Europa: la variante Delta non spaventa i mercati

Rita Annunziata
11.8.2021
Tempo di lettura: 3'
I dati economici e aziendali diffusi nell'ultimo periodo, secondo Matteo Ramenghi di Ubs wealth management Italy, mostrano un Europa che si incammina verso una ripresa “vigorosa e duratura”. Occhi ancora puntati sull'inflazione

Matteo Ramenghi di Ubs wealth management Italy: “La variante Delta potrebbe ritardare di un trimestre o due la ripresa economica, ma difficilmente la farà deragliare”

Stando alle ultime stime diffuse dall’Eurostat, il prodotto interno lordo della zona euro è salito dell’2% nel secondo trimestre. Per l’Italia si parla del +2,7%

Mentre l'Europa si incammina verso una ripresa “vigorosa e duratura”, i timori legati all'andamento della crisi sanitaria sembrerebbero non destare particolari preoccupazioni. Nelle parole di Matteo Ramenghi, chief investment officer di Ubs wealth management Italy, la variante Delta potrebbe infatti “ritardare di un trimestre o due la ripresa economica ma difficilmente la farà deragliare”.
Stando alle ultime stime diffuse dall'Eurostat, il prodotto interno lordo della zona euro è salito del 2% nel secondo trimestre, ripercorrendo la strada della crescita dopo due cali trimestrali consecutivi. L'incremento tendenziale, invece, è stato del 13,7%. “Mancano solo tre punti percentuali per recuperare il livello di pil pre-pandemia, un obiettivo realistico per la fine dell'anno”, rassicura Ramenghi, stimando una crescita del 5,1% per il 2021. L'espansione registrata tra aprile e giugno, ricorda, è stata “più rapida e intensa di quanto si aspettassero gran parte degli economisti ed è stata guidata da Italia, Spagna e Portogallo”. La Penisola, in particolare, ha riportato una crescita del +2,7% trainata da domanda interna, esportazioni, servizi e industria. Performance moderate invece per Germania e Francia, che registrano rispettivamente il +1,5% e +0,9%.
Parallelamente, l'indice Pmi manifatturiero dell'Eurozona ha segnato a luglio un lieve rialzo a 62,8 da 62,6 di giugno, a dispetto di un calo per l'Italia a 60,3 punti da 62,2. “Del resto, anche i risultati del secondo trimestre delle società quotate in Europa (oltre 200 hanno già pubblicato i loro dati) mostrano una crescita dei ricavi e un forte aumento della redditività”, osserva Ramenghi, ricordando come mediamente gli utili siano “risultati del 33% superiori alle stime degli analisti”. Quanto ai timori relativi alla variante Delta e a eventuali nuove mutazioni, secondo il cio sono “giustificati ma, finora, nessuna variante sembra eludere completamente i vaccini”. Di conseguenza, come anticipato, per Ramenghi “il peggioramento della pandemia potrebbe ritardare di un trimestre o due la ripresa economica, ma difficilmente la farà deragliare”.

Resta infine da considerare il capitolo-inflazione, che nella zona euro ha toccato il 2,2% a luglio (il livello più elevato da ottobre 2018). “Ci aspettiamo che quest'anno rimanga superiore al 2%, raggiungendo probabilmente un picco di circa il 3% a novembre. Molti fattori suggeriscono però che si tratterebbe di aumenti in parte legati a fattori transitori e che l'inflazione tornerà al di sotto del 2% l'anno prossimo, mantenendosi comunque a un livello superiore rispetto all'ultimo decennio”, spiega Ramenghi.

Cosa suggerisce questo quadro agli investitori europei? “Suggerisce di rimanere investiti sul mercato azionario, dove i nostri settori preferiti sono quelli più ciclici, come energia e finanziari. Un quadro di maggiore inflazione mette invece sotto pressione il comparto obbligazionario, dove solo una minoranza del mercato riesce a compensare l'atteso aumento dei prezzi”, scrive l'esperto. Poi conclude: “In quest'area privilegiamo il segmento high yield, rimanendo cauti sulle obbligazioni con rating più elevati (e di conseguenza rendimenti più bassi)”.

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