Imprese straniere in Italia: 54mila in più in due anni di crisi

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Avanzano le imprese straniere che, negli ultimi due anni, sono cresciute più della media totale delle aziende italiane. I dati nel nuovo rapporto di Unioncamere-InfoCamere

Tra marzo 2020 e marzo 2022 sono cresciute di 54mila unità, che corrisponde al +8,7% contro il +2,3% del totale delle imprese italiane

L’analisi regionale vede in testa la Lombardia, patria di 11.005 nuove aziende negli ultimi due anni (+9,3%) per un totale di 124.106

Le imprese straniere attraversano indenni l’emergenza pandemica, crescendo nell’ordine del +8,7% in due anni di crisi (a fronte del 2,3% della media totale delle pmi italiane). Una realtà “sempre più consolidata”, nelle parole del presidente di Unioncamere Andrea Prete, ma costellata di aziende piccole, poco strutturate ed espressione “delle capacità del singolo e delle opportunità del mercato”. E che necessita dunque di un supporto per “rafforzarsi e integrarsi pienamente nel tessuto produttivo e sociale italiano”.

Sono i risultati dell’ultima indagine di Unioncamere-InfoCamere, condotta sui dati del Registro delle imprese delle Camere di Commercio nel periodo che intercorre tra il 31 marzo 2020 e il 31 marzo 2022. Le imprese guidate da persone nate fuori dai confini nazionali sono circa 650mila, pari al 10,7% del totale. Nell’intervallo considerato sono cresciute di 54mila unità, che corrisponde al +8,7% contro il +2,3% del totale delle imprese. Un incremento trainato principalmente dal settore delle costruzioni che, sulla spinta degli incentivi al recupero del patrimonio edilizio, sono balzate di +20.974 unità. Sul podio anche il commercio (+9.149 aziende) e i servizi alla persona (+3.695). In termini relativi, invece, guidano le attività finanziarie e assicurative (+16,5%), quelle operanti nelle costruzioni (+15%) e quelle tecniche, scientifiche e professionali (+12,7%).

L’analisi regionale vede in testa la Lombardia, patria di 11.005 nuove imprese negli ultimi due anni (+9,3%) per un totale di 124.106 attività a fine marzo. Seguono la Valle d’Aosta con il +14%, il Trentino-Alto Adige con il +12,7%, il Piemonte con il +11,4% e la Liguria con il +10,8%. Si parla principalmente di micro-imprese individuali (ben 486mila complessivamente, pari al 75% del totale delle aziende straniere in Italia) guidate da persone nate in Romania (+4.674 unità) e Albania (+4.581). Non mancano business condotti da nigeriani (+2.630) e pakistani (+2.397).

“Le imprese gestite da persone di origine straniera rappresentano una realtà sempre più consolidata nel nostro Paese”, osserva Prete. “Stiamo parlando di quasi 650mila attività, che hanno ripreso a registrare tassi di crescita consistenti anche in una fase così difficile come quella che abbiamo attraversato in questi ultimi due anni. È però un’impresa che solitamente nasce piccola, poco strutturata, espressione delle capacità del singolo e delle opportunità del mercato”, aggiunge. I consistenti flussi di immigrati che arrivano in Italia, conclude, continueranno ad alimentare questa dinamica. Ma si tratta di realtà che “vanno aiutate a rafforzarsi e a integrarsi pienamente nel tessuto produttivo e sociale italiano”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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