Oro giù dopo verbali Fed: meno attraente con tassi in rialzo

Teresa Scarale
Teresa Scarale
26.5.2022
Tempo di lettura: 3'
Continua la discesa del metallo giallo sulla prospettiva di politiche monetarie sempre più restrittive per combattere l’inflazione galoppante. Mosse che lo rendono meno seducente rispetto ai Treasury Usa

Il prezzo puntuale dell’oro è calato leggermente, a 1849,75 dollari l’oncia. La flessione dello 0,2% arriva con il rilascio, nella giornata di mercoledì 25 maggio, delle minute dell’ultima riunione Fed, tenutasi il 3-4 maggio.

I verbali dell’ultima riunione della banca centrale Usa lasciano intendere un rialzo dai tassi di interesse di riferimento di 50 punti base in entrambi i prossimi meeting di giugno e luglio. Mossa che ha stimolato le vendite sull’oro: i tassi in rialzo hanno aumentato il costo opportunità di mantenere le masse ferme sui lingotti.

Le minute del meeting Fed di maggio hanno rivelato l’accordo dei funzionari circa la necessità di alzare il tasso principale di riferimento (attualmente collocato fra lo 0,75 per cento e l’1 per cento) di 50 punti base. Una prospettiva che, nelle intenzioni del comitato direttivo della banca, dovrebbe agevolare il percorso verso il “tasso di interesse neutrale”, quel livello del costo del denaro privo tanto di stimoli che di freni nei confronti dell’economia nazionale. Non si esclude però che i rischi possano indurre una durata più lunga dell’azione restrittiva.

Il dilemma di Jerome Powell e quello dei suoi colleghi del Fomc (federal open market committee) è sempre lo stesso: domare l’inflazione galoppante (al 7 per centro in Usa nel primo trimestre 2022) senza provocare una recessione, ovvero azionare il cosiddetto “atterraggio morbido”. Si legge nelle minute: “molti partecipanti alla riunione hanno commentato le sfide che la politica monetaria ha dovuto affrontare per ripristinare la stabilità dei prezzi mantenendo solide le condizioni del mercato del lavoro”. Sullo sfondo, lo scenario geoeconomico è rischioso, incerto; la Fed vuole mantenere un atteggiamento prudente: saper gestire il rischio sarà molto importante nell’adozione delle future posizioni di politica monetaria. Il Ft per esempio prospetta un rallentamento del restringimento monetario della banca centrale americana nella seconda metà dell’anno, prevedendo che la crescita economica Usa subirà una battuta d’arresto.

Nelle sue pubbliche dichiarazioni, Powell ha ribadito che l’istituto da lui guidato continuerà a ridurre il suo bilancio fino a quando non ci sarà un segnale “chiaro e convincente” circa la traiettoria “verso il 2 per cento” dei tassi.

L’abbassamento del prezzo spot dell’oro è a dire il vero in traiettoria crescente rispetto ai minimi toccati venerdì 13 maggio, quando il metallo prezioso si scambiava a 1.823,25 dollari all’oncia, livello minimo dal 7 febbraio 2022. La volatilità dell’oro riflette la situazione economica in corso. Da una parte la crescita economica post pandemia e le difficoltà di approvvigionamento spingono al rialzo i prezzi, rendendo necessario un aumento dei tassi, che a loro volta rendono meno appetibile il dollaro rispetto all’oro; dall’altra, le incertezze geopolitiche e geoeconomiche legate all’Ucraina tendono a mantenere il gold saldo nella sua posizione di bene rifugio per eccellenza. E i risparmiatori si chiedono: meglio i titoli del debito Usa (Treasury), con i loro rendimenti in crescita e il loro basso rischio, o l’oro, grande classico della protezione patrimoniale? La risposta arriverà entro l’autunno, dicono gli analisti.

Caporedattore della sezione Pleasure Asset di We Wealth. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline economiche e sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia e mercati dell’arte. È in We Wealth dalla sua fondazione

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