Jane Fraser: stipendio a sei zeri per la prima ceo di Wall Street

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Jane Fraser, nel suo primo anno da ceo di Citigroup, ha ricevuto un compenso da 22,5 milioni di dollari. Una cifra che, però, non si avvicina neppure a quella degli altri leader (al maschile) di Wall Street

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Classe 1967, lo scorso marzo Jane Fraser ha raccolto la staffetta da Michail Corbat, diventando la prima ceo di una grande banca d’investimento americana

James P. Gorman di Morgan Stanley e David M. Solomon di Goldman Sachs hanno ottenuto 35 milioni di dollari ciascuno nello stesso periodo

Sembrava un semplice cambio della guardia. Invece, ormai un anno fa, ha contribuito a tirare su il velo da quell’impenetrabile “soffitto di cristallo” che fino ad allora aveva bloccato le carriere delle donne di Wall Street. Ma i numeri diffusi all’alba del primo compleanno di Jane Fraser nelle vesti di ceo di Citigroup mostrano ancora un settore (quello finanziario) che fatica a tenere il ritmo del countdown per la parità di genere.
Classe 1967, Fraser ha iniziato la sua carriera in Goldman Sachs per poi volare in Spagna per Asesores Bursátiles, approdare in McKinsey&Company e debuttare in Citigroup nella divisione corporate and investment banking. Dopo aver rivestito la carica di direttore generale del colosso americano, lo scorso marzo ha raccolto la staffetta da Michail Corbat, diventando la prima chief executive officer di una grande banca d’investimento americana. Una donna, che nel 2018, aveva dichiarato alla Cnn di non vedere l’ora di rompere il soffitto di cristallo (metafora utilizzata per indicare una situazione in cui l’avanzamento di carriera viene bloccato da discriminazioni di origine razziale o sessuale, ndr). E che oggi vanta uno stipendio a sei zeri.

Gli stipendi di Wall Street

Stando a quanto risulta al Wall Street Journal, Fraser ha ricevuto infatti un compenso pari a 22,5 milioni di dollari, di cui 6,35 milioni di bonus. Corbat, invece, aveva ottenuto nel 2020 uno stipendio di 19,04 milioni dopo averne guadagnato 24 nel 2018 e nel 2019 (l’ex ceo aveva subito una contrazione del compenso del 21% dopo che le autorità di regolamentazione avevano inflitto al colosso una multa da 400 milioni di dollari per non aver migliorato i suoi sistemi di gestione del rischio). Ma la paga di Fraser non si è neppure avvicinata a quella degli altri ceo delle grandi banche statunitensi, ampiamente ricompensati dopo un anno eccezionale per Wall Street. James P. Gorman di Morgan Stanley e David M. Solomon di Goldman Sachs, per esempio, hanno ottenuto 35 milioni di dollari ciascuno nello stesso periodo. Per Jamie Dimon di JpMorgan Chase si parla di 34,5 milioni e per Brian T. Moynihan di Bank of America di 32 milioni.

Eppure, spiega il quotidiano newyorkese, l’impegno di Citigroup per la parità di genere non si è limitato alla nomina di Fraser. Nel 2020, la banca ha dichiarato che la retribuzione mediana delle donne a livello globale all’interno del gruppo era pari al 74% della retribuzione riservata agli uomini. Adeguato questo dato ai titoli e all’esperienza, la percentuale sale al 99%. Inoltre, l’istituto ha affermato di star lavorando per ridurre questo gap aumentando anche il numero di donne nei ruoli più retribuiti e più senior.

I piani di Citigroup

Intanto, nel suo primo anno da ceo, Fraser ha iniziato a lavorare su un aggiornamento del piano strategico, puntando su alcune offerte di base per i consumatori e sui suoi servizi bancari globali. Destreggiandosi anche con le costose trasformazioni interne necessarie a placare le autorità di regolamentazione. Come rivelato dal Financial Times, in vista del discorso della ceo in occasione della giornata degli investitori del prossimo 2 marzo, Fraser dovrebbe puntare ora sulle piccole e medie imprese e sulla gestione patrimoniale, ma anche sull’investment banking e i mercati di capitali.

“Dopo aver preso la difficile decisione di uscire da alcuni mercati che non si adattano alla nostra strategia, ci concentreremo su cinque attività principali e interconnesse”, hanno dichiarato da Citigroup, sottolineando come l’obiettivo sia quello di “investire su un numero selezionato di opportunità di crescita” ottimizzando “le attività esistenti per mantenere ed estendere” le proprie “posizioni di leadership”. In realtà, stando a quanto risulta al quotidiano-economico finanziario britannico, gli investitori temono che il colosso resti indietro sull’investment banking e che si concentri sui servizi per le aziende di medie dimensioni e sulla gestione patrimoniale. Eppure, a dispetto dei piani della ceo, lo scorso anno la gestione patrimoniale ha rappresentato solo il 10% delle entrate del gruppo. Resterà da vedere in che modo, tra due settimane, Fraser deciderà di ispirare gli investitori e motivare i propri dipendenti. Mentre la corsa per la parità di genere, almeno a Wall Street, continua.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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