Private market: 8 istituzionali su 10 aumenteranno allocazione

3 MIN

Un sondaggio internazionale su 800 player condotto da Nuveen rivela la forte scommessa su asset class alternative: private debt in testa

Indice

Gli investitori istituzionali, quantomeno prima della nuova ondata di preoccupazioni collegate all’intelligenza artificiale e all’impatto sul settore software, hanno espresso una convinzione di ferro: 8 su 10 affermano che aumenteranno il peso dei mercati privati nei portafogli nei prossimi cinque anni. Lo ha dichiarato, fra l’ottobre e il novembre scorso, un campione di 800 istituzioni a livello globale con 17.000 miliardi di dollari in gestione, nell’ambito dell’Equilibrium survey di Nuveen, i cui risultati sono stati appena diffusi.

Per la maggioranza assoluta (51%) degli investitori istituzionali il peso di queste asset class alternative passerà dal 5% al 15% dell’allocazione di portafoglio. I mercati privati comprendono investimenti con diverse gradazioni di rischio, accomunati dall’assenza di mercati pubblici con formazione dei prezzi trasparente e in tempo reale. Fondi pensione, assicurazioni e banche prevedono di investire di più sia in infrastrutture e debito privato (lo afferma il 43% del campione) sia in private equity (42%).

Buyout in rallentamento e credito alternativo in ascesa

Non è la prima volta che i sondaggi mostrano una crescita dei private market nelle preferenze degli investitori istituzionali. Tuttavia, non tutte le asset class hanno riscosso consenso negli ultimi mesi. Al punto che la raccolta dei fondi di private equity focalizzati sui buyout è tornata ai livelli più bassi degli ultimi anni nel 2025, secondo i dati di Bain & Co, anche a causa dei tempi lunghi per la restituzione del capitale.

Più recentemente, il calo delle aziende di software quotate in Borsa ha colpito di riflesso i titoli dei maggiori fondi di mercato privato, da Blackstone a Blue Owl, quest’ultima recentemente danneggiata dalla scelta di liquidare un fondo di private credit semi-liquido, interrompendo nel frattempo la possibilità di richiedere un rimborso anticipato.

Tutto questo non sembra ridurre la visione positiva sulla diversificazione nei mercati privati. Per quasi la metà degli investitori sondati da Nuveen, diversificare il credito alternativo sarà una delle principali priorità nei prossimi cinque anni. In questo ambito, la preferenza ricade sul corporate private investment grade (44%), sul private debt infrastrutturale investment grade (44%) e sulle private asset-backed securities (Abs) (40%). Quasi la metà degli investitori (46%) prevede di aggiungere uno o due nuovi tipi di investimenti in credito alternativo nei prossimi due anni, mentre il 15% intende aggiungerne tre o più.

L’IA come megatrend (e rischio) per il software

“La portata e la rapidità del capitale istituzionale che fluisce nei mercati privati continuano a essere significative”, ha dichiarato Harriet Steel, Global Head of Institutional Distribution di Nuveen. “Gli investitori istituzionali stanno sfruttando appieno la potente combinazione di benefici offerti dai mercati privati: diversificazione dall’incertezza dei mercati pubblici, maggiore generazione di reddito e potenziale di rendimenti corretti per il rischio più elevati. Con le nuove tecnologie che rendono più efficiente l’integrazione degli investimenti nei mercati privati nei portafogli esistenti, ci aspettiamo che questo cambiamento strutturale acceleri, soprattutto mentre gli investitori cercano resistenza in un contesto di volatilità persistente”.

A emergere con forza è anche il ruolo dell’intelligenza artificiale come fattore destinato a rimodellare le scelte allocative nel medio termine, proprio mentre il settore software – storicamente uno dei principali bacini di creazione di valore per il private equity – attraversa una fase di crescente incertezza. L’indagine rileva infatti che l’IA è oggi il megatrend più rilevante per le decisioni di investimento dei prossimi cinque anni per il 63% degli investitori istituzionali, davanti alla transizione energetica (40%) e alla deglobalizzazione (36%).

Una centralità che si riflette in modo ambivalente: da un lato come opportunità di crescita trasversale ai settori, dall’altro come possibile elemento di compressione dei margini nei modelli di business software tradizionali, sui quali si è concentrata una parte rilevante delle strategie di buyout nell’ultimo decennio. In altre parole, la stessa tecnologia che promette di aumentare la produttività e aprire nuovi mercati rischia di mettere sotto pressione alcune delle principali fonti di rendimento del private equity, riducendo le barriere all’ingresso e accelerando la commoditizzazione di servizi finora ad alto valore aggiunto.

In questo senso, la crescente attenzione all’intelligenza artificiale si intreccia con i timori emersi negli ultimi mesi circa la sostenibilità delle valutazioni nel comparto tecnologico e l’impatto potenziale su portafogli privati fortemente esposti al software, spingendo parte degli investitori a ribilanciare l’esposizione verso segmenti di credito alternativo meno sensibili al ciclo tecnologico.

Domande frequenti su Private market: 8 istituzionali su 10 aumenteranno allocazione

Qual è la tendenza principale degli investitori istituzionali riguardo ai mercati privati nei prossimi cinque anni?

La maggior parte degli investitori istituzionali, precisamente 8 su 10, prevede di aumentare l'allocazione ai mercati privati nei propri portafogli. Questa intenzione è stata espressa prima delle recenti preoccupazioni sull'intelligenza artificiale e il suo impatto sul settore software.

Quali sono le aree di investimento che stanno mostrando dinamiche contrastanti secondo l'articolo?

L'articolo menziona un rallentamento nel settore dei buyout, mentre il credito alternativo sta invece guadagnando terreno. Queste tendenze riflettono un cambiamento nelle preferenze di allocazione all'interno dei mercati privati.

Quale tecnologia viene identificata come un megatrend e un potenziale rischio per il settore software?

L'intelligenza artificiale (IA) è stata identificata come un megatrend significativo per il settore software, ma anche come un potenziale rischio. Questo aspetto ha influenzato le percezioni degli investitori istituzionali.

Qual è la fonte e la dimensione del campione utilizzato per la ricerca sull'allocazione ai mercati privati?

Le informazioni provengono dall'Equilibrium survey di Nuveen, condotta tra ottobre e novembre scorsi su un campione globale di 800 istituzioni. Queste istituzioni gestiscono complessivamente 17.000 miliardi di dollari.

Qual è l'orizzonte temporale previsto per l'aumento dell'allocazione ai mercati privati da parte degli investitori istituzionali?

Gli investitori istituzionali prevedono di aumentare il peso dei mercati privati nei loro portafogli nel corso dei prossimi cinque anni. Questa proiezione è stata confermata dal sondaggio condotto da Nuveen.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.