Comunione legale: c'è il pignoramento per i debiti di un solo coniuge

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Nicola Dimitri
2.8.2021
Tempo di lettura: 3'
Il coniuge che non ha contratto debiti personali può, nonostante ciò, vedere aggredito da parte dei creditori il bene che ricade in comunione legale, per debiti riconducibili all'altro coniuge

La comunione legale non pone alcun ostacolo alle pretese dei creditori. Questi possono agire per i debiti di un solo coniuge anche sul bene che ricade nella comunione legale; prescindendo dal fatto che uno dei due titolari non riveste, nei loro confronti, la qualità di debitore

Poiché la comunione tra coniugi è senza quote, il coniuge virtuoso non può impedire il pignoramento. Tuttalpiù può beneficiare del 50% del ricavato dovuto alla vendita del bene

La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20845, depositata il 21 luglio 2021, è tornata sul tema relativo alla possibilità di procedere all'espropriazione di un immobile in comunione legale anche quando si tratta di debiti contratti da un solo coniuge.
Più nel dettaglio, la suprema Corte ha confermato l'orientamento secondo cui l'efficacia del pignoramento, per i debiti contratti da un solo coniuge, si estende anche sui beni che ricadono nel regime di comunione legale, stante il fatto che la comunione legale – per sua stessa natura - è una fattispecie che non prevede una divisione della proprietà dei coniugi per quote.
L'espropriazione, pertanto, quando si tratta di comunione legale, si rivolge, inevitabilmente al bene nella sua interezza prescindendo dal fatto che i debiti che l'hanno innescata siano riconducibili ad un solo individuo; vale a dire al coniuge debitore.

Da ciò discende che ciascun coniuge, benché sia contitolare al 50% sull'intero bene, non potrà sostenere - per impedire l'esecuzione – che i debiti riferiscono all'altro, in quanto - ad esempio - contratti fuori dalle obbligazioni di famiglia e a titolo personale. Né potrà chiedere di procedere ad una divisione del bene nelle more del procedimento.

E ancora. Il coniuge non debitore, non avendo alcun titolo per impedire l'escussione totale del bene, o per chiedere che venga venduta solo metà dello stesso, è considerato soggetto passivo dell'espropriazione a tutti gli effetti: al pari dell'esecutato, pertanto, pur non essendo egli il vero debitore, avrà diritto a ricevere la notifica dell'avviso di pignoramento.
Al coniuge virtuoso ma coinvolto nelle conseguenze dei debiti dell'altro coniuge, spetterà soltanto il diritto a partecipare all'acquisto dell'immobile pignorato, nonché a percepire il 50% della somma (lorda) ricavata dalla vendita del bene.

Una simile circostanza non può certo stupire, stante il fatto che la comunione legale tra i coniugi rappresenta un istituto diverso rispetto alla comunione ordinaria, che invece – a differenza di quella legale - implica una responsabilità pro-quota.

Sui beni in comunione ordinaria il comproprietario, infatti, risponde nei limiti della propria quota, fissata per legge o stabilita per accordo con gli altri comproprietari; quali ad esempio gli eredi.

L'assenza di quote, nella comunione legale, non permette al creditore di orientare la sua pretesa solo su ciò che è riconducibile al debitore; motivo per cui il creditore procedente, che agisce per soddisfare il suo credito personale, sottoporrà a pignoramento l'intero diritto di proprietà, anche se il debito è vantato nei confronti di uno solo dei coniugi.

Per queste ragioni, anche con l'ausilio di un consulente esperto, è importante comprendere in che modo tutelare determinati beni, soprattutto se immobili, per metterli al riparo da pretese di terzi e tutelare il coniuge e, conseguentemente, la famiglia.
Redattore e coordinatore dell'area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell'ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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