Le big 4 del wealth management perderanno quote di mercato

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Un nuovo rapporto mostra un perdurante declino di Merrill Lynch WM, Morgan Stanley, Ubs e Wells Fargo nei confronti dei broker online

Secondo il report condotto dalla società di ricerca Aite-Novarica Group, “New Realities In Wealth Management”, le wirehouse proseguiranno il trend di declino avviato negli ultimi anni, e vedranno contrarsi la loro quota di mercato dal 25% attuale al 24,2% nel 2022, per scendere ulteriormente al 21,9% nel 2025

Nei prossimi anni non saranno le concorrenti di medie dimensioni ad approfittare del declino delle wirehouse: piuttosto, a guadagnare clienti saranno i broker online a basso costo

I grandi intermediari finanziari, le wirehouse identificate in Merrill Lynch WM, Morgan Stanley, Ubs e Wells Fargo, continueranno a perdere quote di mercato nel mondo della gestione patrimoniale. Secondo un nuovo rapporto condotto dalla società di ricerca Aite-Novarica Group, “New Realities In Wealth Management”, le wirehouse proseguiranno il trend di declino avviato negli ultimi anni, e vedranno contrarsi la loro quota di mercato dal 25% attuale al 24,2% nel 2022, per scendere ulteriormente al 21,9% nel 2025.

La tendenza assume prospettiva ancora più interessante, se si considera che queste grandi società di intermediazione nel 2010 controllavano un terzo del mercato. Secondo il rapporto non saranno le concorrenti di medie dimensioni ad approfittare del declino delle wirehouse: piuttosto, a guadagnare clienti saranno i broker online a basso costo. Questi ultimi, secondo Aite-Novarica, andranno ad aumentare la quota di mercato dal 23,5% al 26,8%.

“Le wirehouse stanno attivamente ridimensionando le loro basi di clienti, puntando a clienti più grandi, e spostando quelli meno abbienti verso il modello ibrido e il robo-advice”, si legge nel rapporto.

A fronte di una quota di mercato in calo, infatti, gli asset dei clienti gestiti dalle wirehouse è cresciuto per il secondo anno consecutivo nel 2020 a 9.600 miliardi di dollari. Tutte e quattro le big hanno osservato incrementi a doppia cifra: Morgan Stanley (+17%, 3.200 miliardi), Merrill Lynch (+13% 2.900 miliardi), Wells Fargo (+22% 2.000 miliardi) e Ubs (+12% a 1.600 miliardi).


In effetti, gli asset gestiti dal wealth management statunitense sono cresciuti con un tasso composto del 9% annuo fra il 2010 e il 2020 – parte di questa crescita è stata intercettata dalle wirehouse, ma in misura evidentemente inferiore rispetto alle concorrenti. Nel 2010 erano 15.700 i miliardi dollari gestiti dai wealth manager negli Usa, contro i 37.300 miliardi del 2020 (si veda il grafico in alto).

I clienti più “grossi”, in rapporto ai consulenti, li gestisce Ubs con asset medi da 249 milioni di dollari, contro i 198 milioni di Morgan Stanley, i 167 milioni di Merrill Lynch e il 148 milioni di Wells Fargo.

Mentre le quote di mercato diminuiscono, dalle wirehouse continuano a defluire “verso altri canali” anche gli stessi consulenti finanziari, afferma Aite-Novarica; alcuni perché preferiscono passare a un approccio autonomo, altri perché tagliati direttamente dalla società.

A parte, Morgan Stanley i cui consulenti sono aumentati del 3% (532) a circa 16.000 dal 2019 al 2020, il conteggio è sceso per Merrill Lynch dell’1% a 17.331, del 6% per Wells Fargo a 13.513 e del 4% per Ubs a 6.305. “Mentre la partenza dei consulenti dalle wirehouse è principalmente guidata dalla maggiore accessibilità dell’indipendenza, un numero significativo di partenze di consulenti è stato dovuto alle stesse wirehouse che potano i loro consulenti meno produttivi”.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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