L’Italia si conferma una potenza aurea mondiale, con un tesoro di 2.451,8 tonnellate d’oro nelle riserve della Banca d’Italia. Ai prezzi del 28 settembre, con il metallo prezioso quotato 117.565,63 euro al chilogrammo, il valore delle riserve auree italiane raggiunge circa 288,25 miliardi di euro.
Un controvalore enorme in assoluto, ma solo una piccola parte a confronto del debito pubblico italiano, superiore ai 3mila miliardi di euro.
L’Italia rimane al terzo posto globale per riserve auree, nonostante sia solo l’ottava economia mondiale per Pil. E senza nemmeno troppo fatica, visto che a differenza di molte altre banche centrali, Bankitalia non compra oro da almeno il 2001. Inoltre, Bankitalia non ha mai venduto parte delle sue riserve, contrariamente ad altre banche centrali come la Banca d’Inghilterra – una scelta rivelatasi con il tempo particolarmente lungimirante. “In un’epoca in cui il mondo viene ridisegnato, i prezzi di mercato raggiungono multipli mai visti e gli asset digitali come stablecoin e criptovalute guadagnano terreno, le banche centrali oggi detengono l’asset più caldo del momento”, ha dichiarato a Reuters, Stefano Caselli, (SDA Bocconi School of Management), “fanno bene a non vendere.”
Le banche centrali continuano a comprare oro
Dopo la brusca frenata di inizio anno, le banche centrali sono tornate con forza sul mercato dell’oro. Secondo il Gold Demand Trends del World Gold Council, nel secondo trimestre del 2026 gli acquisti netti delle banche centrali e delle altre istituzioni ufficiali sono saliti a 289 tonnellate, oltre cinque volte le 57 tonnellate del primo trimestre e il livello più alto mai registrato in un secondo trimestre. Rispetto alle 178 tonnellate dello stesso periodo del 2025, l’incremento è stato del 62%.
Il dato comporta una revisione molto importante rispetto alle prime stime sul 2026. Il World Gold Council aveva inizialmente calcolato in 244 tonnellate gli acquisti del primo trimestre, ma nuove informazioni hanno portato la stima a essere ridotta a appena 57 tonnellate. Di conseguenza, nonostante l’accelerazione del Q2, la domanda netta del primo semestre si è fermata a 345 tonnellate, il valore più basso per i primi sei mesi dell’anno dal 2022.
A guidare gli acquisti è rimasta la Polonia. La National Bank of Poland ha aggiunto 51 tonnellate nel secondo trimestre, portando le proprie riserve a 632 tonnellate a fine giugno e gli acquisti del semestre a 82 tonnellate. I dati successivi pubblicati a settembre dal World Gold Council su base IMF mostrano un ulteriore incremento a luglio, fino a 640,2 tonnellate: dall’inizio dell’anno l’aumento sfiora così le 90 tonnellate.
Ha accelerato anche la Cina. La People’s Bank of China ha acquistato 33 tonnellate nel secondo trimestre, il maggiore incremento trimestrale dal 2023, portandosi a 2.346 tonnellate a giugno. Con gli acquisti di luglio le disponibilità ufficiali salgono a 2.366,3 tonnellate, circa 60 in più rispetto alla fine del 2025. La Cina ha così ampliato il vantaggio sulla Russia, scesa a 2.276,8 tonnellate.
Gli acquisti restano però diffusi. Nel secondo trimestre l’Uzbekistan ha aggiunto 16 tonnellate, il Kazakhstan 15, la Giordania e la Repubblica Ceca circa 6 tonnellate ciascuno. I dati aggiornati a luglio portano le riserve dell’Uzbekistan a 430,8 tonnellate, quelle del Kazakhstan a 369,8 e quelle della Repubblica Ceca a 84,1 tonnellate.
