Inchiesta urbanistica: cosa sta succedendo ai cantieri di Milano
L’investimento immobiliare nel capoluogo meneghino ha da sempre rappresentato una garanzia di crescita patrimoniale per gli investitori. Tuttavia, a partire dalla fine del 2022, la rapida crescita del mercato del mattone a Milano ha dovuto interfacciarsi con le note indagini condotte dalla Procura di Milano, nell’ambito dell’“Inchiesta urbanistica”.
Sono circa 150 i cantieri attenzionati, ma l’elenco sembrerebbe essere in continua crescita. Secondo la Procura, diversi edifici di nuova costruzione sarebbero stati costruiti sulla base di un titolo edilizio errato, senza specifico piano attuativo e adeguate compensazioni urbanistiche.
I nodi giuridici: titoli edilizi e qualificazione degli interventi
In taluni casi viene contestata anche la natura dell’intervento edilizio: a fronte di una qualifica dell’opera quale ristrutturazione edilizia, la Procura ritiene invece che si versi nel diverso caso di “nuova costruzione”, soggetto a una differente disciplina legale.
Le norme di legge contestate sono svariate: in primo luogo, si è fatto ricorso alla contravvenzione di cui agli artt. 30 e 44 co. 1, lett c) del Dpr. 380/2001 (Testo unico sull’edilizia – Tue), la “lottizzazione abusiva”.
Talvolta, sono state contestate le fattispecie di cui all’art. 44, co. 1, lett a) e b) Tue (rispettivamente “inosservanza delle norme, prescrizioni e modalità esecutive previste dal presente titolo, in quanto applicabili, nonché dai regolamenti edilizi, dagli strumenti urbanistici e dal permesso di costruire” ed “esecuzione dei lavori in totale difformità o assenza del permesso o di prosecuzione degli stessi nonostante l’ordine di sospensione”).
In numerosi casi, è stata altresì disposta la misura cautelare del sequestro preventivo impeditivo ai sensi dell’art. 321, co. 1 c.p.p., ovvero del sequestro preventivo finalizzato alla confisca ex art. 321, co. 2 c.p.p.
Scontro normativo: legge statale e disciplina regionale a confronto
La questione ha natura squisitamente giuridica, in quanto dipende dall’interpretazione della legge n. 1150/1942 in materia di volumi e altezze delle costruzioni.
La Procura di Milano ritiene operante l’art. 41-quinquies di detta legge, che impone l’approvazione di un piano attuativo per costruzioni oltre i 3 mc/mq o i 25 metri di altezza, escludendo quindi il ricorso alla Scia o al permesso di costruire.
L’interpretazione opposta sostiene che la normativa regionale lombarda (L.R. 12/2005), emanata in base alla competenza concorrente, avesse superato tali vincoli, consentendo interventi anche rilevanti senza obbligo di un piano particolareggiato.
Le risposte della politica: dal Salva-Milano al nuovo Codice edilizio
In questo quadro interpretativo incerto, spetta alla politica il compito di garantire maggiore chiarezza per il mercato immobiliare milanese.
Un primo tentativo è stato compiuto attraverso il Ddl “Salva-Milano”, il quale introduceva norme di interpretazione autentica aderenti all’indirizzo interpretativo opposto a quello seguito dalla Procura. Tuttavia, il disegno di legge sembrerebbe essersi arenato al Senato.
È stata, inoltre, avanzata un’ulteriore proposta di legge volta a introdurre la figura di un commissario straordinario con il compito di individuare gli interventi edilizi realizzati o in corso di realizzazione con titoli edilizi assunti in assenza dei prescritti presupposti di legge e di applicare sanzioni amministrative agevolate che, se pagate, producono effetti civili e amministrativi equivalenti a un permesso in sanatoria. La proposta risulta, allo stato, ferma in Commissione al Senato, non essendo ancora iniziato l’iter per la sua approvazione.
Da ultimo, il Consiglio dei Ministri ha approvato in data 4 dicembre 2025 il Ddl delega di “razionalizzazione e riordino dei regimi amministrativi edilizi e urbanistici e dei connessi titoli abilitativi”, il quale impegna il Governo a varare un nuovo Codice dell’edilizia entro 12 mesi dall’entrata in vigore della stessa, con possibili riflessi anche sulla vicenda meneghina.
Investire oggi nell’immobiliare a Milano: serve certezza normativa
In conclusione, in questo scenario di incertezza normativa, solo un intervento normativo chiaro e strutturale può restituire certezza agli operatori e creare maggiore fiducia nell’investimento immobiliare milanese.
(Articolo tratto dal magazine n. 88 di marzo 2026 di We Wealth)
