Continua la corsa ai risparmi: gli italiani sono pronti a spenderli?

Rita Annunziata
16.6.2021
Tempo di lettura: 3'
Il 45% degli italiani punta a risparmiare ancora nel 2021, il 6% in più rispetto a chi lo ha effettivamente fatto nel 2020. Ma c'è anche chi potrebbe “consumare” quanto accantonato

Dopo aver sfiorato picchi mai raggiunti durante la prima fase dell’emergenza (si parlava di oltre il 20% nella primavera del 2020), il 39% degli italiani ha continuato ad accumulare risparmi durante lo scorso anno

Il risparmio precauzionale si rivela più elevato tra coloro che ritengono che la crisi sanitaria non si risolverà entro il 2022. E tra chi attribuisce una probabilità superiore al 75% al verificarsi di un nuovo evento pandemico nei prossimi dieci anni

Le incertezze sul lavoro, le percezioni sul prolungamento della crisi sanitaria e i timori sul rischio futuro di una nuova pandemia continuano ad alimentare la corsa al risparmio precauzionale. Un accantonamento che, nell'anno della crisi, ha coinvolto specialmente le economie avanzate e che, dati alla mano, non ha lasciato immune neppure l'Italia. Ma la Penisola potrebbe assistere a un dietrofront nei prossimi mesi. Almeno in parte.
Secondo una recente nota di Banca d'Italia, dal titolo Fears for the future: saving dynamics after the covid-19 outbreak, il tasso di risparmio tricolore è rimasto significativamente al di sopra dei dati pre-pandemici alla fine dello scorso anno, a dispetto del parziale allentamento delle restrizioni sulla mobilità. Dopo aver sfiorato picchi mai raggiunti durante la prima fase dell'emergenza (si parlava di oltre il 20% nella primavera del 2020), il 39% degli italiani ha infatti continuato ad accumulare risparmi nel corso dell'anno, una percentuale di nove punti superiore alla quota registrata nel 2016 dall'istituto guidato da Ignazio Visco.

Una propensione conseguente non solo a un maggiore atteggiamento precauzionale, come anticipato, ma anche ai timori del contagio e alle ridotte occasioni di consumo causate delle misure per il contenimento dei contagi imposte dall'allora governo Conte. E le prospettive future non sembrerebbero essere altrettanto promettenti: stando alle evidenze raccolte tra la fine di febbraio e l'inizio del mese di marzo, circa due terzi delle famiglie ritiene che l'attuale crisi sanitaria si risolverà entro la fine del 2022, mentre la restante parte punta sul 2023. Inoltre, una gran parte delle stesse ritiene che sussiste una probabilità di circa il 50% di sperimentare un'altra pandemia nei prossimi dieci anni, e circa la metà degli intervistati si attende un peggioramento della situazione economica generale e del mercato del lavoro nei prossimi 12 mesi.
Ma non sono solo le condizioni macroeconomiche a fare da traino. Oltre il 25% delle famiglie ha infatti visto peggiorare la propria situazione finanziaria a seguito della crisi e quasi un quarto dei capifamiglia considera incerta la propria situazione lavorativa o quella di un familiare. Ad ogni modo, il risparmio precauzionale si rivela “significativamente più elevato” tra coloro che ritengono che l'emergenza sanitaria durerà oltre il 2022, scrivono i ricercatori. E lo stesso vale per chi attribuisce una probabilità superiore al 75% a un nuovo evento pandemico nei prossimi dieci anni.

Sono emerse dunque due tendenze contrastanti: da un lato coloro che desideravano accumulare risparmi (precauzionali) ma non avevano le risorse per farlo, che hanno conseguentemente frenato l'effettiva dinamica del risparmio, e dall'altro gli stessi motivi precauzionali che hanno “esercitato una pressione al rialzo sui risparmi per coloro che non si trovavano in difficoltà finanziarie”. Atteggiamenti che, se accentuati, potrebbero far emergere “effetti cicatriziali”, avverte Bankitalia. In altre parole, i soggetti in condizioni di disoccupazione o di marcate turbolenze finanziarie potrebbero restare pessimisti sulla situazione economica e continuare ad accumulare risorse. La quota di famiglie che si attendono di risparmiare nel 2021 raggiunge infatti il 45%, sei punti percentuali in più rispetto a chi ha effettivamente accantonato nel 2020. Ma, parallelamente, la relazione annuale del 31 maggio di Via Nazionale ha rivelato come un terzo del risparmio accumulato potrebbe essere “consumato nel 2021” e poco più della metà “detenuto in depositi o sotto forma di altro investimento”.

“Nell'attuale contesto sarebbero particolarmente benvenute politiche volte a ridurre il rischio sanitario ed economico effettivo e percepito”, segnalano in conclusione i ricercatori. “Rendere il sistema sanitario nazionale più resiliente alle pandemie e, in generale, rafforzarne la qualità (in Italia come in altri paesi) non solo salverebbe vite future ma potrebbe anche mitigare atteggiamenti precauzionali, favorendo la ripresa post-covid. Inoltre, al fine di accentuare l'incertezza derivante dalle condizioni di lavoro, sarebbe opportuno potenziare politiche volte a prevenire discontinuità su lavoro e reddito, come gli incentivi all'assunzione con contratti a tempo indeterminato”.
Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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