Open banking: abbattere gli ostacoli alleandosi con le fintech

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Una nuova indagine di Tink svela vantaggi e ostacoli dei pagamenti tramite open banking. E il ruolo delle fintech

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Il 74% degli alti dirigenti di servizi finanziari cita l’aumento della sicurezza dei pagamenti e l’attenuazione delle frodi tra i vantaggi più rilevanti e tangibili dell’open banking per gli esercenti, seguiti dalla possibilità di realizzare trasferimenti istantanei (70%)

Rey: “Accogliamo con favore la proposta della Commissione europea di rendere obbligatoria l’adozione di circuiti di pagamento istantanei e la invitiamo a garantire che l’accesso a questi circuiti sia gratuito per i consumatori”

Pagamenti più sicuri, trasferimenti istantanei e frodi attenuate. Ma anche minori costi per gli esercenti. Sono solo alcuni dei potenziali vantaggi dell’open banking che, secondo una nuova indagine di Tink dal titolo The future of payments is open, impone alle istituzioni finanziarie globali nuovi investimenti. Con un occhio alle fintech, realtà che hanno il potenziale di migliorare l’esperienza degli utenti, sperimentare nuovi casi d’uso e sbloccare modelli di business che consentano a tutte le parti interessate (comprese le banche) di generare valore.

L’analisi ha coinvolto un campione di 380 alti dirigenti di servizi finanziari in 12 paesi (Finlandia, Italia, Uk, Olanda, Belgio, Danimarca, Svezia, Spagna, Germania, Norvegia, Portogallo e Francia), attraverso una serie di interviste condotte da YouGov tra il 7 febbraio e il 31 marzo 2022. Il 74% cita l’aumento della sicurezza dei pagamenti e l’attenuazione delle frodi tra i vantaggi più rilevanti e tangibili dell’open banking per gli esercenti, seguiti dalla possibilità di realizzare trasferimenti istantanei (70%) e dalla contrazione dei costi (67%). Parallelamente, il 75% dichiara che la user awareness sia fondamentale per l’adozione dei pagamenti tramite open banking, quota che sale al 90% nel caso della Finlandia, all’81% nel caso dell’Italia e all’80% nel caso del Regno Unito. Al di sotto della media europea in tal senso si posizionano Spagna (74%), Germania (71%), Norvegia (71%), Portogallo (64%) e Francia (63%).

“L’open banking ha il potenziale per trasformare il settore dei pagamenti”, interviene Carlos Rey, Southern Europe payments & platform lead di Tink. “In alcuni mercati stiamo già raggiungendo un punto di svolta nell’adozione da parte degli utenti, principalmente dove le istituzioni finanziarie stanno abbracciando quest’opportunità e investendo in una serie di casi d’uso. Di conseguenza, i volumi dei servizi di payment initiation stanno crescendo rapidamente”. Ma c’è ancora molta strada da fare per abbattere gli ostacoli all’adozione da parte del mercato, aggiunge. 

“Per questo motivo accogliamo con favore la proposta della Commissione europea di rendere obbligatoria l’adozione di circuiti di pagamento istantanei e la invitiamo a garantire che l’accesso a questi circuiti sia gratuito per i consumatori. Questa mossa ci garantirà di disporre dell’infrastruttura necessaria per continuare a innovare, incoraggiando al contempo l’adozione dei pagamenti via open banking da parte dei consumatori”. In questo contesto, conclude Rey, la costruzione di partnership strategiche con le fintech potrebbe “aiutare gli istituti finanziari a innovare le Api (Application program interface) per eliminare gli intoppi e migliorare l’esperienza dell’utente finale”. Un passaggio ritenuto “essenziale per guidare l’adozione di massa dei pagamenti tramite open banking da parte dei consumatori nei prossimi anni”.

L’ascesa dei pagamenti digitali

Anche perché il progressivo addio al contante rappresenta ormai uno dei cambiamenti meglio documentati dell’ultimo decennio, si legge nel rapporto. In tutto il mondo, infatti, clienti e aziende si stanno incamminando rapidamente verso soluzioni di pagamento digitali. Con la pandemia che non ha fatto altro che accelerare la transizione. Stando ad alcuni dati di McKinsey & Company raccolti da Tink, i pagamenti in contanti sono calati del 16% a livello globale e la crisi covid-19 ha accelerato la digitalizzazione dell’economia di ben sette anni. Senza dimenticare che i costi legati alla stampa e alla distribuzione del cash (che si abbattono su clienti, commercianti e banche) si aggirano intorno al 2-3% del prodotto interno lordo nazionale dei singoli paesi. Di conseguenza, secondo Tink, il passaggio al digitale implicherebbe non solo un’economia più efficiente ma anche l’ascesa dell’innovazione digitale e dell’e-commerce. Tra l’altro, la popolarità dei pagamenti elettronici non è legata unicamente alla riduzione dei costi ma anche alla possibilità di transazioni trasparenti, verificabili e tracciabili perché “lasciano dietro di sé una scia di dati”, scrivono i ricercatori. Con l’open banking, concludono, questi dati potrebbero essere sfruttati per il bene di aziende e clienti, garantendo loro esperienze personalizzate e offerte mirate. E aiutandoli infine anche a superare le sfide finanziarie del futuro.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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