Sono tempi difficili per le società di private equity e private credit quotate in Borsa: dopo la crisi di fiducia nel settore software — una delle principali esposizioni nei portafogli di questi operatori — si è aggiunto un nuovo colpo all’immagine dell’industria. Uno dei fondi semi-liquidi del colosso del private credit Blue Owl ha infatti deciso di interrompere in modo permanente le finestre di rimborso per i propri sottoscrittori.
Questa evoluzione non va confusa con una normale fase di deflussi fuori soglia. Nei prodotti di mercato privato semi-liquidi, l’interruzione temporanea dei riscatti è generalmente prevista: se troppi investitori chiedono liquidità contemporaneamente, alcuni restano bloccati fino alla finestra di rimborso successiva. Nel caso di Blue Owl, invece, quella finestra non si riaprirà più e i crediti sottostanti saranno liquidati progressivamente, rimborsando via via gli investitori tramite cedole trimestrali.
Nel dettaglio, il fondo OBDC II — fino all’annuncio che si è guadagnato i titoli delle maggiori testate finanziarie — effettuava offerte di riacquisto: gli investitori dovevano indicare il proprio interesse a ricevere indietro il capitale e la società lo restituiva fino a un limite aggregato del 5%. Ora, invece, eventuali rimborsi saranno distribuiti a tutti gli investitori, avviando il fondo verso una progressiva chiusura. Blue Owl ha dichiarato di prevedere la restituzione di metà del capitale complessivo entro la fine dell’anno.
Effetto contagio: titoli in calo e timori tra gli investitori retail
Il blocco dei riscatti ha creato tensione non solo nel settore dei private market, aggravando il calo in Borsa di nomi come Ares (-28,7% da inizio anno), Apollo (-20%), Blackstone (-25,8%) e la stessa Blue Owl (-27%), ma ha anche iniziato ad allarmare i sottoscrittori retail di fondi di private debt.
Lunedì Blue Owl ha organizzato una call con migliaia di consulenti finanziari che distribuiscono i suoi fondi alla clientela privata, alla presenza del co-CEO Doug Ostrover, del co-presidente Craig Packer e di Sean Connor, responsabile del segmento private wealth. Tra le questioni emerse vi sarebbe stata anche quella relativa a un possibile cherry-picking dei prestiti ceduti, ossia la vendita dei più solidi per mantenere elevata la fiducia nelle performance. La società ha precisato di aver venduto quote di 130 diversi prestiti a un prezzo pari al 99,7% del valore nominale.
Nel frattempo, i media americani iniziano a raccontare l’apprensione di investitori che avevano puntato sul private credit attratti dai rendimenti relativamente più elevati, temendo ora di poter rimanere esposti a un’asset class potenzialmente traballante. Alcune voci eccellenti si sono dette molto scettiche sulla diffusione del private debt tra gli investitori individuali. “Se qualcosa va storto e i grandi investitori istituzionali perdono denaro, al settore pubblico importa davvero molto? Non più di tanto. Se invece un gran numero di individui inizia a perdere i propri piani 401(k) e i propri risparmi, al settore pubblico importa? Al governo importa? Sì, moltissimo”, ha dichiarato l’ex CEO di Goldman Sachs Lloyd Blankfein al Wall Street Journal. “Penso che sia folle collocare questi asset e credo che sia folle anche dal loro punto di vista”, ha aggiunto riferendosi alle società specializzate nei private market.
Il precedente Blackstone e il nodo della liquidità nei fondi evergreen
In passato, altri fondi semi-liquidi avevano già mostrato agli investitori i rischi di una struttura che può bloccare la disponibilità del denaro in determinate fasi di mercato. Il caso più celebre resta il fondo immobiliare di Blackstone, le cui richieste di rimborso aumentarono rapidamente nel 2022 in seguito alla risalita dei tassi d’interesse e alla previsione che il settore immobiliare ne avrebbe risentito.
In quel caso, tuttavia, la questione appariva più congiunturale che non una liquidazione pilotata da parte del gestore del fondo che — questo il timore — potrebbe aver ritenuto preferibile liquidare prima di un eventuale deterioramento del contesto.
La vicenda Blue Owl rischia ora di diventare istruttiva per investitori e consulenti. Da quando il private debt è diventato un elemento rilevante della finanza privata — una sorta di sistema bancario parallelo meno vincolato — non è stata ancora sperimentata una recessione tale da mettere sotto stress diffuso le imprese debitrici. Per alcuni investitori esposti a questa asset class potrebbe essere un incentivo a vendere.
Più in generale, tuttavia, valgono sempre le consuete cautele quando si parla di fondi di mercato privato, specie se evergreen. La struttura semi-liquida abbatte la barriera psicologica dell’impegno a lungo termine che, tradizionalmente, ha tenuto a distanza gli investitori individuali dai mercati privati. Ma la liquidità di questi fondi resta vincolata e, in alcuni casi, può non essere disponibile nel momento del bisogno. Infine, la possibilità di uscire da un investimento non elimina il rischio di perdita tipico del private debt, a prescindere dalla sua liquidità apparente.

