L'inflazione è attesa: che ne sarà di euro e dollaro?

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
11.3.2021
Tempo di lettura: 3'
Strutturale negli Stati Uniti e temporanea in Europa, l'inflazione sta arrivando. Ecco cosa aspettarsi per il cambio euro/dollaro

Il pacchetto fiscale da 1,9 mila miliardi predisposto dall'amministrazione Biden e l'occupazione che sta tornando ai livelli pre covid sono le basi per un ritorno strutturale dell'inflazione negli Stati Uniti

In Europa il ritorno dell'inflazione è più di carattere temporaneo. Il mercato del lavoro non è tonico e l'aumento dei salari è un miraggio

L'euro si manterrà in rafforzamento rispetto al biglietto verde. Nonostante si sia assistendo a un apprezzamento del dollaro, è probabile che il valore del cambio non scenderà sotto l'1,18

Il Treasury si alza e i mercati si abbassano. Gli investitori l'inflazione, almeno per il momento, la temono. Del resto per i più giovani è quasi una sconosciuta. Gli effetti su economia e mercati sono incerti e l'incertezza fa male ai portafogli: tra le altre domande che gli investitori si pongono c'è quella circa alla componente valutaria. Meglio detenere asset in euro o in dollari? Le prospettive d'inflazione infatti sono leggermente diverse per Stati Uniti e Europa.
A dirlo è Monica Zerbinati, analista di Fida, società di distribuzione e analisi dei dati finanziari presente in particolare nel risparmio gestito. Negli Stati Uniti le aspettative inflattive sono più giustificate rispetto all'Europa, Stimoli e occupazione sono i principali driver all'aumento dei prezzi. “Biden ha predisposto un piano di espansione fiscale da 1.900 miliardi di dollari, che, insieme alle misure preesistenti varate da Trump, porta gli stimoli fiscali attuati da inizio pandemia a circa al 24% del Pil” spiega Zerbinati. “Inoltre il livello di occupazione negli Usa sta marciando con una certa costanza verso il recupero dei livelli pre-covid, sebbene la Fed abbia chiaramente detto che si è lontani da un mercato forte”. Per quanto riguarda il mercato europeo, invece, la situazione è ben diversa, e fa pensare ad una fiammata dei prezzi che però potrebbe avere vita breve. Le cause sono molteplici, secondo Zerbinati:

  1. è da poco scaduto lo “sconto IVA” che la Germania ha attuato per rispondere alla crisi dei consumi durante il lockdown (nel secondo semestre 2020 le aliquote IVA su beni e servizi sono state calmierate rispettivamente al 16% ed al 5% invece che essere applicate in formula piena al 19% e al 7%).

  2. In Francia i saldi sono stati posticipati da gennaio a febbraio quindi l'effetto periodico di abbassamento dei prezzi non è ancora stato rilevato.

  3. A causa dei lockdown e del conseguente profondo mutamento delle abitudini di consumo (meno energia, servizi e trasporti, più alimenti e beni) sono stati variati i pesi percentuali delle categorie di beni per i quali vengono monitorati i prezzi, attribuendo maggiore peso proprio a quelle categorie che hanno subito i maggiori aumenti.


Secondo Zerbinati in questo contesto “è possibile che i prossimi dati macro continuino ad essere superiori alle attese poiché si rapporteranno con il periodo più acuto della crisi. Si tratta però, con tutta evidenza, di fenomeni temporanei. Inoltre il mercato del lavoro è tutt'altro che tonico e l'aumento dei salari è un miraggio”.

Alla luce di questa asimmetria, continua l'analista, salvo importanti novità da parte delle banche centrali (aumenti dei tassi parte della FED o interventi epocali di politica monetaria e fiscale in Europa), è possibile che l'euro si mantenga in rafforzamento sul biglietto verde. “Dall'inizio dei lockdown (inizio marzo 2020) a fine anno l'euro/dollaro è aumentato del 16% circa (da 1.06 a 1.23), nell'anno in corso è sceso invece del 3%. Nel brevissimo termine non si esclude un'ulteriore discesa, ma l'1.18 rappresenta un'area di supporto di una certa rilevanza sul piano tecnico e potrebbe fermare la flessione".

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