Finanza, Assiom Forex: il futuro è digitale e sostenibile

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Secondo gli esperti intervenuti in occasione del 27° congresso annuale di Assiom Forex, un giusto connubio tra innovazione e sostenibilità potrebbe essere la chiave di volta del futuro. Alessandra Perrazzelli di Bankitalia: “Banche e industria accolgano la sfida”

Indice

Nel primo semestre del 2020 il numero di imprese europee che ha utilizzato le piattaforme digitali per raccogliere capitali e ottenere un prestito è cresciuto del 25%

Giorgino, Polimi: “L’innovazione aiuta la sostenibilità e per essere sostenibili bisogna essere innovativi, ma bisogna mettere insieme questi due fattori in modo virtuoso”

Nel corso dell’ultimo anno la crisi pandemica e le conseguenti misure di contenimento dei contagi hanno imposto ai consumatori, alle imprese e agli operatori finanziari una ridefinizione delle proprie abitudini. Secondo recenti dati della Banca d’Italia diffusi in occasione del 27° congresso annuale di Assiom Forex (l’associazione degli operatori dei mercati finanziari, ndr), nel primo semestre del 2020 il numero di imprese europee che ha utilizzato le piattaforme digitali per raccogliere capitali e ottenere un prestito è cresciuto del 25%. Inoltre, i provvedimenti restrittivi hanno contribuito a intensificare in maniera significativa l’utilizzo dei pagamenti elettronici, fornendo anche un forte impulso all’e-commerce. Un contesto in cui, secondo gli esperti, il connubio tra innovazione e sostenibilità potrebbe rappresentare la chiave di volta del futuro. E il ruolo dei regulator sarà fondamentale.

Bankitalia, digitale: un’opportunità per gli intermediari

“La crescente digitalizzazione dell’industria finanziaria, cui abbiamo assistito negli ultimi mesi, offre un’opportunità per gli utenti e gli intermediari. Contribuisce ad aumentare il numero e la qualità dei servizi finanziari disponibili ma anche a sostenere l’inclusione finanziaria”, interviene Alessandra Perrazzelli, vice direttrice generale di Banca d’Italia. “Di fronte a questo fenomeno non si può prescindere dall’adozione di regole, presidi e iniziative che garantiscano che il sistema nel suo complesso resti inclusivo e resiliente”. Secondo l’esperta, è dunque necessario che l’industria italiana comprenda questa sfida, creando quelle soluzioni che la rendano leader in Europa e un “volano di sviluppo per la nostra economia”. E le banche e gli intermediari finanziari, dal canto loro, dovrebbero “fare leva sui propri punti di forza” creando “nuove soluzioni digitali e superando l’approccio teso a far coincidere la frontiera degli investimenti con i vincoli di compliance”. Oltre a innovare i modelli di business, valorizzando le componenti del capitale umano e del talento.

“Credo che questo sia un momento straordinario”, aggiunge Marco Giorgino, direttore scientifico dell’osservatorio fintech e insurtech del Politecnico di Milano. “Pur nella drammaticità degli ultimi 12 mesi, si avverte la necessità di accelerare certe dinamiche e le evidenze empiriche danno forti segnali di fermento, sia sul fronte dell’innovazione che sul fronte della sostenibilità”. Parole, spiega, che sono state utilizzate in modo separato in passato, ma che negli ultimi tempi stanno convergendo verso un unico punto: “l’innovazione aiuta la sostenibilità e per essere sostenibili bisogna essere innovativi”, conclude Giorgino, “ma bisogna mettere insieme questi due fattori in modo virtuoso”.

Fondi sostenibili: un patrimonio da 1.000 miliardi

Quanto alla finanza sostenibile, secondo gli esperti, l’Unione europea gode di un ruolo di leadership a livello globale. “Il 2020 è stato un anno terribile sotto molti punti di vista, ma ha portato anche a una risposta straordinaria in termini di fondi dispiegati”, spiega Elena Flor, responsabile corporate social responsibility di Intesa Sanpaolo. “Pensiamo al Next generation Eu o al Recovery and resilience facility: una parte importante di questi fondi saranno destinati proprio alle attività sostenibili. È importante dunque individuarle, sia noi come istituzioni finanziarie sia le imprese e la società nel suo complesso”.

Sulla stessa linea d’onda anche Gian Marco Salcioli, responsabile marketing strategico Imi Cib di Intesa Sanpaolo, secondo il quale la finanza sostenibile non è più “un’attività di nicchia” o “mainstream”. Tra il 2019 e il 2020 i green bond, aggiunge, hanno riportato una crescita percentuale del +25% su scala globale per circa 200 miliardi di dollari. Lo stesso vale per i green loan, per i quali si parla del +19%. “Cifre importanti, se si considera l’anno della crisi”, spiega Salcioli. Tra l’altro, interviene Flor, a sfumare è anche l’idea di come la sostenibilità non vada “di pari passo con il profitto”. “Le statistiche e le ricerche dimostrano il contrario: gli indici e le società che hanno una buona performance esg hanno anche una migliore performance finanziaria e sono legati a livelli di rischio più contenuti”.

A evidenziarlo numericamente è anche Sara Silano, editorial manager di Morningstar. “Il patrimonio dei fondi sostenibili ha superato i mille miliardi di dollari e ha subito in misura più contenuta il crollo registrato nel primo trimestre rispetto ai fondi tradizionali”, spiega. Ma queste dinamiche sono riconducibili a forti strategie di marketing o c’è altro? “Uno studio di Bankitalia rivela come, nella prima fase della pandemia, le strategie con un basso rischio esg si siano comportate meglio rispetto a quelle con uno elevato, con una differenza di circa 500 punti base”, precisa Silano. Poi conclude: “Un altro tema interessante è quello del greenwashing. Le nostre analisi mostrano che, in realtà, i fondi sostenibili in larga parte rispettano il loro mandato. Confrontando le società più impegnate in campo esg con il rischio esg assunto, notiamo una certa corrispondenza tra quanto dichiarato e quanto effettivamente si trova di rischio nei portafogli dei fondi”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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