GameStop: uno short squeeze a regola d'arte

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
29.1.2021
Tempo di lettura: 5'
Più di 3 miliardi persi da Melvin Capital, più del 1700% il rendimento registrato da GameStop. In altre parole uno short squeeze seguito da bolla, con rispettive “spremute” di hedge fund e piccoli investitori

Il titolo di GameStop è stato protagonista in questi giorni di una speculazione al ribasso da parte di alcuni hedge fund e una speculazione al rialzo da parte di piccoli investitori

Mentre il titolo prendeva più del 1700% alcuni fondi speculativi hanno perso miliardi, chiudendo le loro posizioni al ribasso. Ora potrebbe essere il turno dei piccoli investitori

Fulvio Ortu, professore ordinario di finanza all'Università Bocconi, ha aiutato a fare chiarezza sul concetto di vendita allo scoperto e come mai questa è salutare per il mercato

In questi giorni il caso GameStop tiene banco su tutte le testate finanziarie. Non tutti però hanno capito la dinamica esatta. Fondi speculativi sono stati dissanguati da una rivolta “popolare”, mentre  il prezzo del titolo cresceva fino ad ottenere una performance da inizio anno superiore al 1600%. Cosa è successo? We Wealth con l'aiuto di Fulvio Ortu, professore ordinario di finanza all'università Bocconi, ha provato a ricondurre il caso GameStop alla sua essenza. Per capirci di più bisogna avere bene in mente cosa è una vendita allo scoperto.

GameStop: storia di una vendita allo scoperto


Un'operazione di short selling è un'operazione finanziaria per cui un investitore prendendo a prestito dei titoli da un broker li vende sperando di riacquistarli ad un prezzo più basso. Sembra semplice e in parte lo è ma il meccanismo è un po' più complesso. Innanzitutto a fare l'operazione non è l'investitore, ma il broker che agisce per suo conto. È quest'ultimo ad incassare il prezzo di vendita dell'azione (es. 100 euro) e a detenerlo come garanzia futura. Inoltre per garantire l'operazione, il broker chiede anche di depositare all'investitore dei soldi di tasca propria: il margine, una percentuale del valore dell'azione (negli Stati Uniti fissata dalla Fed). Alla fine, si prospettano due diversi scenari. Se le previsioni si sono rivelate corrette, il prezzo dell'azione sarà più basso rispetto al prezzo a cui le ha vendute a inizio periodo: in questo caso il broker, per conto sempre dell'investitore, ricomprerà le azioni che torneranno in suo possesso e darà la differenza tra il prezzo di vendita (100) e il prezzo di riacquisto (80) all'investitore che dunque avrà guadagnato (20). In caso contrario, ovvero se il prezzo che invece di scendere è salito, invece l'investitore ha due opzioni: o chiude l'operazione e dunque perderà la differenza (20) tra prezzo di vendita (100) e prezzo di riacquisto (120), o se continua a essere fiducioso nei confronti delle sue aspettative ribassiste, dovrà eseguire la cosiddetta margin call. Il broker, che al crescere del prezzo vede crescere anche il rischio che l'investitore non gli restituisca le azioni, infatti chiederà all'investitore di mettere altri soldi a garanzia, in modo tale che il margine non vada mai sotto una certa percentuale (essendo il margine iniziale una somma fissa esso sale o scende in linea con i movimenti di prezzo dell'azione): il cosiddetto margine di mantenimento. Se la margin call non verrà adempiuta, il broker avrà il diritto di liquidare la posizione e l'investitore incorrerà in una perdita pari al margine iniziale più eventualmente altre somme di denaro conferite a titolo di precedenti margin call. Avviene quello che è definito lo short squezee: gli short sellers iniziano a riacquistare le azioni per limitare le perdite, causando a loro volta un aumento del prezzo dell'azione e dunque perdite ancora più ingenti per eventuali short sellers non ancora usciti dal mercato.

L'importanza per i mercati dello short selling


È bene evidenziare due caratteristiche degli short selling. In primis, sono operazioni di carattere speculativo: essendo a leva infatti i guadagni (come anche le perdite) potenziali sono molto maggiori rispetto a quelli che un investitore riuscirebbe a realizzare con le proprie risorse. Inoltre si concentrano in genere su titoli che, parlando di hedge fund, gli analisti del fondo credono essere sopravalutati. Sebbene dunque l'essenza della manovra sia puramente di tornaconto, ha un beneficio per l'intero mercato. Se l'azienda colpita è un'azienda con flussi di cassa non adeguati e in prospettiva non è in grado di distribuire utili sotto forma di dividendi, le azioni di vendita allo scoperto permettono ai prezzi di tornare verso i loro fondamentali, garantendo l'efficienza del mercato ed evitando crolli futuri più ampi e in alcuni casi vere e proprie bolle finanziarie. Il caso GameStop è ascrivibile a questa fattispecie. Il motivo per cui però il caso tiene banco è un altro. Tanti piccoli investitori, come noto, secondo la narrativa ricorrente si sono coordinati per punire la sfacciatezza dei fondi speculativi, rei di condurre operazioni che possono uccidere delle aziende e fare perdere lavoro a molte persone. La versione alternativa vuole che non si sono coordinati ma sono stati coordinati, e che tra le file dei piccoli risparmiatori si nascondino hedge fund e investitori istituzionali, guidati non da indignazione ma da brama di denaro. Quale che sia la versione corretta, rimane un fatto: dopo lo short squeeze che ha fatto perdere miliardi agli short sellers si è arrivati a quello che l'azione degli stessi avrebbe evitato: la creazione di una bolla finanziaria, che forse mieterà più vittime di quelle che avrebbe creato un eventuale dissesto di GameStop.

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