Il destino delle banche è open

Emanuela Notari
29.7.2022
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La finanza si apre alle collaborazioni con il fintech. La pandemia ha dato una tale spinta alle transazioni digitali da aver accelerato anche in Italia la nascita di player tecnologici per le banche. La panoramica di Marco Giorgino, direttore dell’Osservatorio Fintech e Insurtech del Politecnico di Milano

L'open finance disegna un futuro dove la combinazione nuove tecnologie e regolamentazioni come la Psd2 e il Gdpr, permetterà la condivisione immediata dei dati finanziari e assicurativi di una persona, dietro sua autorizzazione, in un unico luogo-tempo grazie agli aggiornamenti in tempo reale. Il cammino era già segnato da tempo, ma la pandemia ha accelerato anche in Italia la nascita di player tecnologici e start-up pronti a collocarsi all’interno di questo ecosistema. Da parte loro i player tradizionali, banche e assicurazioni, o hanno sviluppato la propria tecnologia o hanno creato partnership con piccole realtà super tecnologiche, mettendo a fattor comune le rispettive competenze. “Si può assolutamente parlare di un’accelerazione dell’implementazione di progetti di open finance - dice a We Wealth Marco Giorgino, Direttore dell’Osservatorio Fintech e Insurtech del Politecnico di Milano - attraverso piattaforme che mettono insieme fornitori di dati finanziari – banche, assicurazioni e società di gestione – e fornitori terzi di dati di mercato, natural- mente con il consenso del titolare dei dati, il cliente”.

Quel quadratino che spesso flagghiamo con leggerezza e che autorizza al trattamento dei nostri dati e alla loro condivisione con parti terze? 


Esattamente. In ambito finanziario ciò produce il beneficio di una maggiore e migliore customizzazione, proprio grazie a una profilazione più dettagliata del cliente resa possibile dalla quantità e qualità dei dati e dalla velocità con cui è possibile processarli. Il mondo finanziario è favorito dalle nuove normative a gestire in modo più olistico i dati creando nuove opportunità di business, servizi e valore aggiunto per il cliente finale. Naturalmente la condivisione è un mezzo, non un fine. Il fine è estrarre valore da questa condivisione.


Si può dire che l’idea dell’ecosistema alla base dell’open innovation stimola anche l’allargamento del proprio core business?


È così. L’approccio sinergico e la condivisione sono alla base anche del fenomeno in crescita del bancassurance. Ben oltre il semplice fattore distributivo, stanno nascendo vere e proprie fabbriche prodotto che mettono insieme servizi bancari e assicurativi, con una fortissima evoluzione della profilazione proprio grazie alla condivisione dei dati finanziari e assicurativi. Ogni struttura sceglie il proprio modello, ma possiamo isolarne tre. Uno di pura condivisione distributiva, come per esempio quello di banche più piccole che fanno accordi con compagnie assicurative specializzate per rami. Il secondo è quello della partnership anche societaria, dove la fabbrica è condivisa e la distribuzione si avvale di una rete della banca più dimensionata. Il terzo, infine, è quello che vede grandi player bancari che hanno all’interno del proprio perimetro di gruppo strutture assicurative, che operano come società “captive”, fenomeno più tipico di istituzioni finanziarie di grandi dimensioni. Ma gli ecosistemi resi possibili dall’open innovation sono destinati per natura ad allargarsi ulteriormente. L’offerta di servizi finanziari non è già più esclusiva di attori del settore finanziario. L’Osservatorio Fintech & Insurtech ha mappato aziende di oltre 12 settori non finanziari (Agrifood, Oil&Gas, Tech Companies, Automotive, Utilities, Retail, Food Service, Transport, Telecommunication, Real Estate, Travel e Sport ed Entertainment) che offrono servizi finanziari. Parliamo di sistemi di pagamento innovativi proposti da utilities, alle assicurazioni viaggio offerte da società di navigazione, o ancora alle carte di pagamento offerte da fornitori di carburante.


Quali sono i vantaggi per il consumatore finale, il quale in fondo mette a disposizione la vera ricchezza di questa epoca: i propri dati.


Questa enorme disponibilità di dati e i sistemi di analisi più avanzati permettono di disegnare nuovi modelli comportamentali per una più accurata profilazione del rischio e relativa applicazione ai modelli di pricing. Ma offrono anche alla clientela l’opportunità di un accesso immediato ai servizi e al customer care, in tempo reale.


Nei Paesi più evoluti su questo tema si parla già di un’evoluzione dell’open finance in open data, ovvero l’accesso autorizzato e unificato, oltre che dei dati finanziari e assicurativi, anche dei dati medico-sanitari: la tecnologia sarà così in grado di disegnare il perimetro esatto della nostra aspettativa di vita e relative biforcazioni come una chiromante le linee della mano e noi avremo modo di accedere a una pianificazione finanziaria ancora più mirata. Ma resta una questione di privacy, specie con dati così sensibili.


Per ora in Italia la privacy di fatto costituisce una barriera alla condivisione di dati medici e re- lativi alla salute. È però vero che compagnie assicurative e ospedali stanno lavorando insieme a nuovi modelli predittivi che sono possibili proprio grazie alla condivisione dei dati sanitari, sebbene in forma non riconducibile al singolo soggetto ma più in forma di cluster, garantendo la tutela dei dati personali sensibili.

(Articolo tratto dal magazine giugno di We Wealth)

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