Mps e l’aumento di capitale da 2,5 miliardi: gli ultimi sviluppi

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Continuano le trattative sull’aumento di capitale da 2,5 miliardi di Mps. Anima Holding pronta a contribuire

Anima Holding sarebbe pronta a contribuire all’aumento di capitale di Montepaschi e potrebbe convocare a breve un Consiglio di amministrazione per deliberare in merito

Le otto banche del consorzio desidererebbero ridurre al minimo la garanzia. Ma Mps e Tesoro puntano a confermare il contratto di pre-underwriting sottoscritto a giugno

Dopo la fumata nera dell’11 ottobre, che ha visto il board di Mps sciogliersi in nottata e rinviare il braccio di ferro ai supplementari, continuano le trattative sull’aumento di capitale da 2,5 miliardi di euro. Una lotta contro il tempo se si considera che le intenzioni del Tesoro (che ancora oggi possiede il 64% della banca senese) sarebbero quelle di far partire la ricapitalizzazione nella giornata di lunedì, la settima in 14 anni.

Stando a quanto appreso dall’Ansa da fonti finanziare nella mattinata del 12 ottobre, Anima Holding sarebbe pronta a contribuire all’aumento di capitale di Montepaschi. La società di gestione del risparmio guidata da Alessandro Melzi d’Eril, spiega l’agenzia, potrebbe convocare a breve un Consiglio di amministrazione per deliberare in merito. Si parlerebbe di un intervento di 25 milioni di euro, che consentirebbe a Rocca Salimbeni di “disporre di impegni di sottoscrizione più o meno formali per mezzo miliardo di euro, cifra minima a cui le otto banche del consorzio (Banco Santander, Barclays Bank Ireland, Société Générale e Stifel Europe Bank si sono unite a BofA Securities Europe, Citigroup, Credit Suisse e Mediobanca – Banca di credito finanziario, ndr) hanno subordinato la concessione della garanzia sull’inoptato”.

Un passo in avanti se si considera che, come anticipato in apertura e rivelato dal Sole 24 Ore, la riunione del Consiglio di amministrazione convocata nel pomeriggio di martedì era stata interrotta per mancanza di firme e impegni di sottoscrizione di una percentuale dell’aumento di capitale da parte di alcuni investitori privati. Situazione che aveva congelato appunto anche la sottoscrizione, da parte delle otto banche del consorzio, del contratto di garanzia. Queste ultime, spiega il quotidiano economico-finanziario, desidererebbero ridurre al minimo la garanzia; ma Mps e Tesoro punterebbero a confermare il contratto di pre-underwriting sottoscritto a giugno. Un tiro alla fune che avrebbe rischiato di compromettere la tenuta stessa del consorzio.

Quello che è certo, in base a quanto risulta a We Wealth al momento della stesura dell’articolo, è che il Mef sborserà 1,6 miliardi dei 2,5 dell’aumento di capitale. Quanto ai restanti 900 milioni, accanto ad Anima Holding potrebbe sedersi Axa, contribuendo per circa 100-150 milioni di euro. Al club degli investitori potrebbero unirsi anche alcune fondazioni toscane (tra cui la Fondazione Cr Firenze per 10 milioni di euro ma anche Fondazione Mps, CariLucca e Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia), il francese Denis Dumont, il fondo Hosking e il fondo Algebris di Davide Serra. Si parla infine sulla stampa di contatti in fase avanzata anche con Pimco e Amundi.

Ricordiamo che l’aumento di capitale sarebbe volto a sostenere una profonda ristrutturazione aziendale. Mps si sta incamminando verso 3.500 uscite volontarie solo entro la fine dell’anno. Nella giornata del 3 ottobre la Commissione europea ha pubblicato inoltre un documento che contiene 22 condizioni poste al Tesoro per restare nel capitale di Mps e definite sulla base di due scenari: uno scenario stand-alone (laddove Piazza Salimbeni scivolasse nelle mani di un altro soggetto) e uno scenario di fusione con un’altra banca. Tra queste, si parla di un taglio delle filiali fino a raggiungere quota 1.350/1.370 entro la fine dell’anno, 1.300/1.350 nel 2023 e 1.258 nel 2024. I dipendenti, invece, dovranno raggiungere le 20.000/21.000 unità entro i prossimi due mesi, 18.000/20.000 entro il 2023, fino ad arrivare a 17.634 nel 2024.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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