La Russia fugge dal dollaro, la finanza guarda al renminbi

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Il Russian National Wealth Fund sta tagliando tutti gli asset in dollari, in risposta alle sanzioni americane, mentre continua il deprezzamento del biglietto verde. Nel futuro delle valute digitali quale sarà il nuovo dollaro? Per Ray Dalio lo yuan digitale

Indice

Il fondo sovrano russo sta smobilizzando le sue posizioni in dollari. Il nuovo assetto valutario del fondo potrebbe essere: 40% euro, 30% yuan, 20% oro, 5% yen giapponese e 5% sterlina britannica

Secondo Ray Dalio lo yuan cinese diventerà una valuta di riserva contendendo tale ruolo al dollaro e arrivando a competere nell’universo crittografico con il bitcoin

Come Washington continua a mantenere il pugno di ferro con Mosca, imponendone nuove sanzioni, il Cremlino non resta a guardare. Il contrattacco russo è valutario e passa per i mercati. Il Russian National Wealth Fund (NWF), il fondo sovrano del Paese, ha annunciato di stare tagliando tutte le sue posizioni in dollari, favorendo invece quelle in euro, in yuan e in oro. Nel mentre, negli Stati Uniti il biglietto verde è sempre più debole e la finanza sembra accorgersene. Ray Dalio, fondatore di Bridgewater, l’hedge fund più grande al mondo, scommette sullo yuan digitale.

Fuori dollari, dentro euro

Come riporta Reuters, la mossa del fondo sovrano russo è stata annunciata giovedì al Forum economico internazionale di San Pietroburgo dal ministro delle finanze Anton Siluanov. “Come la banca centrale abbiamo deciso di ridurre gli investimenti del NWF in attività in dollari”, ha detto Siluanov ai giornalisti, aggiungendo che il fondo investirà invece in euro, yuan cinese e attività in oro. Le modifiche conseguenti il taglio del dollaro dovrebbero avvenire entro il prossimo mese. Una volta completata la liquidazione delle relative posizioni, la quota di attività in euro dovrebbe attestarsi al 40%, quella dello yuan al 30% e quella dell’oro al 20%. Lo yen giapponese e la sterlina britannica arriverebbero a contare per il 5% ciascuno.

Questione politica

Timothy Ash, senior strategist sovrano dei mercati emergenti presso BlueBay Asset Manager, ha descritto la decisione di abbandonare le attività in dollari come “molto politica” e destinata a “inviare un segnale” all’amministrazione Biden in vista del prossimo vertice con il presidente Vladimir Putin. Il messaggio è “non abbiamo bisogno degli Stati Uniti, non abbiamo bisogno di transazioni in dollari, e siamo invulnerabili rispetto a nuove sanzioni statunitensi” ha scritto in una nota di ricerca dopo l’annuncio, come riporta la Cnbc, paventando l’ipotesi che la Russia si aspetta ulteriori sanzioni statunitensi. L’amministrazione Biden ha imposto una serie di nuove sanzioni contro Mosca nel mese di aprile circa presunte interferenze nelle elezioni del 2020, attacchi informatici contro il governo degli Stati Uniti e reti aziendali, l’annessione illegale e l’occupazione della Crimea, e le violazioni dei diritti umani. Il governo russo nega tutte le accuse.

Ray Dalio scommette sullo yuan digitale

La scelta del fondo sovrano ricalca quella della banca centrale russa, che sta riducendo la quota di riserve detenute in dollari. Al di là della questione geopolitica, ve ne è una anche politica. Il governatore della banca centrale russa, Elvira Nabiullina, intervistata dalla CNBC, è stata chiara nel dire che le valute digitali saranno il futuro dei sistemi finanziari. Mosca ha pubblicato un documento di consultazione su un rublo digitale in ottobre, e mira ad avere un prototipo pronto entro la fine del 2021. Ma il dollaro si deve guardare bene sia a livello fisico che digitale da un’altra valuta: lo yuan cinese. A sostenerlo è Ray Dalio, nome altisonante nei corridoi di Wall Street. Il fondatore di Bridgewater ha anche affermato che la valuta digitale cinese potrebbe diventare la valuta di riferimento, o di riserva, a livello mondiale, soppiantando dollaro e bitcoin. E sebbene il dollaro rimanga ampiamente al momento attuale la moneta più utilizzata a livello internazionale, una sua controparte digitale difficilmente potrebbe competere con la criptovaluta di Pechino.

di Lorenzo Magnani

Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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