguarda la rimozione del valore della prima casa dal calcolo dell’Isee, proposta dalla Lega per ampliare l’accesso a bonus come l’assegno unico o le agevolazioni su affitti e bollette.
Già il 23 agosto, a Pinzolo, il leader della Lega e ministro dei Trasporti Matteo Salvini aveva dichiarato:
Se non hai un Isee abbastanza basso non hai bonus per l’asilo, per l’affitto, per la bolletta della luce. Solo che l’Isee risulta alto se hai una casa di proprietà, sei considerato ricco e sei eliminato. È una follia. La prima casa bisogna toglierla dal calcolo dell’Isee. Perché altrimenti i bonus vanno sempre ai soliti, mentre quelli che lavorano e dichiarano tutto se la prendono sempre in saccoccia.
La proposta è stata ribadita anche il 16 settembre, in un’intervista a Radio 24:
La revisione dei parametri di calcolo dell’Isee, con la rimozione del computo del valore della prima casa è una cosa che chiedono tantissime famiglie, associazioni, mondo delle imprese e lo stesso volontariato. Aver comprato un monolocale o un bilocale dopo anni di sacrifici non ti può sostanzialmente escludere da qualsiasi tipo di contributo pubblico. Come l’aver risparmiato e avere sul conto corrente qualche euro. I bonus vanno sempre nella stessa direzione, vanno sempre agli stessi soggetti che ne prendono 2-3-4-5, li cumulano e diventano qualcosa di assolutamente iniquo.
Attualmente, nel calcolo ISEE il valore dell’abitazione principale è escluso solo sotto i 52.500 euro, con un incremento di 2.500 euro per ogni figlio convivente dal terzo in poi. Oltre questa soglia, l’eccedenza viene conteggiata per due terzi.

