I costi miliardari della lotta al cambiamento climatico

Alberto Battaglia
2.11.2021
Tempo di lettura: 5'
Secondo gli scienziati il pianeta ne ha bisogno, ma i governi dovranno pianificare con cura le conseguenze sociali di una battaglia molto onerosa

Diversi leader hanno ammonito sui rischi della transizione ecologica per l'ordine sociale: essa imporrà costi molto elevati, che potrebbero facilmente trasferirsi sui consumatori fiaccando il supporto verso un modello più sostenibile

Le cifre sui costi della lotta al cambiamento climatico sono estremamente variabili: abbiamo selezionato alcune delle stime più autorevoli, che variano da 12mila a 140mila miliardi di dollari entro il 2050

In altri tempi, Mao Tse Tung l'aveva condensata in una delle sue frasi più celebri: “la rivoluzione non è un pranzo di gala”. Non lo sarà nemmeno quella rivoluzione verde di cui il pianeta, secondo gli scienziati, ha disperatamente bisogno. Arginare una crisi ha sempre un costo e l'intervento contro il cambiamento climatico presenterà un conto da decine di migliaia di miliardi. Del resto, tassare un'esternalità negativa rappresenta un costo per le imprese, che potrebbe essere trasferito sui consumatori, così come destinare una parte della spesa pubblica agli investimenti green richiederà l'emissione di nuovo debito oppure nuove tasse – in entrambi i casi, alla fine, il conto sarà a carico dei contribuenti. Anche la recente crisi energetica, alla quale ha contribuito per una parte minoritaria il rincaro dei costi di emissione nel mercato europeo della CO2, ha riportato al centro il tema del mantenimento del supporto popolare alla causa della transizione verde.

“La transizione climatica rimane un rischio per tutte le democrazie, perché sarà molto costosa - molto più costosa del previsto", ha detto il ministro delle Finanze francese, Bruno Le Maire, in un'intervista, "se non siamo prudenti, corriamo il rischio di avere un nuovo movimento dei Gilet Gialli" su scala europea. Le proteste francesi del 2018, infatti, erano state infiammate da un rincaro dei carburanti collegato all'agenda ecologica di Parigi. Anche il ministro italiano per la Transizione, Roberto Cingolani, aveva sottolineato lo scorso luglio che un'attenta mitigazione delle conseguenze sociali delle politiche ambientali sotto “forme di detassazioni e misure varie” sarebbero state necessarie per far sì che la gente non si 'risenta' contro la transizione ecologica”.

Dello stesso avviso anche il direttore generale dell'Organizzazione internazionale del lavoro, Guy Rider: "Se i governi dimenticheranno di incorporare i risvolti sul mercato del lavoro, i costi sociali e le nozioni di equità nelle loro politiche di transizione climatica", ha aggiunto, "la gente si tirerà indietro dal sostenere l'azione sul cambiamento climatico".

Il costo della transizione verde


Diverse istituzioni si sono impegnate per stimare i costi necessari a raggiungere l'obiettivo dell'accordo di Parigi, il raggiungimento delle emissioni nette a zero; con risultati decisamente variabili. Nel 2019, Morgan Stanley aveva calcolato che per raggiungere il target sarebbe stato necessario ridurre le emissioni di CO2 per 53,5 miliardi di tonnellate ogni anno fino al 2050, con un costo complessivo di 50mila miliardi di dollari. All'interno di questa cifra erano compresi 14mila miliardi di investimenti in energie rinnovabili, con l'obiettivo di portarle all'80% della generazione di elettricità a livello globale; 11mila miliardi di investimenti per la mobilità elettrica, sullo sviluppo di batterie e di infrastrutture adeguate; 20 mila miliardi di investimenti sull'idrogeno pulito, che secondo la banca americana potrebbe diventare una sorgente di energia ecologica utilizzabile in vari settori.

Lo scorso ottobre, il Fondo monetario internazionale ha fornito una stima nettamente più conservativa sui costi del Net-zero entro il 2050: si parla di uno 0,6%-1% del Pil annuo globale per i prossimi due decenni. Ciò comporterebbe, in assoluto, un esborso compreso fra i 12mila e i 20mila miliardi di dollari – meno della metà rispetto a quanto previsto da Morgan Stanley.

Un sondaggio compiuto da Reuters su 44 economisti e pubblicato lo scorso 25 ottobre aveva offerto un'ulteriore rappresentazione dell'estrema variabilità delle previsioni sui costi della transizione verde, dovuta “alle differenti metodologie utilizzate”. La stima mediana emersa dall'indagine è di 44mila miliardi di dollari di costi, un importo più che doppio rispetto a quello ipotizzato dal Fmi. Per Oxford Economics e il suo responsabile per la macroeconomia del cambiamento climatico, James Nixon, il conto sarà decisamente più salato: quasi 140mila miliardi di dollari in investimenti entro il 2050 – si tratta della previsione più estrema fra le varie opinioni sondate da Reuters.

Gli stessi economisti, tuttavia, prevedono costi economici ben superiori per l'economia globale, qualora il cambiamento climatico facesse il suo corso in uno scenario “business as usual”, nel quale le politiche resterebbero invariate rispetto ad oggi. Secondo le risposte mediane del sondaggio, si verificherebbe in quest'ultimo caso un aumento di 2,4 gradi celsius entro il 2050 rispetto ai livelli pre industriali (contro gli 1,5 gradi di obiettivo minimo secondo l'accordo di Parigi) con una perdita di Pil globale pari al 10%.

"Sebbene la mitigazione può essere costosa e potenzialmente dolorosa dal punto di vista politico”, ha affermato James Nixon, “penso che spetti agli economisti dimostrare che non fare nulla è ancora più costoso".
Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

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