I fondi sostenibili non temono il confronto con i tradizionali

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Morningstar ha comparato le performance dei comparti Esg con quelle dei fondi tradizionali in sette categorie molto popolari. I tassi di successo dei fondi sostenibili sono superiori in circa il 59% dei casi

Indice

La scelta di un fondo sostenibile non è penalizzante in termini di performance. A dirlo è uno studio Morningstar su circa 4.900 fondi ed Exchange traded fund (Etf) domiciliati in Europa, di cui 745 sostenibili, appartenenti a sette delle categorie più popolari, come ad esempio azionari globali large cap, Usa, Eurozona e corporate bond in euro. L’analisi ha confrontato i risultati a tre, cinque, 10 anni e durante l’epidemia di coronavirus.
Nel decennio, circa il 59% dei fondi sostenibili ha battuto i corrispondenti tradizionali (il dato considera solo quelli sopravvissuti negli ultimi 10 anni a fine 2019).

Tasso di successo dei fondi sostenibili per categorie Morningstar (%)

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Fonte: Morningstar Direct. Morningstar research

Dove i tassi di successo sono più alti

Le probabilità di successo, intese come sopravvivenza del fondo sostenibile e sovra-performance rispetto a uno tradizionale, nel decennio sono più alte per gli azionari specializzati su Wall Street (81,3%), mentre sono molto basse tra gli obbligazionari corporate in euro (33,3%).

Se guardiamo ai risultati sui diversi orizzonti temporali, i fondi azionari globali large-cap growth, ossia con titoli orientati alla crescita, sono stati quelli che mediamente hanno registrato più variazioni nel tasso di successo degli strumenti sostenibili rispetto a quelli tradizionali. Maggiore continuità mostrano, invece, i comparti sull’Eurozona.

Performance in tempi del covid-19

I fondi sostenibili si sono comportati meglio dei tradizionali anche durante il forte calo dei listini generato dai timori per la pandemia di covid-19. I tassi di successo sono superiori in tutte le categorie esaminate, eccetto quella degli azionari globali large-cap growth. Secondo i ricercatori di Morningstar, sono diverse le ragioni che possono spiegare questi risultati. “Una prima spiegazione è il fatto che i fondi sostenibili sono sottopesati in alcuni settori, come il petrolifero, che hanno sofferto nel primo trimestre; e sovrappesati nel tecnologico e nel farmaceutico che, invece, sono andati bene”, spiega Hortense Bioy, responsabile della ricerca sulla sostenibilità di Morningstar in Europa. “Hanno avuto un ruolo importante anche fattori quali la qualità delle aziende e la minor volatilità. Le società con alti punteggi Esg (legati, cioè, a fattori ambientali, sociali e di governance) tendono ad avere bilanci più solidi e un vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti, caratteristiche che le rendono più resilienti nelle fasi di crisi dei mercati. Infine, prestano attenzione, non solo agli interessi degli azionisti, ma a quelli di tutti gli stakeholder (lavoratori, fornitori, comunità locali ecc., ndr), hanno delle strategie per affrontare le sfide ambientali e più bassi livelli di controversie. Molte di queste imprese sono meglio equipaggiate per affrontare i periodi di incertezza”.

Confronto fra i fondi sostenibili e tradizionali nel primo trimestre 2020

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Fonte: Morningstar research

L’importanza dei costi

Tra i fondi sostenibili esistono differenze nelle probabilità di successo. I costi rappresentano una forte discriminante in questo senso. Scegliere comparti più economici, infatti, ha aumentato il success rate in tutte le categorie eccetto quella degli azionari globali large-cap growth. Tra l’equity Usa, la probabilità per un investitore di fare la scelta giusta nel quintile commissionale più basso è del 100% contro il 56% della fascia più cara.

“Gli investitori possono massimizzare le probabilità di successo, selezionando fondi meno costosi –  conclude Bioy – Come per ogni altro tipo di investimento il profilo commissionale è di grande importanza quando si sceglie un comparto sostenibile”.

di Sara Silano

È editorial manager di Morningstar e specialista sui temi della sostenibilità. Laureata in Scienze della comunicazione, indirizzo giornalistico all’Università di Torino, è in Morningstar dal 2003. In precedenza, ha lavorato in Bloomberg Investimenti e Bloomberg News. Silano ha 20 anni di esperienza nell’analisi dell’industria finanziaria. Nel 2018 ha vinto il State Street Press Awards.

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