Costi fondi: i gestori europei penalizzano i piccoli investitori

Maddalena Liccione
Maddalena Liccione
29.4.2021
Tempo di lettura: 3'
Secondo un recente report di Esma, gli investitori retail pagano in media il 40% in più rispetto agli istituzionali

L’unica buona notizia per gli investitori retail è che i fondi attivi esg costano meno di quelli non esg

Una differenza di costi che si osserva in tutte le varie asset class e orizzonti di investimento

La tempesta perfetta tra pressioni normative e compressione dei margini sulle commissioni

Già quattro anni fa, l'ormai defunto fondatore di Vanguard, Jack Boogle, in suo intervento durante la Morningstar conference di Chicago, parlando con il ceo di BlackRock Larry Fink, lanciava il suo monito alle banche: “C'è ancora spazio per fondi attivi, ma solo a prezzi molto più bassi".
Di recente l'Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (Esma) ha pubblicato il suo terzo report statistico annuale sulle performance e i costi dei fondi d'investimento rivolti alla clientela retail nell'Unione europea nel quale punta il dito con i gestori europei accusandoli di penalizzare i piccoli investitori. Nel rapporto, l'Esma rileva che i costi di investimento in prodotti finanziari chiave, come fondi ucits, fondi alternativi retail e prodotti di investimento strutturato (Srp) rimangono elevati e riducono il rendimento dell'investimento per gli investitori finali.

Differenza di costi in tutte le asset class


Tra le principali conclusioni dello studio, la Consob europea evidenzia il fatto che i costi dei fondi attivi sono diminuiti solo marginalmente nel tempo. Per gli investimenti di un anno i costi erano in media l'1,4% nel 2019 rispetto all'1,5% del 2018. I piccoli investitori pagano in media circa il 40% in più rispetto agli istituzionali in tutte le asset class.

Per fare un esempio, se prendiamo un investimento decennale di 10mila euro in un portafoglio diversificato di fondi azionari (40%), obbligazionari e bilanciati (30% ciascuno) – con un riferimento temporale 2010- 2019 - dopo 10 anni, l'investimento ha reso un valore lordo di circa 21.800 euro e 18.600 euro al netto dei costi. L'investitore ha pagato, quindi, circa 3.200 euro di commisisoni.

Per un investitore istituzionale, invece, il valore lordo dei suoi 10mila euro dopo 10 anni sarebbe di 22.744 euro. In termini netti, si ridurrebbe a 20.743 euro. Cioè, un costo in commissioni di 2mila euro.

Una differenza di costi che si osserva in tutte le varie asset class e orizzonti di investimento. Se si scompone il dato per tipologia di asset class, la differenza in commissioni tra i fondi azionari e quelli obbligazionari è di circa il doppio. Per i fondi bilanciati, gli investitori retail, invece, pagano in media il 30% in più.
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L'unica buona notizia


Per quanto riguarda, poi, l'eterna diatriba tra fondi attivi e passivi, i risultati dello studio di Esma rivelano che i costi sono più elevati per i fondi attivi azionari e obbligazionari rispetto agli Etf e ai fondi passivi, il che implica, in ultima analisi, una sottoperformance netta dei fondi attivi.  L'unica buona notizia per gli investitori retail è che i fondi attivi Esg costano meno di quelli non Esg. Secondo i risultati dello studio, i fondi Esg gestiti attivamente hanno mostrato costi inferiori rispetto a quelli non Esg, non supportando l'idea che vi sia un greenwashing sistematico da parte dei fondi sostenibili.

La tempesta perfetta


In termini di trasparenza, la comparabilità tra gli Stati membri è limitata. Persistono problemi di eterogeneità e disponibilità dei dati, nonché mancanza di armonizzazione nella regolamentazione nazionale, avverte l'Esma che insiste circa l'importanza della comunicazione dei costi agli investitori, come richiesto dalle norme Mifid II, Ucits e Priips e la necessità per i gestori e le società di investimento di agire nel migliore interesse degli investitori. “Informazioni chiare e comprensibili circa l'impatto dei costi sui rendimenti che gli investitori retail possono aspettarsi di ricevere sono fondamentali per consentire agli investitori di prendere decisioni di investimento consapevoli”, si legge. In definitiva, siamo di fronte a una tempesta perfetta fatta di pressioni normative per proteggere gli investitori e dall'intensificazione della concorrenza dovuta alla compressione dei margini basati sulle commissioni nei prossimi anni.

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