Generali, l’addio di Caltagirone certifica la rottura sulla visione strategica

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Dopo 12 anni il vicepresidente di Generali, Francesco Caltagirone ha lasciato il Cda: la scelta arriva con una piccata lettera di dimissioni

A Caltagirone sarebbe stato impedito di “dare il proprio contributo critico e ad assicurare un controllo adeguato alla presentazione e approvazione del piano strategico”, si apprende da una nota di Generali che riassume le ragioni alla base delle dimissioni, curandosi di smentirle.

“La reazione negativa del mercato alla notizia è soprattutto legata all’aumento dell’incertezza sull’esito degli scontri per il controllo della governance del grande gruppo assicurativo. Scontri che saranno sempre più duri tra le due parti e che potrebbero indebolire le quotazioni di Generali”, ha commentato a We Wealth Filippo Diodovich, senior market strategist di IG.

Le dimissioni del vicepresidente Francesco Gaetano Caltagirone dal Cda di Generali hanno colpito il titolo del Leone triestino, che a pochi minuti dalla chiusura di Piazza Affari cedeva l’1,6% (contro un rosso dell’1,1 per il Ftse Mib). L’ampliamento della spaccatura in seno al Cda, in vista dell’assemblea che a fine aprile dovrebbe riconfermare il ceo Philippe Donnet per un altro triennio, non piace al mercato – ma le dimissioni di Caltagirone appaiono, a questo punto, la logica conseguenza della differente visione sulla governance della società, che gestisce masse da 680 miliardi di euro.

“Crediamo che le dimissioni dal Cda di Generali da parte di Caltagirone abbiano dato ulteriore conferma dell’impossibilità di trovare un compromesso tra le parti”, ha commentato a We Wealth Filippo Diodovich, senior market strategist di IG, “la reazione negativa del mercato alla notizia è soprattutto legata all’aumento dell’incertezza sull’esito degli scontri per il controllo della governance del grande gruppo assicurativo. Scontri che saranno sempre più duri tra le due parti e che potrebbero indebolire le quotazioni di Generali”.

Le motivazioni ufficiali che, dopo 12 anni, hanno portato alle dimissioni di Caltagirone dal Cda di Generali uniscono ragioni personali (la sua figura sarebbe stata “palesemente osteggiata”) a critiche sul metodo di lavoro dello stesso Cda. In particolare a Caltagirone sarebbe stato impedito di “dare il proprio contributo critico e ad assicurare un controllo adeguato alla presentazione e approvazione del piano strategico; alla procedura per la presentazione di una lista da parte del Consiglio; alle modalità di applicazione della normativa sulle informazioni privilegiate; all’informativa sui rapporti con i media e con i soci significativi, ancorché titolari di partecipazioni inferiori alle soglie di rilevanza”.

Il presidente di Generali, Gabriele Galateri di Genola, ha espresso “vivo rammarico e sorpresa per la decisione assunta dal cav. Caltagirone” le cui motivazioni “non possono che essere categoricamente respinte avendo la società sempre condotto la sua attività secondo criteri di assoluta trasparenza e rigorosa correttezza”.

L’attuale Cda di Generali è in scadenza con l’approvazione dei risultati finanziari del 2021; in seguito andranno allo scontro finale i due gruppi contrapposti che animano l’azionariato del Leone. Da un lato, otto membri del board, guidati da Mediobanca che intendono confermare il ceo Donnet per altri tre anni. Dall’altro un patto fra Caltagirone, Leonardo Del Vecchio e la Fondazione Crt, che raccoglie il 15,64% di Generali. Mediobanca, grazie a un prestito titoli, vanta al momento il 17,2% dei diritti di voto.

Il patto Caltagirone-Del Vecchio-Crt contesta il Piano Strategico approvato a maggioranza lo scorso dicembre. Fra le divergenze delle due anime dell’azionariato c’è la politica moderata sul fronte M&A, che la gestione Donnet intende continuare promuovere. Per Caltagirone e Del Vecchio la società deve puntare ad acquisizioni di grande portata, in particolare in Asia, per restare al passo con i concorrenti. Inoltre, il patto vorrebbe vedere un maggior focus sull’asset management e la valorizzazione della controllata Banca Generali. Il gruppo Caltagirone-Del Vecchio-Crt sarebbe dunque al lavoro su un Piano Strategico alternativo coerente con queste linee guida, da sottoporre agli azionisti in vista dell’assemblea di aprile. La rottura ormai consumata sembra escludere la possibilità di una riconciliazione fra le parti.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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