Digitalizzazione in Europa: l’Italia recupera ma può fare di più

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Nicola Dimitri
29.7.2022
Tempo di lettura: 3'
Nel 2020, più della metà delle imprese dell'UE (55%) ha segnalato difficoltà nel coprire i posti vacanti di specialisti Ict

L’Italia – la terza economia dell’Ue – su 27 Stati occupa la 18a posizione

Ad avviso della Commissione europea occorre accelerare sul fronte della digitalizzazione per rendere le imprese Ue sempre più competitive

Siamo tutti immersi in un mondo digitale. Siamo costantemente connessi per lavorare, per mantenere rapporti personali, per adempiere pagamenti, interagire con le amministrazioni pubbliche.

Tuttavia, benché nell’ultimo decennio la digitalizzazione ha invaso ogni attività quotidiana, e la maggior parte degli Stati membri ha fatto importanti progressi nella costruzione di società ed economie digitali resilienti, non tutti i paesi, almeno per quel che concerne l’Unione europea, hanno raggiunto i medesimi livelli.

A tal riguardo, un recente studio della Commissione europea, denominato “Digital Economy and Society Index 2022: overall progress but digital skills, SMEs and 5G networks lag behind”, ha messo in evidenza quali, tra le economie dell’Ue, sono gli Stati più capillarizzati dal “digitale”.


Nonostante l'Ue continui a migliorare il proprio livello di digitalizzazione e anche gli Stati membri che partivano da livelli inferiori stanno gradualmente recuperando terreno, crescendo a un ritmo più rapido, l’Italia – la terza economia dell’Ue – su 27 Stati occupa la 18a posizione. Sicuramente un risultato migliore rispetto a qualche anno fa, ma indicativo del fatto che la strada è ancora in salita e che per competere con le economie più importanti ci sono ancora molti investimenti da fare.


Al contrario, in cima alla classifica dei paesi "più digitalizzati" troviamo Finlandia, Danimarca, Paesi Bassi e Svezia. In questi Stati  l'adozione di tecnologie digitali avanzate, pur ancora lontana dagli obiettivi dell’Ue che intende spingere la digitalizzazione al 75% entro il 2030, raggiunge la soglia del 30%. In questi Stati l'uso del cloud computing e di altre tecnologie chiave è ormai prassi di quasi tutte le aziende. Soprattutto Pmi.


E invero, ad avviso della Commissione europea occorre accelerare sul fronte della digitalizzazione. Non è di poco conto, infatti, che nel 2020, più della metà delle imprese dell'Ue (55%) ha segnalato difficoltà nel coprire i posti vacanti di specialisti Ict. 

Queste carenze rappresentano un ostacolo significativo per la ripresa e la competitività delle imprese dell'Unione. La mancanza di competenze specializzate frena anche gli sforzi dell'Ue per raggiungere gli obiettivi del Green Deal. Sono quindi necessari sforzi massicci per la riqualificazione e l'aggiornamento della forza lavoro.

Anche per questo motivo, come si apprende dal report in commento, l'Unione ha messo sul tavolo risorse significative per sostenere la trasformazione digitale. Basti pensare che 127 miliardi di euro sono dedicati a riforme e investimenti legati al digitale nei 25 piani nazionali di ripresa e resilienza finora approvati dal Consiglio. Si tratta di un'opportunità senza precedenti per accelerare la digitalizzazione, aumentare la resilienza dell'Unione e ridurre le dipendenze esterne con riforme e investimenti. 

Gli Stati membri hanno dedicato in media il 26% della loro dotazione dello Strumento di ripresa e resilienza alla trasformazione digitale, superando la soglia obbligatoria del 20%.

Nel prossimo futuro, pertanto, si prevedono importanti interventi nazionali ed europei per raggiungere gli obiettivi di trasformazione digitale dei processi produttivi delle imprese e dei servizi delle amministrazioni pubbliche.

Inoltre, è verosimile ritenere che ci sarà un aumento esponenziale della richiesta da parte delle aziende e della Pa di figure e risorse specializzate in questi settori.



Redattore e coordinatore dell'area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell'ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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