Sul lato delle vendite la pressione si è invece attenuata rispetto al primo trimestre. La Turchia, protagonista delle dismissioni nei primi mesi dell’anno, ha venduto appena 4 tonnellate nel Q2, mentre la Russia è stata il principale venditore del trimestre con 22 tonnellate. Il quadro resta però molto diverso da Paese a Paese e una quota rilevante degli acquisti continua a emergere solo successivamente nei dati ufficiali.
Nel complesso il World Gold Council continua a leggere la domanda delle banche centrali come strutturale più che tattica. Diversificazione delle riserve, protezione dai rischi geopolitici e finanziari e funzione dell’oro come riserva di valore restano le ragioni principali dell’accumulazione. L’organizzazione prevede un altro anno di acquisti elevati, anche se il totale del 2026 dovrebbe restare inferiore a quello del 2025.
Per le banche centrali, disporre di robuste riserve auree è sinonimo solidità e capacità di gestione monetaria. In scenari di crisi, l’oro può fungere da ancora per la valuta nazionale, similmente alle riserve in valute estere “pregiate”. Per questo, una banca centrale che ha più oro nei caveau, è considerata più capace di governare il valore della moneta nazionale che emette in caso di emergenza.
La classifica dei Paesi con più riserve d’oro
Nella classifica aggiornata delle riserve auree, continuano a dominare gli Stati Uniti. Seguono con notevole distacco Germania e Italia.
Il tesoro d’oro delle banche centrali
| # | Paese | Tonnellate | % riserve | Dato al | |
|---|---|---|---|---|---|
| 1 | Stati Uniti | 8.133,5 | 81,4% | lug 2026 | |
| 2 | Germania | 3.349,5 | 81,0% | apr 2026 | |
| 3 | Italia | 2.451,8 | 77,1% | lug 2026 | |
| 4 | Francia | 2.437,0 | 78,5% | apr 2026 | |
| 5 | Cina | 2.366,3 | 8,1% | lug 2026 | |
| 6 | Russia | 2.276,8 | 41,3% | lug 2026 | |
| 7 | Svizzera | 1.039,9 | 12,4% | giu 2026 | |
| 8 | India | 880,5 | 16,2% | lug 2026 | |
| 9 | Giappone | 846,0 | 8,5% | giu 2026 | |
| 10 | Polonia | 640,2 | 28,2% | lug 2026 | |
| 11 | Paesi Bassi | 612,5 | 70,0% | apr 2026 | |
| 12 | Turchia | 529,2 | 51,8% | lug 2026 | |
| 13 | Uzbekistan | 430,8 | 87,2% | lug 2026 | |
| 14 | Taiwan | 423,9 | 8,3% | apr 2026 | |
| 15 | Portogallo | 382,7 | 75,7% | apr 2026 | |
| 16 | Kazakhstan | 369,8 | 75,5% | lug 2026 | |
| 17 | Arabia Saudita | 323,1 | 7,9% | mag 2026 | |
| 18 | Regno Unito | 310,3 | 19,2% | lug 2026 | |
| 19 | Libano | 286,8 | 79,1% | mar 2025 | |
| 20 | Spagna | 281,6 | 29,5% | apr 2026 |
A paragone con la ricchezza netta degli uomini più facoltosi del pianeta, il valore delle riserve auree italiane, pari a oltre 327,5 miliardi di dollari ai prezzi del 28 settembre 2026, si troverebbe al secondo posto dietro Elon Musk (925 miliardi) e davanti a Larry Page (295) e Jeff Bezos (275), secondo i dati del Bloomberg Billionaire Index aggiornati al 28 settembre 2026.
Per fare un altro confronto, se fosse legalmente possibile farlo, vendere oggi le riserve auree della Banca d’Italia consentirebbe di finanziare l’equivalente 21 Ponti sullo Stretto di Messina (13,5 miliardi di euro secondo l’ultima stima del governo italiano).
Alcuni Paesi, poi, nonostante abbiano un Pil notevolmente superiore a quello dell’Italia posseggono riserve auree nettamente più scarse. L’esempio più evidente è quello del Giappone, che vanta un Pil più che doppio rispetto a quello italiano, pur detenendo riserve auree pari a poco più di un terzo di quelle della Banca d’Italia.
