I primi dati del mercato degli orologi svizzeri nel 2026
Il 2026 si apre con un passo lento per l’orologeria svizzera. Secondo i dati diffusi dalla FHS – Fédération de l’industrie horlogère suisse, le esportazioni di gennaio sono diminuite del 3,6% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, invertendo la crescita moderata del +3,3% registrata a dicembre e seguendo il calo più marcato del 7,3% osservato a novembre. La lettura su base biennale, spesso più indicativa in periodi di oscillazioni di calendario, mostra tuttavia una quasi stabilità con un +0,3%, dopo i -2,2% di dicembre e i -10,4% di novembre: un segnale che, pur in assenza di un vero rimbalzo, il declino dell’ultimo biennio potrebbe aver raggiunto un punto di equilibrio.
L’indebolimento del mercato statunitense rimane il fattore più evidente. Gli Stati Uniti, colpiti dall’introduzione dei dazi sulle importazioni, hanno registrato un calo del 14% a gennaio, un’inversione netta rispetto al +19,1% di dicembre. La dinamica su due anni scende allo zero, dopo il +18% del mese precedente. È un dato particolarmente rilevante considerando che gli USA rappresentano una delle destinazioni chiave per gli orologi svizzeri: l’effetto delle tariffe sta rendendo il mercato più volatile, con un impatto diretto sulla domanda di modelli di fascia alta.
In Europa il quadro è più sfumato
L’Italia e la Germania mostrano un graduale miglioramento, con una riduzione della profondità dei cali osservati nel 2025. Al contrario, Regno Unito e Francia evidenziano primi segnali di rallentamento dopo mesi di performance sostenute. Questa divergenza interna suggerisce che la domanda europea sta attraversando una fase di normalizzazione, ma non in modo uniforme.
Molto più dinamico, invece, l’andamento della Grande Cina. Dopo un 2025 segnato da debolezza, gennaio mostra un ritorno di vitalità: Hong Kong torna in territorio positivo con un +2,6%, mentre la Cina continentale registra un +5% che interrompe una serie di mesi negativi. Nonostante ciò, la lettura biennale rimane fortemente negativa (–25,6% per la Cina continentale), segno che la ripresa osservata a inizio anno, pur significativa, si inserisce ancora in un contesto di domanda strutturalmente più debole rispetto ai livelli pre-crisi. Il miglioramento complessivo della regione, che risale a +4% nel mese, resta comunque uno degli elementi più incoraggianti del quadro globale.
Altri mercati asiatici mostrano dinamiche divergenti. Il Giappone rallenta nel confronto mensile ma accelera su base biennale, mentre Singapore registra una frenata più marcata che interrompe la buona progressione della fine del 2025.
I brand più lussuosi
Sul fronte delle fasce di prezzo emerge uno dei trend più importanti del mese. Il segmento più alto, quello degli orologi sopra i 3.000 franchi svizzeri — che da solo rappresenta circa tre quarti del valore complessivo e comprende marchi come Rolex, Patek Philippe, Audemars Piguet, Vacheron Constantin e IWC — registra una contrazione dell’8,1%, accentuando il raffreddamento della domanda high-end. Al contrario, il segmento medio (500–3.000 CHF) cresce con forza, segnando un +17,7% che evidenzia una riattivazione del consumatore premium-intermedio. Le fasce inferiori mostrano dinamiche più moderate, con crescite deboli o in rallentamento.
Nel complesso, l’industria svizzera dell’orologeria entra nel 2026 con un contesto eterogeneo e complesso: gli Stati Uniti rimangono il principale punto di fragilità, l’Europa procede in ordine sparso, mentre la Grande Cina torna finalmente a mostrare segnali di ripresa dopo mesi difficili. La polarizzazione della domanda tra fascia alta in rallentamento e fascia media in accelerazione può essere interpretata come un indicatore del sentiment dei consumatori globali, oggi più selettivi nei segmenti di lusso pieno e più attivi in quelli intermedi.
Il mercato degli orologi svizzeri rallenta a inizio 2026, tra dazi USA e segnali misti dall’Asia



