Fuga dall’Italia: continua l’emorragia di imprese giovanili

MIN

Secondo Confcommercio, negli ultimi dieci anni lo stock di imprese giovanili si è contratto di 156mila unità, pari al -22,4%. Il Pnrr potrebbe arrestare l’eterna fuga di cervelli?

Le imprese giovanili (in cui la partecipazione al controllo e alla proprietà è detenuta in prevalenza da under 35) attive nel nostro Paese sono poco più di 541mila

Ma si tratta ancora di numeri particolarmente contenuti: rispetto all’universo delle aziende registrate presso le Camere di commercio, rappresentano appena l’8,9%

Sangalli: “È fondamentale utilizzare al meglio le risorse del Pnrr destinate ai giovani, soprattutto per quanto riguarda formazione, incentivi e semplificazioni burocratiche”

Realizzare un nuovo progetto lavorativo, oggi come negli ultimi dieci anni, resta un’impresa ardua per i giovani italiani. Microcriminalità, burocrazia e fiscalità sono solo alcuni dei deficit di contesto che incidono sul desiderio degli under 35 di mettersi in proprio, senza dimenticare lo stock di quanti decidono di abbandonare il Paese alla ricerca di migliori opportunità lavorative. Una sfida che, nelle parole (e nelle speranze) del presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, potrebbe trovare risposta nelle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza. E che, se risolta, consentirebbe alla Penisola di rispondere anche alle “sfide della competizione internazionale e della globalizzazione”. Ma partiamo dai numeri.
Secondo una nuova analisi dell’ufficio studi della confederazione, dal titolo “Le giovani generazioni in Italia dopo la pandemia”, le imprese giovanili (in cui la partecipazione al controllo e alla proprietà è detenuta in prevalenza da persone di età inferiore ai 35 anni) attive nel nostro Paese sono poco più di 541mila. Il 41,8% si concentra al sud, sulla scia anche delle “agevolazioni e contributi statali per favorire progetti di autoimprenditorialità in grado di valorizzare le opportunità presenti nei territori del Mezzogiorno”, spiegano i ricercatori. Segue il nord-ovest con il 23,4%, il centro con il 19,7% e il nord-est con il 15,2%. Complessivamente, però, si tratta ancora di percentuali particolarmente contenute: rispetto all’universo delle imprese registrate presso le Camere di commercio, le giovanili rappresentano l’8,9%, l’11% quelle del sud, l’8,2% quelle del nord-ovest, l’8% quelle del centro e il 7,2% quelle del nord-est.
E negli ultimi 10 anni la situazione non ha fatto che peggiorare. Sulla scia di un trend in corso già da tempo e aggravato dalla pandemia, lo stock delle imprese giovanili si è contratto tra il 2011 e il 2020 di 156mila unità, pari al -22,4% e peggiore di più di 13 punti percentuali assoluti rispetto al parallelo calo della popolazione residente tra 18 e 34 anni di età (-9,2%). Ed è sempre il sud, in questo caso, a presentare il calo più consistente (-20,9% delle imprese giovanili a fronte del -13,7% della popolazione residente tra i 18 e i 34 anni).

Un quadro al quale, come anticipato in apertura, potrebbe dare risposta quanto previsto dal Pnrr. Ma che, secondo Confcommercio, dovrebbe puntare su meno tasse e burocrazia, oltre a politiche maggiormente orientate a ridurre i gap di contesto: microcriminalità, logistica e formazione del capitale umano. “Il sostegno alle imprese giovanili rende più diffusa, robusta e duratura la crescita economica”, osserva Sangalli. “Per questo è fondamentale utilizzare al meglio le risorse del Pnrr destinate ai giovani, soprattutto per quanto riguarda formazione, incentivi e semplificazioni burocratiche. Favorire nel nostro Paese l’imprenditoria giovanile è la risposta più efficace alle sfide della competizione internazionale e della globalizzazione”, conclude.

Nelle stime dell’Ufficio parlamentare di bilancio nell’ultima Nota sulla congiuntura, tra l’altro, un “pieno ed efficace” utilizzo delle risorse del Next generation Eu consentirebbe di innalzare il pil di circa due punti percentuali entro il prossimo anno. Permettendo all’economia italiana di riportarsi su valori prossimi a quelli pre-covid già nella prima metà del 2022. Posto che “la ripresa dei contagi in atto non sia tale da richiedere rilevanti restrizioni nell’orizzonte di previsione”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

Non sai come far rendere di più la tua liquidità e accrescere il tuo patrimonio? Scrivici ed entra in contatto con l’advisor giusto per te!

Compila il form ed entra in contatto gratuitamente e senza impegno con l’advisor giusto per te grazie a YourAdvisor.

Articoli più letti

Ultime pubblicazioni

Magazine
Magazine N°90 – maggio 2026

Abbonati al magazine N°90 · Maggio 2026 · Mensile Influencer Magazine della Consulenza Patrimoniale Cover ...

Magazine N°89 – aprile 2026

We Wealth · Magazine N°89 Aprile 2026 Cover Story · Franklin Templeton pag. 24 L’infrastruttura ridisegna la finan...

Guide
Uno sfondo blu con un grande testo bianco che recita "2026 TOP 200 Advisor del Wealth" e un piccolo cerchio nero in basso con la scritta "WE wealth" in bianco.
Top 200 Advisor del Wealth – 2026
Copertina di una rivista intitolata "Auto Classiche" con un'auto sportiva d'epoca rossa su sfondo nero, con il sottotitolo "Collezionismo e Passione" e "Volume 2" in basso.
Auto classiche: collezionismo e passione
Dossier, Outlook e Speciali
Dossier aprile 2026
A man in a suit and tie on a magazine cover.
Outlook 2026 | We Wealth