Net-zero: su cosa dovranno puntare gli investitori privati

Rita Annunziata
8.4.2022
Tempo di lettura: 3'
Nei prossimi dieci anni saranno necessari 21mila miliardi di dollari per raggiungere l'obiettivo Net-zero. Ecco cosa dovranno inserire in portafoglio gli investitori privati

Dal 2016 al 2021 gli investitori privati hanno messo sul piatto circa 160 miliardi di dollari di capitale. Per arrivare al Net-zero bisognerebbe raggiungere i 470 miliardi entro il 2030

Oltre un terzo delle riduzioni di emissioni dovrebbe provenire da tecnologie meno mature e ancora in fase sperimentale come l’idrogeno, la cattura e lo stoccaggio di carbonio

Per placare la “febbre” del pianeta, stando alle ultime stime dell'Agenzia internazionale dell'energia, saranno necessari nel prossimo decennio ben 21mila miliardi di dollari in tecnologie a basse emissioni di carbonio. Una cifra che, per almeno il 10%, dovrebbe provenire da investitori privati (venture capitalist, società di private equity, aziende con divisioni per il capitale di rischio e istituzioni finanziarie). Ma secondo un'analisi del Center for growth and innovation analytics di Boston consulting group, non siamo affatto vicini al raggiungimento di quell'obiettivo. Anzi.
Dal 2016 al 2021 gli investitori privati hanno messo sul piatto circa 160 miliardi di dollari di capitale. Per arrivare al Net-zero (quando le emissioni globali di gas serra saranno bilanciate da quelle rimosse) bisognerebbe però raggiungere i 470 miliardi di dollari entro il 2030, investendo dunque un “tesoretto” otto volte superiore a quello dispiegato nel 2021. Tra l'altro, oltre il 90% degli investimenti ha riguardato finora tecnologie relativamente mature come veicoli elettrici (41%), stoccaggio di energia (23%), energia solare (17%), energie eolica (7%), energia nucleare (2%) e biocarburanti (1%). Tecnologie che, da sole, non consentirebbero di raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni necessari. Secondo l'Aie, infatti, oltre un terzo delle riduzioni dovrebbe provenire da tecnologie meno mature e ancora in fase sperimentale come l'idrogeno, la cattura e lo stoccaggio di carbonio, il monitoraggio del clima e le tecnologie bimodali quali per esempio i biocarburanti a base di metanolo, l'ammoniaca e il cherosene per l'industria aeronautica e navale (che hanno accolto solo il 3% degli investimenti privati negli ultimi cinque anni).

Net-zero: su cosa dovranno puntare gli investitori privati

Quasi due terzi degli investimenti privati complessivi, ad ogni modo, si legano a venture capitalist e a società di private equity. Per le aziende con divisioni per il capitale di rischio e per le istituzioni finanziarie si parla rispettivamente di meno del 30 e del 10%. L'analisi geografica rivela invece che dal 2016 l'Asia-Pacifico ha messo in campo quasi la metà degli investimenti totali, principalmente tramite aziende con divisioni per il capitale di rischio e puntando sull'energia solare ed eolica. Al secondo posto il Nord America che raccoglie circa un terzo degli investimenti privati complessivi (puntando soprattutto sui veicoli elettrici) e al terzo posto l'Europa con meno di un quinto degli investimenti totali (per un terzo destinati allo stoccaggio di energia, seguito da veicoli elettrici, solare ed eolico). Restando sull'Europa, i venture capitalist e le società di private equity si focalizzano principalmente sullo stoccaggio di energia e sui veicoli elettrici mentre le aziende con divisioni per il capitale di rischio sull'automotive.

“Nei prossimi 10 anni la transizione verso un'economia a impatto zero richiederà una forte accelerazione nella corsa agli investimenti privati in tecnologie a basse emissioni di carbonio”, osserva Elisa Crotti, managing director e partner di Boston Consulting Group. “Per raggiungere gli obiettivi climatici prefissati, però, non sarà sufficiente aumentare il volume del capitale investito. Il raggiungimento di questi obiettivi richiederà anche un reindirizzamento degli attuali investimenti in tecnologie più mature verso una nuova combinazione di tecnologie, sia mature che emergenti”, avverte. “Investire in tecnologie low-carbon è sfidante e comporta una valutazione dei rischi, ma un approccio strategico agli investimenti potrà permettere agli investitori di cogliere innumerevoli opportunità di business”. Per trarre il maggiore valore dagli investimenti, conclude, gli investitori potranno costruire un portafoglio di investimenti diversificato. “Questo consentirà di distribuire il rischio su varie tecnologie, massimizzando al contempo i rendimenti degli investimenti”.
Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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