Investire sugli etf, tutto quello che c'è da sapere

Teresa Scarale
Teresa Scarale
7.5.2021
Tempo di lettura: 5'
Il sempre maggior successo degli exchange traded fund spinge a volerne sapere di più. Perché, se si vuole investire, gli etf non sono tutti uguali. E non è vero che non ci sono rischi. Ecco allora a cosa bisogna stare attenti e quali sono i replicanti che attualmente godono di maggior successo
È ormai noto fra gli investitori che i soldi impiegati per acquistare etf non servono ad acquistare titoli, ma a replicarne l'andamento sulla base dell'indice di riferimento, e il loro prezzo si aggiorna costantemente in funzione del benchmark (Borsa Italiana per esempio pubblica quotidianamente il valore ufficiale dell'etf). Un indice può sintetizzare le performance di titoli collegati a particolari aree geografiche, capitalizzazione, analisi di bilancio, settori industriali, temi di investimento, produzione o utilizzo (materie prime), duration/vita residua/rating (se si tratta di titoli obbligazionari). Dalla loro nascita, avvenuta a inizio anni '90 del '900 negli Stati Uniti, gli etf non hanno mai subito battute d'arresto. Anzi: i dati parlano di un successo senza sosta.

Per esempio, le masse investite nel mercato etf Plus (che contiene anche etc ed etn) di Borsa Italiana nel 2020 hanno superato i 100 miliardi di euro. Ma qual è la categoria di prodotti indicizzati che sta registrando la massima ascesa? Quali sono i caveat da tenere in mente quando si sceglie un etf?
Si tratta degli etf tematici, che consentono un'esposizione varia e molteplice a vari trend, e per questa via una maggiore personalizzazione. Gli europei per esempio preferiscono il tema della transizione energetica: nel 2020 vi hanno investito un terzo (3,1 miliardi) della raccolta netta tematica (dati Morningstar). Oltre che al cambiamento del paradigma energetico globale a favore di alternative pulite, il successo di questo tipo di etf si è dovuto anche alla estrema volatilità del mercato petrolifero (si ricordi il tonfo epocale dei prezzi, negativi). Al secondo posto si collocano temi tech di tipo strategico, come la cybersecurity e il cloud computing: 2,5 i miliardi raccolti nel 2020. Figurano poi alcuni prodotti particolari legati alla sostenibilità e a nuove visioni terapeutiche, come quelli esposti alla protezione degli oceani o al settore della produzione e vendita di canapa per uso medico.

In Borsa italiana sono quotati circa 80 etf tematici. Si va dalle “classiche” energie alternative, a robotica e cyber security passando per “internet in Cina”, blockchain, industria delle batterie, acqua. Il volume di questi fondi inizia a essere di un certo peso: il 50% degli etf ha una dimensione superiore a 150 milioni, un livello decisamente accettabile per garantire liquidità agli investitori. Silvia Bosoni di Borsa Italiana ricorda che la liquidità del mercato degli etf non dipende dal numero degli scambi. La liquidità dipende dalla profondità del libro degli ordini di negoziazione, da quanto è stretto lo spread (ossia in questo caso la differenza fra denaro e lettera – bid e ask – prezzo di acquisto e prezzo di vendita).
Gli investitori scelgono gli eft perché sono prodotti trasparenti, sono quotati in Borsa in tempo reale e permettono di graduare in funzione dei propri obiettivi l'orizzonte temporale dell'investimento. Si può andare dal brevissimo al medio/lungo termine, per esempio per gli investimenti effettuati a fini previdenziali. È possibile investire sugli indici di tutto il mondo anche in proporzione molto ridotta. Gli etf non scadono.

Quando si sceglie di investire in etf, è importante controllare la denominazione in valuta degli stessi, per proteggersi dal rischio di cambio. Se si tratta di indici 100% azionari, è fondamentale valutarne il rischio: spesso infatti si tratta di prodotti più concentrati e volatili dell'indice globale di riferimento. Gli exchange traded fund replicano una vasta gamma di indici che variano in termini di selezione e peso dei componenti. La metodologia di selezione dei titoli da replicare può giocare un ruolo importante nelle performance di lungo periodo.

Ancora, al momento di acquistare quote di etf bisogna scegliere se preferire un etf ad accumulazione oppure a distribuzione. Nel primo caso, i proventi derivanti dai titoli sottostanti acquistati (azioni o obbligazioni) sono reinvestiti in automatico, e non vengono distribuiti. Questo, nel caso di investitori istituzionali, risolve il problema del cash da reinvestire allo stacco della cedola o alla distribuzione del dividendo. Come nei piani di accumulo, si sfruttano le proprietà degli interessi composti, che si sommano al capitale, differendo il momento della tassazione (rimandato al giorno del disinvestimento): in tal caso si parla di “total return”. Potrebbe però darsi il caso di un “net total return”, ovvero di un reinvestimento dei proventi al metto di una eventuale imposizione fiscale.  Nel secondo caso, si percepiscono periodicamente cedole (nel caso di obbligazioni) o dividendi (nel caso di titoli azionari).

Infine, un caveat sulle imposte. La professoressa Giovanna Zanotti (Università Bocconi e Università degli studi di Bergamo, direttore scientifico di Acepi - Associazione italiana certificati e prodotti di investimento) rileva che da un punto di vista fiscale gli etf non sono strumenti 'efficienti'.  Il motivo è che “le plusvalenze generate dagli etf sono considerate redditi da capitale” e in quanto tali “non sono utilizzabili per compensare eventuali minusvalenze presenti negli zainetti fiscali degli investitori”. Infatti, “in base alla legislazione corrente le minusvalenze possono essere compensate per un periodo massimo di quattro anni, a patto che rientrino nella categoria dei 'redditi diversi'. Sono invece considerati redditi diversi le plusvalenze generate, a titolo di esempio, dai certificati”.
Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l'Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell'arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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