L’insicurezza digitale frena un italiano su due

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Cresce il popolo del web ma non la tranquillità: un italiano su due ritiene che le informazioni memorizzate sui propri dispositivi non siano al sicuro, anche se cresce la percentuale di chi non teme gli acquisti online. Carlo Cimbri (Unipol): “Il mondo dei dati è una giungla totale, necessaria una regolamentazione”

Indice

Il 68% degli intervistati ritiene che utilizzare la propria carta di credito o il proprio account di home-banking per gli acquisti online li ponga al riparo da brutte sorprese

Il controllo da parte delle organizzazioni legate al governo e alle forze dell’ordine è ritenuto tollerabile

I cittadini più insicuri hanno un’età compresa tra i 45 e i 64 anni e un livello di istruzione medio-alto

Negli ultimi anni i cittadini italiani hanno significativamente incrementato la propria presenza sul web, anche se un terzo della popolazione continua a tenersi lontano dalla rete. Ciononostante, l’insicurezza digitale fa da padrona, specialmente tra coloro che abitano al sud e che si affidano alla rete per questioni di lavoro. Secondo un’indagine dell’Osservatorio europeo sulla sicurezza Demos&Pi – Fondazione Unipolis, un italiano su due ritiene che le informazioni memorizzate sui propri dispositivi siano “poco” o “per nulla” al sicuro.
“Il mondo dei dati è una giungla totale dominata dai giganti del web”, ha commentato Carlo Cimbri, amministratore delegato di Unipol, in occasione dell’evento Data vision & data value organizzato dal gruppo assicurativo. “Il tema della sicurezza dei dati è centrale e va di pari passo con la protezione della privacy”, spiega, sottolineando la necessità di una “regolamentazione semplice, chiara, con regole valide per tutti”. Per quanto riguarda gli operatori del settore delle assicurazioni, secondo Cimbri sono “per natura dei grandi utilizzatori di dati”. La sfida, aggiunge, “è utilizzarli in maniera intelligente ed efficace, per dare un ritorno positivo ai nostri clienti”.

Se poi si parla di acquisti online, il sentiment degli italiani tende a prendere una direzione opposta. Il 68% degli intervistati ritiene che utilizzare la propria carta di credito o il proprio account di home-banking in queste circostanze li ponga “al riparo da brutte sorprese”, si legge in una nota. Il controllo da parte delle organizzazioni legate al governo e alle forze dell’ordine è ritenuto tollerabile, in virtù di una sicurezza personale e pubblica. Il 49%, infatti, crede che tale tipologia di sorveglianza rappresenti una garanzia per i cittadini, anche se il 28% è preoccupato rispetto alla tutela della propria privacy.

Il fil rouge che lega la sicurezza dei dati e la protezione della privacy è infatti sottilissimo e si scontra una più invasiva azione da parte di altri soggetti. Il 74% degli italiani ritiene che almeno una percentuale dei dati digitali sia nella mani di imprese pubblicitarie, compagnie tecnologiche o altre tipologie di soggetti che ne fa un uso personale o commerciale. In questo caso, le preoccupazioni sulla privacy fanno sentire ancora di più il proprio peso, coinvolgendo il 59% degli intervistati.

L’identikit dell’insicuro digitale

Ma quali sono i cittadini più insicuri? Secondo l’analisi, si tratta principalmente di persone con un’età compresa tra i 45 e i 64 anni, con un livello di istruzione medio-alto e provenienti dalle regioni del Mezzogiorno (nel 49% dei casi). Le preoccupazioni coinvolgono il 55% dei lavoratori autonomi e degli imprenditori, il 51% dei liberi professionisti, e il 50% di tecnici, impiegati, dirigenti e funzionari. C’è da dire, tuttavia, che alcune fasce di popolazione in età adulta sostengono ancora di non accedere mai al web: il 32% delle donne, il 76% degli individui con un basso livello di istruzione, il 52% dei pensionati e il 55% delle casalinghe. Sul fronte opposto si posizionano invece gli “always-on”, principalmente professionisti (54%) e studenti (49%).

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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