Un aspetto da considerare sulle riserve auree è che non tutte si trovano fisicamente nel Paese “proprietario”. Ad esempio, il 55% dell’oro della Banca d’Italia si trova depositato presso banche centrali altri Paesi: in particolare, Stati Uniti, Svizzera e Regno Unito, ricordava l’Osservatorio dei Conti Pubblici dell’Università Cattolica. Una scelta di convenienza per diversificare i rischi e minimizzare i costi di trasporto, facilitando eventuali vendite all’estero.
Oro, quale utilizzo ha per le banche centrali
Potrebbe sembrare fuori dal tempo che in un mondo di denaro smaterializzato gli Stati si preoccupino di acquistare e accumulare oro. Che cos’ha di speciale questo metallo rispetto alle valute più credibili come il dollaro, la sterlina, l’euro, lo yen o il franco svizzero? E’ la stessa Banca d’Italia a fornire alcune risposte sul perché l’oro resti ancora un valore importante. “Le riserve auree hanno lo scopo di accrescere la fiducia nella stabilità del sistema finanziario italiano e della moneta unica”, scrive Palazzo Koch, “questa funzione diventa ancora più importante quando le condizioni geopolitiche o la situazione economica internazionale potrebbero mettere i mercati finanziari a rischio, come nel caso di una crisi valutaria o finanziaria”.
“Le riserve auree fanno parte delle riserve ufficiali in valuta estera dell’Italia e costituiscono una garanzia per la Banca d’Italia nell’esercizio delle sue funzioni pubbliche… L’oro non comporta alcun rischio di solvibilità perché non è “emesso” da un’autorità (come un governo o una banca centrale)”, ha aggiunto Bankitalia, “grazie alle caratteristiche e alle funzioni dell’oro, le banche centrali lo utilizzano per diversi scopi: lo comprano e lo vendono per motivi finanziari o per aggiustare il livello delle riserve; lo depositano per ottenere un reddito e lo usano come garanzia per ottenere prestiti”.
Domanda di oro: deflussi da Etf e più monete e lingotti
Dopo gli afflussi del primo trimestre, gli ETF fisicamente garantiti dall’oro hanno registrato deflussi netti per 45 tonnellate nel Q2, concentrati soprattutto a giugno. Il saldo del primo semestre resta comunque leggermente positivo, con un incremento delle disponibilità di 18 tonnellate e afflussi monetari netti pari a 8 miliardi di dollari. Il patrimonio complessivo degli ETF globali sull’oro è sceso a 526 miliardi di dollari a fine giugno.
Il movimento è stato particolarmente netto in Nord America, dove i fondi hanno perso 45 tonnellate nel trimestre e 61 nell’intero semestre. L’Asia, pur registrando 15 tonnellate di deflussi nel Q2, resta invece la grande protagonista dell’anno con 70 tonnellate di acquisti netti nel semestre. L’Europa è stata l’unica grande area a registrare afflussi nel secondo trimestre, pari a 16 tonnellate.
Più stabile la domanda di lingotti e monete, pari a 307 tonnellate nel secondo trimestre: il 3% in meno su base annua e il 36% in meno rispetto all’eccezionale primo trimestre. Il ridimensionamento appare però soprattutto una normalizzazione dopo due trimestri fuori scala: con 784 tonnellate nel primo semestre, la domanda fisica resta fra le più elevate mai registrate. In termini di valore, gli acquisti del Q2 sono saliti a 44,5 miliardi di dollari, contro 33,3 miliardi un anno prima.
La Cina continua a essere il maggiore mercato mondiale per lingotti e monete. Dopo il record di 207 tonnellate del primo trimestre, la domanda è scesa a 107 tonnellate nel Q2, ma il totale del semestre ha raggiunto il nuovo massimo storico di 314 tonnellate. In India gli acquisti del trimestre sono invece saliti del 9% su base annua a 50 tonnellate, portando il semestre a 113 tonnellate, il valore più alto dal 2013.
.

